fiere tedesche

Trionfa la pittura ad Art Cologne

di Silvia Anna Barrilà


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Presentazione speciale dell'Archivio Conz ad Art Cologne 2019, Courtesy Art Cologne

4' di lettura

Pittura, pittura, e ancora pittura. L'offerta della 53ª edizione della fiera tedesca per l'arte moderna e contemporanea Art Cologne , la più antica al mondo, a Colonia dall'11 al 14 aprile, era dominata dai dipinti. Un po' perché è il supporto più facilmente vendibile, un po' perché è la tendenza del momento. Gli artisti contemporanei, infatti, hanno riscoperto questo mezzo espressivo e sperimentano ampliamente le sue possibilità in ambito concettuale, performativo, anche figurativo.

Come Arthur Löwen, classe 1987, che stende per terra la tela con la pittura ancora fresca, vi si inginocchia sopra e dipinge da dietro (6.500 euro allo stand della galleria fiebach minninger di Colonia), o Fiona Mackay, classe 1984, che mischia i pigmenti nell'acqua per ottenere un effetto simile alla seta (12.000 euro da Klemm's di Berlino), o Tamina Amadyar, classe 1989, che dipinge con la colla di coniglio a metà tra l'astratto e il figurativo ( Galerie Guido Baudach di Berlino), o ancora Grace Weaver, classe 1989, che indaga la vita e i sentimenti della sua generazione con uno stile molto riconoscibile (1.000-19.000 euro da Soy Capitán di Berlino).

L'offerta in fiera. Accanto a questi giovani c'erano i classici dell'arte tedesca dal dopoguerra a oggi: Sigmar Polke, Isa Genzken (vincitrice del N asher Prize 2019 per la scultura contemporanea, esposta da Galerie Buchholz con una grande installazione di manichini da 550.000 euro), Joseph Beuys, Neo Rauch (entrambi da David Zwirner , il secondo con un dipinto da 1,1 milioni di euro), Georg Baselitz, Wolfgang Tillmans. Pochi gli stand monografici o tematici, tra questi quello dedicato a Lee Ufan da Kamel Mennour , quello di Rita Ackermann da Hauser & Wirth , che ha venduto varie opere su carta a 20.000 euro e cinque dipinti da 95.000 a 120.000, e quello degli Young British Artists da Blain Southern , con uno dei primi armadietti con strumenti chirurgici di Damien Hirst del 1994 da 1,5 milioni di euro. Alta, in generale, la qualità della fiera, anche grazie al taglio apportato al numero dei partecipanti (da 210 a 176), necessario per eliminare il terzo piano della fiera che prima era dedicato alle gallerie giovani, ma dove i collezionisti arrivavano stanchi e con le tasche vuote.

La necessità di collaborare. La nuova struttura, invece, ridotta a due piani, quello inferiore dedicato al moderno e quello superiore al contemporaneo, sia established che emergente, ha soddisfatto le gallerie, nonostante abbia richiesto, per compensare, un aumento della fee di partecipazione del 17% per le blue chip e del 2% per le giovani. Soprattutto le gallerie di ricerca hanno venduto bene, forse meglio di quelle con un price range molto elevato che in molti casi hanno definito la fiera piuttosto lenta. Berthold Pott ha venduto tutte le sculture da parete di Daniel Boccato, 27 anni, che si ispira alle espressioni del volto umano, di cui una ad un collezionista italiano (prezzi 9.000-13.000 euro); molto soddisfatti anche Daniel Marzona e Rolando Anselmi , che hanno condiviso lo stand mostrando sculture di Johannes Wald e Gianni Caravaggio. Come loro, altre 16 gallerie hanno diviso lo stand nella sezione “Collaborations”, dedicata a progetti condivisi, un formato molto apprezzato perché permette di dividere i costi, scambiare i contatti e creare dialoghi artistici. “La chiave per il futuro delle gallerie e delle fiere”, come l'ha definita il gallerista Daniel Marzona.

Le italiane. Solo quattro le gallerie italiane presenti, delle quali due sono tornate dopo anni di assenza: Massimo De Carlo con un importante Kounellis da 350.000 euro, e Continua , con vari artisti tra cui Hans Op de Beck, attualmente in mostra alla Kunsthalle Krems in Austria. Le altre due erano Giorgio Persano , alla sua quarta partecipazione, con Pistoletto, Jan Dibbetts, Per Barclay, Nicola De Maria e una tela molto importante di Mario Merz, e Lorenzelli Arte , alla terza partecipazione nel moderno, con artisti noti al pubblico tedesco come Max Bill (100-150mila euro), Baumeister (circa 200mila euro) e Günther Fruhtrunk (80-160mila euro), accanto a contemporanei come il cinese L iu Ruo Wang e Robert Pan di Bolzano, che ha attratto grande interesse.

L'attenzione su Dorazio. In stand da Lorenzelli anche un Piero Dorazio degli anni ’80 da 180mila euro, un periodo ancora sottovalutato rispetto ai monocromi degli anni ’50-’60, che all'asta hanno già preso il volo, e rispetto alle bande degli anni ’60-’70. Ma Lorenzelli non era l'unico: due opere di Dorazio erano esposte anche allo stand della Galerie Koch di Hannover, mentre la Galerie Valentien di Stoccarda ha dedicato una piccola monografica all'artista italiano con numerose opere da 480 euro per un biglietto di Natale del 1999 fino a 250mila euro per un olio del 1990 da 200 x 180 cm. “Ho lavorato con Dorazio dal 1995 fino alla sua morte” ricorda il gallerista Freerk Valentien. “Ad ogni mostra gli compravo un paio di opere, le ho conservate finora per mostrarle tutte insieme. Già all'epoca in Germania aveva un buon seguito, tra cui lo psichiatra Ottomar Domnick, che ha acquistato alcune delle sue prime opere. Anche oggi abbiamo venduto bene. Da allora i prezzi sono cresciuti di almeno un terzo, ma a mio parere non sono alti per il suo valore e sono destinati a crescere ancora. Diventerà un classico”.

L'Archivio Conz. Presenza italiana anche all'ingresso della fiera per dare il benvenuto ai 57mila visitatori (+3% sul 2018) con l' Archivio Conz , una collezione di 3mila opere del famoso collezionista italiano di Fluxus ed editore di edizioni d'artista Francesco Conz. Pochi anni fa, infatti, la sua collezione è stata comprata dall'investitore tedesco Daniel Hopp (prima era in mano ad un collezionista austriaco che ne ha estratto le opere dell'Azionismo Viennese). L'investitore l'ha affidata a Gigiotto del Vecchio e Stefania Palumbo, ex-galleristi di Supportico Lopez , che lo scorso giugno hanno chiuso la galleria a Berlino e ora si dedicano al lavoro di archiviazione e valorizzazione della collezione. Parte delle edizioni erano in vendita a prezzi tra 350 euro per una maglietta del 1977 di Georg Brecht fino a 10.000 euro per una “Madonna” di Thomas Bayrle. Che cosa ne sarà della collezione per ora ancora non si sa.

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