la strategia BLS

Triplo turno e 30 assunzioni per l’emergenza mascherine

Dal 1970 l’azienda milanese produce questi dispositivi e ora si attrezza per la crisi

di Luca Orlando

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Una veduta delle linee produttive Bls

Dal 1970 l’azienda milanese produce questi dispositivi e ora si attrezza per la crisi


2' di lettura

«E soprattutto, cercate di chiamare il meno possibile in ufficio».La mail inviata ai clienti è cortese ma in realtà non utilizza neppure troppi giri di parole. E il significato è chiaro: l’Italia è in emergenza, le priorità sono cambiate.

Se infatti in tutto il Paese è scattata la corsa a riconvertire aziende e processi produttivi alla produzione di mascherine protettive, nel caso della milanese Bls il cambiamento non era in effetti necessario, trattandosi dell’unico produttore italiano che da sempre lavora proprio su queste specifiche produzioni.

Ora, con volumi moltiplicati, richieste dalla Protezione Civile, dagli ospedali e dalla Regione Lombardia, hanno inondato di ordini l’azienda di Cormano. Spingendola da un lato a mettere da parte la clientela internazionale dei propri prodotti, dall’alto a rivedere comunque il proprio assetto produttivo.

«In questo momento - spiega l’amministratore delegato Pier Paolo Zani - la domanda mondiale è 30-40 volte superiore alla capacità produttiva installata, quindi è chiaro che occorre fare delle scelte. Noi esportavamo oltre l’80% della produzione e oggi questo non è possibile. Così come si è ribaltato il rapporto nei mercati, perché prima gli ospedali valevano il 10% della produzione, il 90% all’industria. Oggi l’emergenza Coronavirus assorbe il 70% della produzione e solo una parte residuale è per l’industria, quella che comunque non si può fermare anche in questa fase. Per modificare il mix abbiamo modificato l’assetto produttivo e sistemato delle linee, in modo da rafforzare la produzione destinata all’Italia. Il risultato è che siamo passati da un turno e mezzo al giorno a tre turni cinque giorni su sette e altri quattro turni tra sabato e domenica, lasciando solo tempi morti minimi legati alle manutenzioni».

Per assecondare la domanda, arrivata in Italia a milioni di pezzi, l’azienda ha assunto 30 persone, rispetto ad un organico standard di un centinaio di unità, riadattando al servizio dell’emergenza tre linee produttive.

Evoluzione comunque non traumatica per una società che già nel 1970 nasce proprio per sviluppare il business dei dispositivi filtranti. Nel tempo l’azienda cresce anche oltreconfine, aprendo filiali in Spagna, Brasile, Olanda e ampliando in parallelo la propria gamma produttiva. Output che ora in larghissima parte è al servizio della lotta al Coronavirus. «Da tempo collaboriamo con il Politecnico di Milano - spiega Zani - e anche ora questa partnership prosegue con i progetto Polimask, mettendo le nostra capacità al servizio della batteria di test che l’atene sta sviluppando per valutare i tipi di tessuto che vengono proposti dalle diverse aziende impegnate a riconvertire la produzione. In modo da garantire che i materiali scelti siano filtranti».

Bls ha chiuso il 2019 con ricavi per 15 milioni di euro.

«Il 2020 è un anno fuori da ogni previsione e da ogni logica. Le crescite erano già importanti prima, ora la riconversione delle linee verso il comparto ospedaliero ci ha portato extra-fatturati. Ma il tema vero è la ripartenza, questo per noi di base è un prodotto industriale e un Pil previsto a 10% per l’Italia non ci lascia così sereni. Molte unità di prodotto andranno certamente al consumatore ma l’industria preoccupa. E il risultato netto di questa situazione è ancora tutto da capire».

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