MEPHISTO WALTZ

Tripudio di fake news


2' di lettura

Se giriamo la testa al passato, ogni epoca ci appare come chapter ben definito: l’età di Pericle, quella di Augusto e Tiberio, il Rinascimento, il Secolo d’oro olandese, i Lumi del Settecento, l’industria dell’Ottocento e la scienza del Novecento. Oggi siamo nel tripudio del web e delle fake news - magari fossero quelle inventate da Orson Welles nel film “F for Fake” o nella “Guerra dei Mondi” del 1938, monumento alla psicologia del panico - ingannevoli e manipolatrici, ovunque, in nanosecondi.

Certo, c’erano già anche nel passato. Se le inventarono gli Assiri nel 700 AC. Si diffusero però lento pede. Passando dalla “Donazione di Costantino”, che guarito dalla lebbra avrebbe ceduto un terzo del suo impero alla Chiesa, per giustificare il potere temporale del papato, scendendo fino alla falsa notizia della morte di Napoleone, nel 1814, smembrato dai Cosacchi. Con lo scopo di innescare un insider trading strepitoso nello Stock Exchange di Londra. Tragica bufala fu quella dei Protocolli dei Savi di Sion, per consentire a Hitler lo sterminio degli ebrei. Ma che dire di Colin Powell? Il Segretario di Stato di George Bush, parlò di antrace iracheno - mai trovato - per scatenare una guerra micidiale, sostenuto anche da Tony Blair. In gara con Trump, che fa nascere Obama in Africa.

Una volta si chiamava propaganda: una per tutte la “De Propaganda Fide” del Cinquecento, così utile per contrastare l'incipiente diffusione del protestantesimo. O il “De Bello Gallico” di Giulio Cesare. O la saga delle Crociate, cui Federico II, l’idolo di Riccardo Muti, si oppose. Beccandosi la scomunica da Gregorio IX. Goebbels non si nascondeva dietro un dito, faceva il Ministro della Propaganda del Reich già nel 1933, quando l’incendio del Reichstag consentì di far fuori i comunisti tedeschi e finì per suicidarsi assieme ad Hitler e alla sua bella nel Bunker di Berlino, dopo aver ucciso moglie e i sei figli. E non parliamo dell’Oswald, “assassino” di John Kennedy. Arrivando così alla corsa alla legittimazione, al qualunquismo politico, al macchiavellico “volpe e lione” dei leader odierni: come definiranno questa nostra epoca i futuri pronipoti?
Diabolus novit

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