Energia

Trivelle, via libera ambientale a 10 giacimenti (oltre nuovi 20 pozzi)

Approvata la compatibilità di investimenti in Adriatico, nel Canale di Sicilia e nell’entroterra emiliano. Protestano gli ambientalisti. L’enigma Pitesai

di Jacopo Giliberto

Aggiornato il 10 aprile 2021, ore 21:51

La piattaforma Bonaccia NW (fonte: Eni)

6' di lettura

Via libera ambientale a 10 progetti per sfruttare i giacimenti nazionali di metano e petrolio nascosti nel sottosuolo emiliano (società petrolifere Po Valley e Siam) e sotto i fondali dell'Adriatico (Po Valley ed Eni) e del Canale di Sicilia (Eni). In tutto, i diversi progetti che hanno ottenuto l’assenso ambientale prevedono la perforazione di più di 20 nuovi pozzi.
Protestano le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente e Wwf e la parlamentare verde Rossella Muroni; soddisfazione invece in esponenti del Pd romagnolo e di Paolo Arrigoni della Lega.
La commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via), che per anni aveva rallentato l'attività di esame dei progetti, a partire dall'autunno ha avviato un'accelerazione e, sotto la presidenza prima di Luigi Boeri e poi di Massimiliano Atelli, da alcuni mesi ha dato risposta a un gran numero di realizzazioni, tra le quali quelle relative all'uso delle risorse minerarie.
In queste settimane il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha firmato i decreti ambientali, in vista delle autorizzazioni amministrative finali che concederà la parte energetica che il ministero ha accorpato dallo Sviluppo economico.

Il piano regolatore Pitesai (e la strategia marina europea)

Nel frattempo continua la fase di esame preliminare (“scoping”) per la valutazione ambientale strategica del cosiddetto Pitesai, sigla fantalinguistica del piano regolatore delle aree nelle quali si potranno cercare e sfruttare i giacimenti. Da un mese si raccolgono opinioni e pareri preparatori dalle parti coinvolte, la scadenza per la consegna è ai primi di maggio.
Pensato come strumento eufemistico per riuscire a bloccare in modo indiretto gli investimenti sui giacimenti nazionali di terra e di mare, in due anni il piano Pitesai non è stato realizzato, il tempo è scaduto ed è stato necessario rinviarne a settembre la scadenza .

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Per quanto riguarda i giacimenti in mare, il piano regolatore dovrà integrarsi con l'intera pianificazione marina imposta dalla Ue, pianificazione della strategia marina che l’Italia avrebbe dovuto consegnare all'Europa in marzo. Come da prassi, l'Italia non ha ancora mandato a Bruxelles il documento di pianificazione generale delle attività marine. Sono solamente sei i Paesi Ue che hanno adempiuto a questo dovere.
La strategia marina europea chiede che vengano messi a sistema i diversi usi del mare — come il prelievo di animali con la pesca, l'allevamento di specie marine, la navigazione e i trasporti, il turismo, l'estrazione di risorse petrolifere e minerarie come il sale, il diporto e altre attività — insieme con la sua tutela e con la difesa della biodiversità.
In particolare, il piano regolatore Pitesai per essere redatto dovrà attenersi a regole di valore superiore, quali i trattati internazionali sul mare (come la Legge del Mare, le regole sulle acque internazionali e sulla pesca); la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (Direttiva Quadro sulla Strategia per l'Ambiente Marino), e il decreto legislativo 13 ottobre 2010, n. 190, che attua la direttiva; la direttiva 2014/89/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 luglio 2014 che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo e il decreto legislativo 17 ottobre 2016, n. 201 che la recepisce; il decreto del Presidente del Consiglio del Ministri 1° dicembre 2017, «Approvazione delle linee guida contenenti gli indirizzi ed i criteri per la predisposizione di piani di gestione dello spazio marittimo»; la Comunicazione della Commissione Europa «Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva»; la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni, «Strategia dell'UE per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili offshore per un futuro climaticamente neutro», Bruxelles 19 novembre 2020.

In mezzo al mar

Ecco alcuni dei via libera ambientali di questi giorni.
È stato dato il via libera ambientale alla perforazione di un pozzo nel giacimento Calipso dell'Eni molto al largo di Ancona.
La compagnia Po Valley ha conseguito il via libera per sfruttare il giacimento Teodorico al largo di Comacchio e del delta del Po. Saranno posate una piattaforma e le condutture di collegamento con la piattaforma Naomi Pandora, da cui passano le tubazioni verso terra, e saranno perforati due nuovi pozzi.

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Via libera ambientale all'Eni per perforare il giacimento Donata al largo di San Benedetto del Tronto e Alba Adriatica. La trivellazione sarà eseguita dalla piattaforma Emilio.
È stata verificata anche l'ottemperanza per il progetto per sostituire la piattaforma Bonaccia NW in mezzo all'Adriatico molto al largo di Recanati; oltre alla nuova piattaforma, l’Eni perforerà quattro pozzi e saranno posate le condotte di collegamento di un paio di chilometri per collegarsi alle tubature già esistenti e far arrivare a terra il metano.
Soddisfa i requisiti, e quindi ha conseguito il parere di ottemperanza ambientale, anche il giacimento di metano Clara a più di 50 chilometri al largo di Ancona; nuova piattaforma a quattro zampe, quattro nuovi pozzi e un lungo gasdotto marino di collegamento con la piattaforma Calipso per allacciarsi alla condotta che porta a terra il gas.

Emilia di monte e di piano

La compagnia Siam ha ottenuto il rinnovo delle concessioni sull'Appennino modenese a monte di Maranello e Vignola del giacimento Vetta, dove prevede la perforazione di tre pozzi, e del giacimento Barigazzo, sulle montagne alle spalle di Modena e Valsamoggia, altri tre pozzi da perforare; se ne sgorgherà metano, la Siam ha avuto il permesso di connettere i pozzi produttivi con la rete del gas.
La compagnia Po Valley ha ottenuto il via libera ambientale all'estrazione di metano dal giacimento Selva Malvezzi, nelle campagne di Budrio (nella bassa pianura bolognese). La compagnia dovrà costruire anche una centrale per trattare il gas e una condotta per collegarsi ai metanodotti nazionali. Dopo 17 anni, tempo di esaurire il giacimenti, dovrà ripristinare l'area.

Nel Canale di Sicilia

Via libera all'Eni per perforare il giacimento di metano Lince a una trentina di chilometri al largo della costa di Licata e Gela.
È stata verificata l'ottemperanza ambientale anche per sei nuovi pozzi nei giacimenti Argo e Cassiopea, più altri due pozzi esplorativi.
Respinte invece dal parere negativo della commissione di esperti alcune attività sul giacimento Gela, in particolare per trasformare il pozzo numero 57 da pozzo di estrazione a pozzo di reiniezione verso il sottosuolo.

Prorogate alcune concessioni

L'ufficio minerario Unmig, che dallo Sviluppo economico è passato alla Transizione ecologica, ha di recente prorogato di cinque anni la concessione a 13 giacimenti in mare, di cui 12 dell'Eni e uno dell'Energean.

Protesta la deputata verde Rossella Muroni

«Se vogliamo un futuro sostenibile, quindi, non c'è tempo da perdere ma bisogna adottare entro il 30 settembre, quando scadrà la moratoria sulle trivelle, un Piano delle aree coerente con Green Deal e obiettivi climatici europei e programmare il progressivo abbandono delle trivellazioni. Peccato che anziché accelerare su transizione e Pitesai, pensare a una road map e a un termine ultimo di validità delle concessioni per l'estrazione di idrocarburi e ad un conseguente stop delle autorizzazioni per ricerca e prospezione, come ci informa il Sole24Ore, sia arrivato il via libera della Commissione Via», commenta la deputata Rossella Muroni, capogruppo alla Camera della componente FacciamoEco-Federazione dei verdi. «Continuare a investire sui fossili va in direzione opposta alla decarbonizzazione dell'economia. Così facendo si compromette la missione dello stesso ministero guidato da Cingolani. Ovvero la transizione ecologica».

Protestano Greenpeace, Legambiente e Wwf

Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf sottolineano come «il problema sia a monte, come più volte evidenziato dalle associazioni ambientaliste nel passato, e non a valle di procedimenti tecnici come la Via. Manca infatti in Italia una legge analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente, in Danimarca (uno dei maggiori produttori di petrolio della Ue) che stabilisca un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni di coltivazioni in essere e che preveda, di conseguenza, un fermo di tutte le attività ad esse correlate oltre che un fermo delle autorizzazioni per nuove attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi. Queste nuove autorizzazioni non vanno proprio bene seppur riferite a procedimenti in corso da anni», affermano le tre associazioni.

La Lega a favore: Paolo Arrigoni

La firma della Valutazione di Impatto Ambientale positiva da parte del ministero guidato da Cingolani «non è che un atto amministrativo, ma che conferma la correttezza nel dare corso a autorizzazioni bloccate illegittimamente per anni e la volontà del nuovo ministro di agire con il giusto pragmatismo e garantendo la certezza del diritto», dice il senatore Paolo Arrigoni, responsabile energia della Lega. «Le polemiche di questi giorni sono pretestuose, immotivate e celano molta ipocrisia. Anziché importare il gas, pagandolo di più e inquinando maggiormente per il trasporto via tubo o via mare, è sicuramente auspicabile lo sfruttamento delle nostre risorse nazionali, anche per contenere il già critico livello di dipendenza energetica del nostro Paese dall'estero».

Il Pd romagnolo a favore: Gianni Bessi

Afferma il ravennate Gianni Bessi, esponente del Pd dell’Emilia Romagna: «Giudico positivo dare risposte alle richieste di autorizzazioni. Una transizione energetica nazionale non può che basarsi nel breve e medio periodo sul valore strategico della filiera del gas naturale italiano e del biogas. Le politiche energetiche devono essere fondate sulle competenze dei distretti come quello dell'adriatico. Il futuro sarà nelle rinnovabili ma nel frattempo il gas può dare stabilità al sistema energetico italiano riducendo le importazioni e la dipendenza dall'estero. La transizione energetica non è solo un passaggio dagli idrocarburi alle rinnovabili ma è anche una transizione di conoscenze e di competenze dei lavoratori».



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