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Troisi, 25 anni dopo: 10 battute per capire il «Massimo» della comicità

di Francesco Prisco


"Troisi poeta Massimo", a Roma la mostra che gli rende omaggio

4' di lettura

Il 4 giugno 1994, esattamente 25 anni fa, se ne andava Massimo Troisi, ultimo genio della comicità nato ai piedi del Vesuvio. Attore, regista, sceneggiatore e nemico giurato di qualsiasi luogo comune riguardante Napoli e i napoletani. Lo vogliamo ricordare attraverso dieci sue battute indimenticabili. Che probabilmente valgono quanto un’autobiografia.

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Napoli? Sole, musica, pizza, spaghetti…
Pippo Baudo lo intervista e gli chiede della sua città, Troisi ne approfitta per esibirsi in una formidabile prova teatrale di ironia: «Che dire di Napoli? Ci sta il sole. Ma non un sole normale: un pezzo di sole così e non piove mai», tanto che l’attore non riesce mai a indossare l’amato impermeabile da anni acquistato. C’è la musica: «Tutti girano sempre con chitarra e mandolino», tanto che è persino pericoloso per la circolazione stradale. Poi ci sono pizza e spaghetti: mangiare altro «è proprio vietato» e «nuje tenimm’ ’nu fegato tanto».

Investimenti contro la disoccupazione
Come risolvere la piaga storica della disoccupazione a Napoli? Ci stanno provando con gli investimenti, raccontava Troisi a Non Stop, programma Rai che nel 1977 lo lanciò con la Smorfia, «soltanto che poi la volontà ce l’hanno messa… però hanno visto che con un camion… quanti disoccupati possono investire? Uno, due… quelli sono tanti». Se proprio lo Stato intende aiutare Napoli, una soluzione ci sarebbe: «Devono fare i camion più grossi».

L’attore comico «obbligato» a far ridere
Da Scusate il ritardo, suo secondo film. Il fratello del personaggio interpretato da Troisi è attore comico (Franco Acampora), sale sul palco a ricevere il premio Napoli, saluta, ringrazia e se ne va. Dalla sala, popolata dalla ricca borghesia cittadina, qualcuno mugugna: «E questo sarebbe un attore? Avrebbe potuto fare almeno una battuta». Troisi interviene contestando: «Perché un attore comico deve fare per forza una battuta?» Poco prima era stato un scienziato a ritirare lo stesso riconoscimento. Cosa avrebbero dovuto dirgli? «Pufesso’, questo è il premio ma, per il pubblico, ci inventi qualcosa, scopra ’na cosa».

A Roma una mostra su Massimo Troisi poeta, a 25 anni dalla scomparsa dell'attore

A Roma una mostra su Massimo Troisi poeta, a 25 anni dalla scomparsa dell'attore

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Giuda e le ragioni di chi ha bisogno di soldi
In Ricomincio da tre un’amica lo critica: «Allora sei peggio di Giuda». Troisi allarga il campo: «Tutti quanti: “Giuda traditore, Giuda traditore!” Ma si devono conoscere prima i fatti». Perché «Giuda avrà avuto una ragione per fare una cosa del genere». La ragazza obietta: «Per soldi». Ma i soldi per il comico napoletano da un certo punto di vista rappresentano una ragione più che sufficiente: «Basta che lo facevano nascere ricco e già si evitava tutta ’sta ammuina».

Dio e la «scommessa» della creazione
In Effetto Smorfia, programma cult del 1979, Troisi intrattiene un singolare dialogo a una voce sola con il Creatore, nel quale gli chiede conto delle disgrazie di cui ultimamente si ritrova vittima. Per il comico arriva il momento di rilanciare la posta: «Lascia stare che hai sbagliato anche tu. Secondo te l’ippopotamo è bello?». E la foca? «Ti sei scordato di fargli le zampette alla foca». Pure l’elefante «col fatto che ci hai fatto quella cosa davanti». Quindi una questione decisiva: «Chi ti ha detto di fare tutto in sei giorni? Avevi l’eternità davanti, andavi con calma e facevi le cose per bene. Secondo me volevi fare un poco lo spaccone. Qualche scommessa tenevi…»

Andate a vivere insieme? Avete problemi di coppia
Da Pensavo fosse amore… invece era un calesse, ultimo film da regista. Francesca Neri lo lascia per mettersi con il famigerato Enea (Marco Messeri). I due decidono di andare a vivere insieme, Troisi non digerisce la scelta e allora maligna: avete problemi di coppia. Perché «uno dice viviamo insieme quando vuol dire che le cose non vanno… infatti poi quando peggiorano uno dice perché non ci sposiamo». Di lì a «facciamo un figlio» il passo è breve. «Quando è alla fine vi odiate ma siete vecchi, dite: che ci lasciamo adesso che siamo vecchi? È quello il percorso».

Mussolini? Bastava farlo capostazione
Da Le vie del Signore sono finite, film del 1987 ambientato nel ventennio fascista, uno dei rari (espliciti) endorsement politici di Troisi. Più che un endorsement, una sincera dichiarazione di antifascismo. Il Nostro siede a tavolo con una fervente sostenitrice del Duce. «Da quando c’è lui, – si sente dire – treni in orario, tutto in ordine». Se è per questo, secondo Massimo, «per fare arrivare i treni in orario mica c’era bisogno di farlo capo del governo: bastava farlo capostazione».

Non leggo. I libri sono milioni…
Ancora da Le vie del Signore sono finite, una divertente quanto singolare rivendicazione del proprio ruolo di anti-intellettuale: «So leggere, ma non leggo mai. Pure perché… che comincio a leggere mò che so’ grande? I libri so’ milioni, milioni… non li raggiungo mai. Io so’ uno a leggere, loro so’ milioni a scrivere».

Forza Napoli, ma non dimenticate l’acqua e il gas
Gianni Minà va a intervistarlo nel maggio 1987, chiedendo a lui, presunto grande tifoso, un commento sul primo scudetto del Napoli. L’intervista diventa uno sketch, con Troisi che gioca a fare l’impreparato: «Davvero il Napoli ha vinto il campionato? E quando? Una settimana fa? E tu mi vieni a intervistare adesso? Ma avranno detto già tutto sull’argomento!» Alla fine Massimo deve cavarsela con un appello ai tifosi: «Non dimenticate l’acqua e il gas aperti. Andate a festeggiare, ma fate attenzione perché sennò succedono le disgrazie». Questo ovviamente «non significa che adesso dovete fare gli striscioni “viva l’acqua” e “viva il gas”».

Il segreto del successo
Primi anni Ottanta, quarta edizione delle Giornate professionali del cinema. Troisi viene invitato e festeggiare lo straordinario exploit di botteghino del suo esordio cinematografico Ricomincio da tre. Tutti gli chiedono il segreto di tanto successo. «Uno non lo può mai spiegare il successo di un film», taglia corto lui. «Comunque penso sia il fatto che sia in napoletano. Perché non si capisce niente».

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