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Tronchetti Provera: «Con la crisi energetica a rischio in Europa welfare e democrazia»

Il vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli: «Se non c’è un’immediata reazione alla crisi energetica, butteremo via quel che in Europa si è costruito negli ultimi decenni»

di Maria Latella

Imprenditore. Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e amministratore delegato di Pirelli

4' di lettura

«Se l’Europa perde la sua competitività economica, mette a rischio il suo modello di welfare. E la storia insegna che questo spesso significa mettere a rischio la democrazia». Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo e ad di Pirelli, presidente di Marco Tronchetti Provera & C., condivide l’allarme lanciato dal Sole 24 Ore dopo la presa di posizione delle 40 federazioni di BusinessEurope che venerdì scorso, a Stoccolma, hanno rivolto un appello alle istituzioni europee perché intervengano prima che per le industrie della Ue sia troppo tardi.

Presidente Tronchetti, cosa sta succedendo al modello economico dell’Europa?

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Il primo problema è ovviamente quello delle bollette, dell’energia: stanno facendo perdere competitività alle aziende europee rispetto ai nostri competitor. Ormai è emergenza. È questione di settimane. Stiamo perdendo contratti. Se non c’è un’immediata reazione alla crisi energetica, se non predisponiamo tutti gli strumenti per evitare future tensioni, butteremo via quel che in Europa si è costruito negli ultimi decenni.

Eppure l’Europa ha mostrato di saper reagire quando vuole. Pensiamo alla pandemia.

Proprio come è stato per la pandemia, anche la crisi energetica potrebbe rivelarsi una grande opportunità. Per aprire gli occhi e mettere in moto la volontà politica. Gli strumenti ci sono. Penso al Sure, al Next Generation Eu o al fondo Ipcei, che finanzia i progetti di comune interesse europeo. Serve una strategia sul breve periodo. E una sul medio.

I nostri competitor sono in questo momento in vantaggio. Perché?

È oggettivo che siamo in concorrenza con gli altri player globali. Questa è una crisi asimmetrica, non sono stati colpiti né gli Stati Uniti né l’Asia, è colpita l’Europa. Ovviamente dobbiamo continuare a condividere con i nostri storici alleati i comuni valori occidentali. Ma in modo pragmatico. Non c’è nulla di scandaloso nel tutelare i propri interessi economici. È scandaloso non farlo. La priorità è la difesa degli interessi. Perché solo questa difesa consente di mantenere la continuità della democrazia.

L’Europa è molto invidiata da chi vive in altri continenti. Per lo stile di vita, la sua sanità, istruzione, livelli di diseguaglianza meno drammatici che altrove…

La forza dell’Europa è proprio questa: un mercato che è il più grande e il più ricco del mondo e un continente che ha la più grande protezione sociale. Eppure rischiamo di perdere tutto, incluso il nostro modello di democrazia che è fondamentale anche per gli equilibri geopolitici. È l'inizio di un possibile cambio di modello dell’Europa che porterebbe alla decadenza.

Che cosa accadrebbe se si verificasse il più inquietante degli scenari che lei ha evocato?

L’Europa si troverebbe a delocalizzare parte delle sue industrie, con una grave perdita di posti di lavoro, un’inflazione che peserebbe ancora di più sulle tasche dei consumatori e il rischio di spaccature all’interno del mercato europeo che è, lo ripeto, il punto di forza dell'Europa: noi non abbiamo una politica estera e nemmeno una difesa comune. Abbiamo un grande mercato. Il nostro continente non ha materie prime, le trasforma. Fare fronte comune è interesse di tutti.

Francia e Germania hanno appena siglato un accordo a due sull'energia.

Nessuno salva la propria competitività da solo. Si creerebbe un’ulteriore asimmetria all’interno dell’Europa. Diciamo che questo accordo potrebbe essere un primo segnale di un cambiamento di rotta, ma voglio credere che invece si continuerà sulla strada di unità e solidarietà imboccata dall’Europa durante la pandemia.

Firmato accordo Francia-Germania contro crisi energetica

L'Europa è stata colta di sorpresa dalla crisi energetica. Possibile che nessuno l’avesse previsto?

Il processo di decadenza dell’Europa era in corso, ma i drammatici mesi della pandemia l’avevano fermato, c’era stato un salto di qualità. La messa in comune dei vaccini, il Next Generation Ue, la chiara visione di Bruxelles su come affrontare l'emergenza…Tutti risultati straordinari che prima dell’emergenza energetica lasciavano prevedere una prospettiva di recupero di competitività. L’arrivo della crisi ha bloccato il percorso virtuoso.

L’Europa deve imparare la lezione

Siamo una regione che trasforma, non abbiamo materie prime. Oggi pensiamo all'energia, ma il problema si pone anche per il nichel, le terre rare, per il litio e per tutte le componenti essenziali alla transizione digitale ed ecologica del continente. Ecco, impariamo la lezione e cominciamo a prepararci. Se ciascun Paese giocherà le sue partite da solo, sarà alla fine un gioco perdente per tutti. Perché la forza, torno a ripeterlo, è il mercato comune europeo, con un potere d’acquisto notevole e regole uguali per tutti. Se la forza di mercato si fraziona, non ci saranno riflessi pesanti solo sull’Italia o sulla Spagna, ma anche su quegli attori che oggi fanno accordi bilaterali. O giochiamo insieme o perdiamo tutti.

La commissaria Ursula von der Leyen lo ripete spesso. Ma poi non sempre i governi dei Paesi europei se lo ricordano. L'Italia in questo momento sta cercando una sua strada. Venerdì a Bruxelles ha votato come presidente del Mes il lussemburghese Pierre Gramegna, caro alla Germania. A proposito, si attribuisce al ministro dell'Economia Giorgetti questa battuta: «I consigli europei sono come una partita di calcio. Un gioco semplice che dura novanta minuti e alla fine vince la Germania».

Come giudica le prime mosse economiche del governo italiano in Europa?

Il percorso intrapreso dal ministro dell'economia Giorgetti è corretto. L’Italia ha la fortuna di avere a Bruxelles un commissario come Paolo Gentiloni, che tutela gli interessi dell’Europa con una visione larga come del resto quella del commissario francese Thierry Breton. Lo stesso primo ministro Giorgia Meloni ha scelto Bruxelles per la sua prima visita ufficiale. Segnali che vanno nella direzione giusta. L’Europa ha tutti gli strumenti per capire come sostenere la competitività europea.

Torno sui rischi per il nostro modello di vita. Il welfare europeo è un modello per tutto il mondo. Se va in crisi, va in crisi la democrazia. Se il disagio sociale va oltre un certo limite, come la storia insegna, c'è il rischio che prevalgano movimenti che nulla hanno a che fare con la sofferta democrazia europea nata nel secolo breve. Le sofferenze del Novecento ci hanno permesso di costruire l'Europa nella quale viviamo. Vogliamo buttare via tutto? Tutti i capi di stato e di governo devono sentire la responsabilità di questo momento.

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