Inchiesta

Troppa burocrazia, i medici di famiglia frenati dalle carte

Sanità. Con le Aziende sanitarie chiuse per Covid adempimenti demandati ai professionisti. E in Campania ne mancano 550

di Nino Amadore

Medici di base.  Considerati fondamentali per fronteggiare la pandemia ma sono in difficoltà

5' di lettura

Sono in prima linea nella battaglia contro la pandemia da Covid-19, sono stati i primi a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, ma sono stati trascurati a lungo. In questo contesto il medico di famiglia è diventato a volte l’unico punto di riferimento: deve rispondere a mail, messaggi , telefonate. Ogni medico ha almeno, 15-20 pazienti Covid da seguire a casa. E spesso si trova a fronteggiare le carenze delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale istituite per far fronte all’emergenza Covid. A Palermo, per esempio, sono c0mpletamente scoordinate. Insomma una serie di adempimenti e di doveri che rischiano di mandare in tilt il sistema: «L’informatizzazione e la telemedicina potrebbero aiutare parecchio - spiega Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo -. Molti adempimenti dei medici di famiglia sono burocratici e possono essere fatti tranquillamente a distanza». La telemedicina dunque potrebbe dare una mano e in questo caso potrebbero tornare utili i 236 milioni che il governo ha messo a disposizione per questa finalità: sono fondi per la diagnostica di primo livello che verranno gestiti dalle Regioni, con 21 sistemi diversi.

Sicilia

Loading...

C’è senza dubbio un problema di modernizzazione . In Sicilia i medici di famiglia sono 4.100 e non vi sono carenze in organico e i posti scoperti sono solo 6: «Nessuna criticità particolare - dice Luigi Galvano segretario della Fimmg siciliana -. E questo perché siamo riusciti a intervenire per tempo. Quando sono entrato in Enpam 2010 abbiamo fatto uno studio e abbiamo capito che tra il 2018 e il 2026 sarebbe andato in pensione il 70% dei medici di famiglia e dal 2021 al 2025 sarebbe andato in pensione il 50%. E così abbiamo cominciato a lavorare a livello regionale». Non c'è dunque un problema di organici ma i nodi sono altri: «Il medico di famiglia è un medico di prossimità e c'è un rapporto fiduciario con i pazienti che si rivolgono a lui per parecchie cose. Le aziende sanitarie con il Covid hanno chiuso l'accesso e quindi tocca al medico di famiglia fare tante cose che prima venivano fatte dai dipendenti dell'Asp». Insomma un sovraccarico burocratico che non aiuta: «In Sicilia solo il 40% dei medici di famiglia ha diritto a un contributo per il personale in studio e sarebbe opportuno che invece tutti avessero la possibilità di assumere una segretaria: oggi ne servirebbero almeno 2.500. Poi servono infermieri e la piattaforma per la telemedicina. Chiediamo di essere messi in condizione di fare i medici. Oggi siamo sovraccaricati di burocrazia inutile».

Campania

In Campania è in atto una sorta di grande esodo. Nel 2019 si sono resi vacanti 250 posti di medico di medicina generale, mai coperti. Solo il 23 novembre è stata pubblicata la graduatoria provvisoria e per fine anno si attende quella definitiva. Ma poi ci sono le carenze del 2020, stimate in circa 300. Spiega Pina Tommasiello, rappresentante dei medici di famiglia nell’unità di crisi anti Covid della Campania: «Si sta creando un grande vuoto poiché molti colleghi vanno in pensione. Spesso queste carenze vengono coperte in modo precario: le Asl preferiscono sostituzioni anche a sei mesi e un anno. Ma, al contrario, servono incarichi definitivi». Tommasiello spiega che anche per assunzioni e convenzioni si fa i conti con un’altra carenza, quella degli amministrativi, per cui le procedure sono molto lente. L'ufficio della Regione Campania è rimasto a lungo sguarnito, dice Enzo Schiavo, vice segretario vicario della Fimmg. La situazione organici è destinata a peggiorare. «Abbiamo 4.500 medici di famiglia con una età media superiore a 64 anni – aggiunge Schiavo – nei prossimi 4 anni il 60% andrà in pensione».

Puglia

In Puglia i dipartimenti di prevenzione delle Asl sono “saltati”, denuncia Donato Monopoli, segretario regionale della Federazione dei medici di base che rappresenta in Puglia 2.200 colleghi che, di fatto, si stanno occupando del 95% dei pazienti Covid. «Con il risultato - prosegue Monopoli – che i medici di base fanno anche quella assistenza domiciliare che invece è compito delle Usca che dovevano andare a casa dei pazienti nel periodo luglio-ottobre e lavorano invece nei dipartimenti». I medici di base, alla luce di una convenzione firmata con la Regione, oltre che del contact tracing, si occupano anche di fine quarantena dei positivi e di fine confinamento obbligatorio dei contatti stretti; fanno le schede di triage dei pazienti Covid e le trasmettono alle Usca, e poi c’è l’attività sui test antigienici. E anche lì dove le Usca sono state attivate spesso i pazienti continuano «a rivolgersi a noi per una questione di affidamento anche psicologico».

Sardegna

Pochi medici e, talvolta, costretti a spostarsi da un paese all’altro per dare assistenza ai pazienti. E in tempo di Covid tutto si complica. A spiegare che la situazione «è molto pesante», anche per chi lavora in prima linea è Domenico Salvago presidente regionale e vice presidente nazionale dello Snami. C’è il problema del personale. «Molti stanno andando in pensione e ci sono zone della Sardegna poco appetibili - argomenta Salvago - la situazione era già pesante prima, figuriamoci oggi con l'emergenza». Quanto ai numeri: «nell’isola ci sono circa 1.300 medici di famiglia, ma in piccoli centri per porter lavorare devono spostarsi da una parte all’altra, con il risultato che il lavoro è molto aumentato».

Calabria

La situazione in Calabria si è complicata strada facendo per i 1.300 medici di medicina generale della Regione: nel 2018 era tutto pronto per dare una svolta alla medicina del territorio. Le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e le Unità complesse di cure primarie (Uccp) avrebbero migliorato il sistema e fronteggiato con maggiore efficacia l’emergenza Covid. «Nelle Asp nessun commissario ha però dato seguito a quanto previsto dall’accordo integrativo regionale – spiega Rosalbino Cerra, segretario regionale della Fimmg Calabria – e tutto si è fermato. A ottobre abbiamo rilanciato accordi e progetti per la riorganizzazione territoriale, ma finora, in assenza del commissario ad acta nessuno ha potuto ratificare e pubblicare il documento». Ora passerà al vaglio del neocommissario al piano di rientro della Sanità Guido Longo. Le Usca, unità speciali di continuità assistenziale, sono meno di quelle previste: «Abbiamo 2.300 pazienti positivi al Covid da gestire a domicilio. Svolgiamo un lavoro fondamentale. Pensate cosa succederebbe se solo il 50% dei nostri malati si riversasse sugli ospedali», aggiunge Cerra.

Basilicata

In Basilicata i medici di medicina generale sono 509 cui si aggiungono 57 pediatri e 345 medici di Continuità assistenziale. A metà novembre sono state fatte 40 assegnazioni per le zone carenti, cui se ne aggiungeranno altre 4 non ancora effettuate per indisponibilità di medici. Questo evidenzia la criticità che si incontra per ogni tipologia di incarico da assegnare a causa della carenza di disponibilità di medici, cui si aggiungono le difficoltà legate alle caratteristiche orografiche della Basilicata. Nonostante le carenze di medici, le postazioni Usca sono molto dinamiche e ciò in riferimento sia alle mutevoli necessità dell’utenza sia al cambiamento degli impegni lavorativi di medici. Attualmente sono state allestite 18 postazioni nelle due province (14 a Potenza e 4 a Matera) con 130 medici impegnati (92 a Potenza e 38 a Matera).

( hanno collaborato: Vera Viola, Vincenzo Rutigliano, Donata Marrazzo, Davide Madeddu, Luigia Ierace)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti