Didattica a distanza

Troppa Dad e pochi recuperi: il Tar Puglia «salva» un alunno bocciato

Decisivo per i giudici l’eccesso di didattica a distanza e la mancata attivazione dei corsi di recupero per l’alunno di un primo liceo scientifico

di Eugenio Bruno

(ANSA)

2' di lettura

È vero che di studenti bocciati, sia quest’anno ma ancora di più l’anno scorso (quando uno studente poteva essere respinto solo per gravi motivi disciplinari), se ne sono visti pochi. Ma il Tar Puglia apre un “varco” che potrebbe ora essere seguito da altri giudici (e da altre famiglie). Accogliendo il ricorso dei genitori di un alunno al primo anno di un liceo scientifico del barese il tribunale amministrativo regionale ha annullato la sua bocciatura perché, a causa della didattica a distanza, non ha potuto frequentare corsi di recupero.

La decisione del Tar Puglia

Secondo i giudici baresi «la straordinarietà di un anno scolastico caratterizzato dalla non facile organizzazione di lezioni in una modalità inedita e tale da privare gli studenti del contatto indispensabile con docenti e habitat scolastico può spiegare a sufficienza il carente profitto scolastico, da ricercare nelle problematiche connesse alla didattica digitale».

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Il precedente opposto

Alcuni giorni fa lo stesso Tar aveva rigettato un altro ricorso contro la bocciatura di uno studente di una scuola superiore della provincia, ritenendo in quel caso che la scarsa preparazione dell’alunno non fosse stata causata dalla pandemia. In questa vicenda, invece, i giudici spiegano che «non sono rintracciabili elementi certi in ordine alla messa in atto, nei riguardi del minore, di iniziative finalizzate al recupero complessivo delle carenze nella preparazione», tenuto conto che «l’anno scolastico 2020/2021 ha fatto registrare un larghissimo impiego della didattica a distanza, il che ha senz’altro costituito fattore di notevole difficoltà, con inevitabili ripercussioni sull’andamento scolastico dei singoli discenti».

La discriminante dei recuperi

La mancanza di corsi di recupero o la non continua attivazione degli stessi - si legge nella stessa sentenza - «ha impedito al giovane discente di acquisire piena consapevolezza delle criticità nella preparazione maturata fino ad un certo punto, onde rimediare ad un profitto certamente non adeguato in alcune discipline, ma perpetuatosi a motivo delle oggettive difficoltà legate ad una modalità non ortodossa nello svolgimento delle lezioni, tanto più per un alunno di prima superiore».

Contrario anche il preside

Chissà se un ruolo nella decisione del Tar l’abbia avuta anche l’atteggiamento del preside. Nel procedimento i giudici amministrativi hanno acquisito anche il parere del dirigente scolastico, contrario alla bocciatura dello studente: «A mio avviso - ha detto il capo d’istituto - non si doveva ’bocciare’ nessuno quest’anno, per gli ovvi motivi che conosciamo: la Dad/Did non è assolutamente paragonabile a una didattica in presenza». Speriamo, nell’anno scolastico appena iniziato, di assistere a un film diverso almeno da questo punto di vista.

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