sicurezza a due ruote

Troppe biciclette rubate: al via a Milano un progetto di contrasto ai furti

di P.Sol.


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Afp

2' di lettura

Insieme a quello della sicurezza stradale, il nodo dei furti rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo della bicicletta come mezzo di trasporto urbano. «Chi compra una bici rubata ruba una bici comprata», sintetizza

Davide Maggi, rappresentante di Assobici, l'associazione che raggruppa i negozi di due ruote di Milano. Il furto di biciclette non rappresenta un danno solo per chi lo subisce, ma si trasforma in un freno all'evoluzione e alla crescita del mercato che in una città come Milano potrebbe arrivare a coprire il 20-30% degli spostamenti urbani. A Milano si possono stimare, sulla base dei dati ufficiali delle denunce, 14mila furti annui, tenendo presente che si tratta di numeri senz'altro inferiori alla realtà dal momento che solo il 40% viene effettivamente denunciato.

Le biciclette rubate «si trasformano anche in un danno economico per l'intera città, rappresentando il primo ostacolo a una politica ambientale di mobilità integrata», prosegue Maggi che con Assobici ha avviato un progetto di ricerca sull'intera città per cercare di raccogliere dati e informazioni indispensabili per mettere a punto una strategia concreta in chiave di applicazione antifurto e prevenzione del fenomeno.

D'altra parte per cercare di fare cultura e contrastare la piaga dei furti di biciclette è necessario partire dai numeri per comprendere il danno economico reale di un'attività che oggi non è percepita come davvero criminale. Con questo obiettivo è stato avviato nel capoluogo lombardo il progetto URBike, in collaborazione con l'istituto di ricerca applicata Misap, che si occupa di analisi e rilevazione dei comportamenti devianti.

Attraverso questionari distribuiti nei negozi e disponibili anche online il progetto punta a mappare abitudini e comportamenti con l'obiettivo di analizzare le condizioni ambientali che all'interno di Milano facilitano i comportamenti criminosi: «Il progetto è replicabile in altre città sulla base di esigenze e realtà diverse - sottolinea Giacomo Salvanelli, ricercatore di Misap -: l'idea è rendere la rilevazione un osservatorio stabile e periodico sul fenomeno, perché i dati devono essere il primo passo per mettere a punto policy efficaci di contrasto». Il progetto comprende anche una valutazione degli interventi sperimentali e delle politiche antifurto a livello internazionale.

È evidente che il primo sistema per frenare il fenomeno sia l'utilizzo di sistemi antifurto adeguati da parte dei singoli: da questo punto di vista la tecnologia digitale e il Gps forniscono nuovi strumenti sempre più efficaci al ciclista per rendere più complicata la vita al ladro. Ma è altrettanto chiaro che questi strumenti devono essere affiancati da sistemi di identificazione e registri aperti e di agevole utilizzo in modo da permettere alle autorità - oltre alla stessa community di ciclisti - di individuare la singola bicicletta e ricondurla al proprietario. Evitando che, come succede oggi, le stesse autorità considerino quello della bicicletta un furto tecnicamente “secondario”.

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