Famiglia

«Troppi bimbi rom in adozione» madre ricorre in Cassazione

di Patrizia Maciocchi


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Ansa

2' di lettura

Arriva in Cassazione la “protesta” di una mamma di etnia Rom a cui i giudici hanno tolto i figli dichiarando lo stato di adottabilità. Secondo la donna la decisione era il risultato di una discriminazione nei confronti di genitori rom al quale i figli sarebbero tolti con maggiore frequenza rispetto a quanto avverrebbe con minori «altrimenti classificabili» . Un assunto secondo la difesa dimostrato dal numero di sentenze assai più elevato e sproporzionato per i Rom.

Un’affermazione che la Corte respinge, ricordando che i giudici di legittimità sono chiamati ad esprimere il proprio giudizio su fattispecie concrete e situazioni reali. Il generico richiamo a una pretesa elevata frequenza delle dichiarazioni di adottabilità di bambini di etnia Roma, per la Suprema corte non è un elemento valutabile.

La sentenza

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Stando al caso concreto i giudici rilevano gli estremi per lo stato di adottabilità dalla situazione in cui vivevano i tre figli della ricorrente. Il padre spesso in carcere per lunghi periodi, la madre con problemi di tossicodipendenza da anni. La figlia “grande” di 7 anni che “adultizzata” si prendeva cura dei fratelli aveva manifestato il desiderio di avere una famiglia tutta per sè che si prendesse cura di lei. Per i giudici era manifesta, nonostante i supporti del Sert per aiutare la donna a disintossicarsi, l’incapacità della madre e a prendersi cura dei figli sia dal punto di vista dell’istruzione che dell’igiene: i più piccoli non andavano a scuola e la più grande autogestiva le sue presenze alle elementari.

Una situazione di estremo disagio che non poteva essere fronteggiata da altri parenti per l’assenza di figure idonee e disponibili a seguire i bambini.

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