strategie personali

Trovare lavoro è anche una questione di stato mentale

Senza autostima, apertura nei confronti degli altri e ottimismo non abbiamo le armi giuste per avere successo

di Lorenzo Cavalieri *

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(REUTERS)

Senza autostima, apertura nei confronti degli altri e ottimismo non abbiamo le armi giuste per avere successo


4' di lettura

Il web è pieno di suggerimenti per cercare un nuovo lavoro. Tuttavia nessun metodo può funzionare se ci troviamo nello stato mentale sbagliato. Cosa significa stato mentale sbagliato? Lo spiego con un esempio: cerchi un lavoro, questo significa che non hai un lavoro o che hai un lavoro che non ti soddisfa. In entrambi i casi questa consapevolezza, salvo eccezioni, ti fa vivere un senso di privazione (“non ho qualcosa che dovrei avere”) e un senso di difetto (“non sono riuscito a conquistare qualcosa che avrei dovuto conquistare”).

Questi due sentimenti, privazione e difetto non si escludono, ma alimentandosi a vicenda si concretizzano in tre atteggiamenti:. 1) scarsa autostima (“è colpa mia, ho sbagliato, non sono stato capace di” …,); 2) risentimento sociale (“il capo, l'azienda, i clienti, il mercato, il governo”…); 3) pessimismo (“capitano tutte a me, non me ne va bene una, sono sfortunato”). Scarsa autostima, risentimento sociale e pessimismo sono dunque il naturale sbocco mentale ed emotivo della nostra condizione di “cercatori di lavoro”.

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Sta qui il corto circuito. Perché per trovare il nostro nuovo lavoro dovremmo vedere il mondo e comportarci in modo diametralmente opposto: 1) autostima; 2) apertura agli altri; 3) ottimismo e positività. Questi ingredienti sono fondamentali perché cercare un lavoro consiste sostanzialmente in due attività: bussare alle porte di qualcuno sapendo che probabilmente ci dirà di no, e presentarsi e raccontarsi in modo piacevole agli altri.Se guardiamo in controluce queste due attività comprendiamo perfettamente che senza autostima, senza apertura nei confronti degli altri, senza ottimismo non abbiamo le armi per combattere questa battaglia.

Se non siamo ottimisti, sicuri e aperti agli altri come reagiremo alle porte in faccia?Rinunceremo subito a bussare e quindi ci precluderemo delle opportunità. Se non siamo ottimisti, sicuri e aperti agli altri come potremo risultare piacevoli, sorridenti e seduttivi agli occhi di un potenziale datore di lavoro?Che fare allora? Quando siamo pessimisti e arrabbiati con il mondo difficilmente riusciamo a nasconderlo. Si capisce perfino da come scriviamo una mail o rispondiamo al telefono.

Nella mia esperienza di selezionatore l'ho verificato centinaia di volte. Purtroppo chi ci seleziona ci sceglie anche sulla base delle sensazioni che suscitiamo. Se esageriamo nel raccontare le nostre difficoltà, con la nostra storia triste e sfortunata guadagniamo pacche sulle spalle, ma non collaborazione e supporto. Paradossalmente anzi facciamo scappare chi dovrebbe aiutarci, perché trasmettiamo negatività.

Quando vendiamo agli altri la nostra insoddisfazione lavorativa scatta in chi ci ascolta un cinico meccanismo di associazione logica: “Se questa persona si trova in questa situazione ci sarà un motivo, forse è lui la causa dei suoi problemi, forse se dovessi sceglierlo porterebbe problemi anche a me.” Per essere selezionati e scelti da qualcuno dobbiamo dare l'impressione di essere una persona con un progetto e non una persona con un problema.

In definitiva Se non siamo nel giusto stato mentale è inutile preoccuparsi di trovare la frase giusta per una mail di presentazione o per un colloquio. Prima o poi le nostre emozioni ci tradiranno. È impossibile fingere e non esistono terapie miracolose. La chiave di volta è arrivare alla consapevolezza di queste sottili e delicate dinamiche emotive. Ecco tre piccoli accorgimenti che ci possono aiutare nel momento in cui cerchiamo un nuovo lavoro:

1)Definiamo una scadenza “generosa” per raggiungere il nostro obiettivo. Generosa significa che dobbiamo darci del tempo. In questo modo riusciamo a gestire meglio l'ansia e la frustrazione che è normale vivere quando si vedono passare via le settimane senza che niente sia successo. Qual è la scadenza ideale? Almeno 6 mesi se è possibile. La scadenza deve crescere fino a 9 o 12 al crescere delle responsabilità, dell'esperienza, dello stipendio desiderato. Più in alto siamo più abbiamo bisogno di tempo.

2)Quando cerchiamo lavoro la sfiducia, il pessimismo, la chiusura nei confronti degli altri sono amplificati dalle porte in faccia, dai rifiuti, dai no. Bisogna rompere questa dinamica trasformando i rifiuti da sentenza a strumento. Quindi bisogna darsi un budget di porte in faccia. In questo modo saremo portati a cambiare prospettiva: le porte in faccia ci servono a raggiungere il nostro obiettivo, ne abbiamo bisogno. Rinforzano la nostra posizione, non la indeboliscono. Un consiglio operativo; definiamo un budget di almeno 20 porte in faccia.

Consideriamo porte in faccia non solo i rifiuti espliciti formulati dal vivo, telefonicamente o via mail, ma anche quelli più “educati”: tutti i “in questo momento non cerchiamo”, “ne parliamo più avanti”, “può darsi che si crei l'opportunità l'anno prossimo”. Consideriamo porte in faccia anche le non risposte alle nostre richieste via mail o Linkedin. Curiamo il budget delle porte in faccia perché cercare lavoro significa bussare. Se non ci respingono vuol dire che non stiamo cercando lavoro davvero, vuol dire che stiamo perdendo tempo.

3)Troviamo qualcuno (al limite addirittura una videocamera) che ci osservi mentre siamo concentrati sulle attività di ricerca di un nuovo lavoro. Troviamo qualcuno che ci descriva la nostra postura, il nostro viso, il nostro tono mentre parliamo al telefono in occasione di colloqui telefonici con manager, selezionatori, potenziali contatti. Rileggiamo a distanza di una settimana le mail che abbiamo inviato e proviamo a sentire l'effetto che ci fa. Questi piccoli utilissimi esercizi ci consentono di avere il punto di vista di chi parla con noi, di capire se trasmettiamo ansia, insicurezza, rabbia, pessimismo.

In questo modo potremo rispondere alla domanda fondamentale: “Chi mi ascolta o mi legge ha l'impressione di trovarsi di fronte a una persona che ha un problema o a una persona che ha un progetto?” Saremo scartati se daremo l'idea di essere una persona con un problema. Saremo scelti se daremo l'idea di essere una persona con un progetto.

* Managing Partner della società di consulenza e formazione Sparring

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