LONDRA

Trovare una strada fra duemila libri

Al British Museum la nuova installazione di Edmund de Waal invita alla riflessione e alla condivisione di testi da ogni dove

di Nicol Degli Innocenti

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Al British Museum la nuova installazione di Edmund de Waal invita alla riflessione e alla condivisione di testi da ogni dove


2' di lettura

Una stanza dentro una stanza, costruita all'interno di una delle vaste sale del British Museum, uno spazio speciale, un'installazione sui generis che tocca il cuore e la mente. La Biblioteca dell'esilio sposa i due grandi talenti di Edmund de Waal: la ceramica e la scrittura. Questo “artista che scrive”, come si definisce, ha creato uno spazio sospeso nel tempo che invita all'osservazione, alla lettura, alla riflessione e alla contemplazione. La sala è un padiglione bianco all'interno del quale ci sono libri e opere d'arte. Quattro grandi teche mostrano le composizioni in ceramica di de Waal, delicatissime forme bianche la cui fragilità ricorda la precarietà della condizione umana e la cui bellezza sottolinea il grande potenziale dello spirito umano e la capacità trascendentale dell'uomo di volare alto

Uno spazio per riflettere

Gli oltre duemila libri sparsi in giro, sui tavoli e sugli scaffali, sono in lingue diverse e di autori di Paesi diversi. Hanno una cosa in comune: sono tutti scritti da persone costrette all'esilio, lontane dalla loro patria e dalla loro casa. Sono divisi per Paese. Per l'Italia ci sono Ovidio e Cicerone, Dante Alighieri e Niccolò Machiavelli, Giuseppe Mazzini e Antonio Gramsci. Quasi tutti i libri sono tradotti, per sottolineare che l'esilio spesso comporta l'inserimento in un'altra cultura e l'apprendimento forzato di una nuova lingua. De Waal, che ha passato anni a raccogliere e compilare questa biblioteca sui generis, invita a «ricordare tutti quelli che sono stati in esilio e quelli che lo sono ancora».

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L'arte dell'esilio è al British Museum<br/>

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Ancora oggi ci sono un miliardo di emigrati nel mondo, settanta milioni dei quali sono stati costretti a lasciare la patria da guerre e violenze. Molti, come Ovidio che morì in esilio senza mai rivedere la sua amatissima Roma, non torneranno mai a casa. Porteranno però nel cuore il ricordo delle loro radici, e potranno scrivere parole e memorie che resteranno nel tempo. Scrivere e leggere può lenire il dolore della lontananza e addolcire il ricordo della patria lontana.

Il ruolo dei visitatori

I visitatori sono invitati a farsi parte attiva, non solo prendendo in mano e leggendo il libro che preferiscono ma anche scrivendo il loro nome negli ex libris in ogni volume e suggerendo un libro che non c'è.

I muri esterni della sala sono dipinti con porcellana liquida, sulla quale de Waal ha inciso i nomi delle grandi biblioteche perdute del mondo, da Nineveh in Assiria a Alessandria d'Egitto prima dell'era cristiana a Sarajevo, Tripoli e Mosul in anni più recenti. La Biblioteca dell'esilio viaggia, come gli esuli che ricorda e celebra. Presentata alla Biennale di Venezia lo scorso anno, è poi passata alla Staatliche Kunstammlungen di Dresda e ora è arrivata al British Museum, sua ultima tappa. Quando la mostra londinese chiuderà il prossimo anno i libri saranno donati alla biblioteca dell'Università di Mosul, distrutta dagli estremisti islamici di Isis nel 2015 e ora in fase di ricostruzione.

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