le imprese dopo il covid-19

Trovare subito una leadership resiliente

di Fabio Pompei

(Lucaz80 - Fotolia)

3' di lettura

Il coronavirus sta mettendo a dura prova le nostre imprese e la nostra economia, costringendoci a ripensare a ogni aspetto della nostra vita. In questo scenario denso di incognite, l’unica certezza è che il nostro Paese e l’Ue hanno di fronte a sé una sfida economica epocale. Come ha scritto Mario Draghi sul Financial Times qualche settimana fa, per rispondere a questa sfida abbiamo bisogno di tempismo e coraggio: il rischio è che la recessione si trasformi in una depressione prolungata. Un rischio che non possiamo permetterci.

La rapidità con cui reagiremo alla crisi, dunque, sarà critica per l’efficacia di ogni scelta, sia essa diretta a supportare le imprese o i cittadini. E mentre gli Stati e l’Ue hanno cominciato a muoversi, è altrettanto importante che le imprese cambino pelle e si adattino con rapidità alla nuova era in arrivo. In particolare, è di importanza critica saper costruire una leadership resiliente. Dalle aziende alle istituzioni, tutte le organizzazioni complesse avranno bisogno di una leadership capace di bilanciare le necessità contingenti con una visione di lungo periodo. Perché se una cosa è certa, è che dobbiamo già pensare al dopo emergenza: è di vitale importanza iniziare a pianificare le iniziative e le modalità con cui ripartire. Più ritarderemo la ripartenza economica e più pesante sarà l’impatto sul nostro tessuto socio-economico.

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Basandoci sulla testimonianza di coloro che per primi si sono dovuti confrontare con l’emergenza Coronavirus – le aziende cinesi – e sulle esperienze di crisi del passato, Deloitte ha individuato cinque linee d’azione con cui ogni organizzazione può rendere sempre più resiliente la propria leadership.

1 Innanzitutto il Ceo deve bilanciare la necessità di rispondere con razionalità alla crisi e la capacità di mostrare empatia verso i propri collaboratori, clienti e stakeholder. Un evento imprevedibile come una pandemia ha cambiato le priorità delle persone: ognuno è innanzitutto preoccupato della propria salute e di quella dei propri cari. Ignorare questo spostamento psicologico è inutile e controproducente: il leader resiliente deve tener conto di questo cambiamento e saperlo gestire.

2 Allo stesso tempo, il leader resiliente deve essere in grado di mantenere la mission dell’azienda al primo posto nella scala delle priorità. Il Ceo resiliente mantiene calma e fermezza nel mezzo della crisi ed è in grado di vedere opportunità anche dove ci sono problemi.

3 Oltre alla capacità di mantenere saldo il controllo e di capire cosa sta cambiando nella psicologia dei propri interlocutori, è vitale riuscire a prendere decisioni con tempestività. E spesso bisognerà farlo sulla base di informazioni limitate. Come cambierà il comportamento dei clienti di fronte alla crisi? E quello dei competitor? Difficile fare previsioni. Ma, in una situazione come questa, chi è alla guida di un’organizzazione non può sottrarsi all’onere di prendere decisioni e, soprattutto, di prenderle con rapidità.

4 Mantenere il pieno controllo della narrazione all’interno dalla propria organizzazione fin dall’inizio della crisi è fondamentale: il leader resiliente è trasparente nelle comunicazioni ed è in grado di infondere fiducia ai collaboratori. In assenza di una narrazione pianificata, dipendenti, clienti e stakeholder potrebbero iniziare a colmare il vuoto narrativo con informazioni scorrette e potenzialmente dannose.

5 In definitiva, il leader resiliente è in grado di mantenere il controllo nel presente avendo già in mente ciò che verrà dopo l’emergenza. È lungimirante e guarda all’orizzonte di lungo periodo: è in grado di anticipare i nuovi business model e le innovazioni che potrebbero ridefinire la nuova normalità. Per fare questo il leader dà il giusto spazio e valorizza i team e le persone che, specializzate in ambiti diversi, potrebbero avere l’idea giusta al momento giusto per innovare e adattarsi al nuovo contesto.

Con queste linee guida le aziende potranno essere più resilienti. Ma l’azione degli imprenditori e dei manager da sola non basta. Insieme allo sforzo del settore privato, è imprescindibile che lo Stato e le istituzioni Ue mettano il Paese in condizione di ripartire.

Come ha chiesto anche Confindustria al Governo, per centrare questo obiettivo, sono fondamentali un piano anticiclico straordinario, finanziato con obbligazioni garantite dal bilancio Ue, e, al contempo, come sottolineato anche da Banca d’Italia, interventi immediati per il sostegno alle imprese sia con indennizzi a fondo perduto sia con il sostegno al credito.

Tempismo e coraggio non sono prerogativa esclusiva delle imprese: le istituzioni hanno il dovere di creare i presupposti affinché tutto questo possa accadere.

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