inchieste

Truffa da 23 milioni di euro, prescritti e prosciolti tre frati

di Stefano Elli


(Fotogramma)

2' di lettura

Troppo vecchi i reati contestati e, dunque, assolti per intervenuta prescrizione frate Giancarlo Lati, ex economo della casa generalizia dell’Ordine dei Frati minori, frate Renato Beretta, ex economo della Provincia San Carlo Borromeo e frate Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza di ministri provinciali dei frati minori. I tre religiosi erano imputati di concorso in appropriazione indebita per i gravi ammanchi (oltre 23 milioni) registrati sul denaro versato al fiduciario italosvizzero Leonida Rossi, da anni interlocutore finanziario privilegiato delle numerose articolazioni nazionali e territoriali dell’ordine dei Frati minori (i francescani), ma pure di altri ordini religiosi.

Il giudice Giuseppe Vanore della quarta sezione penale in composizione monocratica è giunto alla determinazione che i versamenti effettuati sui conti di Rossi nel corso degli anni andassero analizzati uno per uno, ciascuno costituendo un’autonoma e distinta condotta oggetto di reato, che si sarebbe cristallizzata nel preciso momento in cui il denaro entrava nella disponibilità del fiduciario. E non, come riteneva l’avvocato Gian Luigi Tizzoni, che assisteva come parte offesa la Provincia di Lombardia, nel momento in cui l’amministratore (il Rossi) non retrocedeva le somme richieste dai religiosi perfezionando in questo modo l’«interversione del possesso». Una diatriba dottrinale che, tuttavia, non ha spostato i termini cronologici del problema. Gli ultimi versamenti (iniziati nel 2005) giunti sul conto del fiduciario risalivano, secondo gli accertamenti investigativi, al maggio 2011. E dunque fuori tempo massimo.

Anche se due ulteriori versamenti da 20mila euro ciascuno erano stati effettuati dal successore di Beretta, il nuovo economo frate Fossati, nel febbraio del 2014, convinto a farlo dai suoi superiori per offrire al Rossi l‘opportunità (del tutto irrealizzabile) di restituire la maggior parte delle somme sottratte sino a quel momento. Dunque i due episodi presi in sé non costuiscono reato.

Si chiude con una pietra tombale, dunque, la brutta vicenda che ha visto il 25 novembre del 2015 lo stesso Leonida Rossi togliersi la vita impiccandosi nella sua villa di Lurago d'Erba. I pm Adriano Scudieri e Sergio Spadaro, al momento di chiudere le indagini, avevano chiesto l’archiviazione dell'intero procedimento per la morte di Rossi, considerato l'unico responsabile della vicenda. In realtà durante le indagini condotte dal Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Milano si era verificato un episodio inquietante che aveva fatto sorgere più di un dubbio sulla reale consapevolezza dei religiosi circa la natura fraudolenta delle operazioni architettate dal Rossi. Era stata in particolare una conversazione telefonica di frate Moriggi, intercettata dai finanzieri ad allertare gli investigatori. Nella telefonata, Moriggi confidava al suo interlocutore, il “collega” laico Franco Casarano, di avere nascosto, durante una perquisizione dei militari, della documentazione importante sotto un frigorifero e sotto un borsone. Una circostanza, considerata dal Gip Maria Vicidomini talmente rilevante da spingerla a ordinare ai pm l’imputazione coatta a carico dei religiosi.

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