Accertamenti

Truffe negli aiuti Covid: verifiche a tappeto sulle autocertificazioni

L’Uif di Bankitalia ricostruisce tutte le irregolarità dietro le istanze di accesso alle agevolazioni previste dal Governo. In campo la Guardia di finanza per il recupero dei fondi illecitamente ottenuti

di Ivan Cimmarusti

Covid e truffe: chiedevano contributi pubblici senza diritto, 21 arresti

2' di lettura

L’alert scatta con le anomalie nelle autocertificazioni, il documento previsto dal Dpr 445/2000 che consente di accedere agli aiuti per far fronte alle difficoltà finanziarie seguite alla pandemia. I dati su partite Iva, situazione reddituale, adempimento degli obblighi retributivi e assenza dello stato di liquidazione o fallimento dell’impresa richiedente sono passati al setaccio, con lo scopo di arginare frodi sul bilancio pubblico.

Le valutazioni delle Sos

Il punto di partenza sono le Sos (Segnalazioni per operazioni sospette), i documenti con cui i soggetti obbligati - professionisti, banche, poste e altri - segnalano all’Uif di Bankitalia anomalie nelle autocertificazioni. Stando ai dati finora disponibili, queste presunte speculazioni, sull’onda della crisi pandemica, valgono 8,3 miliardi di euro. Di questi, quasi 6 miliardi sono quelle legate alla grande torta degli aiuti, introdotti con i ristori, per garantire liquidità alle imprese italiane.

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Ora l’asticella dei controlli è stata ulteriormente alzata, tanto che con l’atto di indirizzo del Mef 2021-2023 (si veda il Sole 24 Ore di martedì 27 luglio) la Guardia di finanza dovrà orientare «la propria azione alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni illeciti». Evasione fiscale e riciclaggio, ma anche verifiche ad ampio raggio per stanare le frodi sugli aiuti Covid.

Le indicazioni della Guardia di finanza

Nelle indicazioni del III Reparto operazioni del Comando generale, inviate alle articolazioni territoriali del Corpo, è possibile tracciare i contorni degli accertamenti. Così si scopre l’ulteriore impulso a far fronte all’aumento dei «reati connessi alla pandemia», che hanno «creato nuove fonti di proventi per gli attori degli illeciti, siano essi singoli che grandi organizzazioni». Nell’ambito di queste attività si punta «non solo al recupero delle risorse sottratte ai bilanci pubblici ma anche ad arginare la diffusione dell’illegalità e dell’abusivismo nel sistema economico».

L’autocertificazione

D’altronde già l’Uif, diretta da Claudio Clemente, ha fatto luce sulla «presenza di condotte apparentemente anomale intervenute nei diversi stadi del processo di erogazione dei finanziamenti agevolati».

Dalla valutazione delle Sos si passa alle autocertificazioni. Il controllo riguarda la richiesta di accesso ai contributi. L’ottenimento, infatti, passa attraverso l’autocertificazione prevista dal Dpr 445/2000, con la quale i soggetti interessati dichiarano il possesso dei requisiti richiesti per il supporto finanziario pubblico.

Il documento ha uno scopo: snellire le procedure, garantendo celerità e semplificazione nell’erogazione degli aiuti. A ciò si aggiunga, scrive anche l’Uif nella relazione annuale, che «l’istituto erogatore non è tenuto a controllare la veridicità delle informazioni fornite». E così l’autocertificazione finisce per diventare strumento per «comportamenti fraudolenti dei richiedenti», con l’alterazione e la falsificazione di dati e documenti, nella «verosimile consapevolezza che la minor pervasività dei controlli, ritenuta plausibile in ragione del carattere tempestivo dei provvedimenti», possa «sottrarli, almeno nell’immediato, alle conseguenze penali potenzialmente associabili a tali condotte».

Stando all’Uif, questo controllo preliminare ha svelato che diversi «soggetti richiedenti» sono risultati sotto inchiesta o comunque in «contiguità con ambienti malavitosi». Parallelamente, sono state scovate informazioni «incerte» sulla destinazione finale dei fondi, e sono state portate alla luce anomalie più articolate di quelle rilevabili nell’ordinaria attività di controllo.

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