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Truffe benzinai: ecco il telecomando che tarocca il contatore

di Maurizio Caprino


A Napoli benzinai erogavano il pieno d'"aria"

2' di lettura

Il contatore gira regolarmente, ma il carburante non finisce nel serbatoio del cliente: resta nella cisterna del benzinaio. Non per un guasto all’erogatore, ma per una truffa: si “seleziona” il cliente, si preme il tasto di un telecomando e il gioco è fatto. L’ultimo caso lo ha scoperto nei giorni scorso la Guardia di finanza di Napoli, in pieno centro città. E le indagini vanno avanti: i militari hanno già ricevuto altre segnalazioni e se ne aspettano altre. In attesa del prossimo blitz, la Gdf ha reso pubblico un filmato per mostrare come funziona la truffa.

Gli impianti sequestrati a Napoli nei giorni scorsi, con l’operazione «Pieno a perdere», sono due. In uno la truffa avveniva appunto usando un telecomando. Meno raffinato e più “classico” era invece il metodo adottato nell’altro impianto: manomettere i piombini.

Come funziona il telecomando

Il telecomando
Come si vede nel filmato della Gdf, quando si preme un tasto del telecomando l’erogazione del carburante non avviene, ma il display del distributore continua a segnalare un numero crescente di litri erogati. Come mai?

La spiegazione è nascosta nel terreno, a pochi centimetri dalla colonnina: alle tubazioni che portano dalla cisterna sotterranea del distributore al contatore prima e all’erogatore poi, è stato aggiunto un raccordo. Azionando il telecomando, il carburante viene deviato proprio nel raccordo, che lo riporta nella cisterna.

Il contatore gira lo stesso perché qualcosa comunque esce dall’erogatore. Ma è solo aria.

Il telecomando veniva azionato solo in alcuni momenti. In sostanza, l’operatore valutata di volta in volta (in base all’aspetto del cliente e al tipo di veicolo) chi potesse essere truffato senza che se ne accorgesse o comunque avesse reazioni in qualche modo pericolose.

I piombini
Nella prosecuzione del filmato si vede l’altro impianto sequestrato. Qui i piombini apposti dell’Ufficio metrico per certificare che le quantità erogate vengono misurate in modo corretto, sono stati allentati. Si vede infatti che i finanzieri possono muoverli con le mani.

Quanto sono diffuse queste truffe?
Apparentemente, questi episodi non sono rari: i comunicati della Guardia di finanza su irregolarità trovate nei distributori sono molti. E ormai è quasi un appuntamento fisso quello con i controlli estivi: l’ultima volta, sono state trovate irregolarità in un impianto su cinque (496, sui 2.180 controllati, con 83 gestori denunciati e 700mila litri di prodotti sequestrati).

Ma la maggior parte delle irregolarità riscontrate (286, l’estate scorsa) riguarda l’esposizione dei prezzi. Che sono antipatiche ma non danneggiano più di tanto i clienti attenti. A queste si aggiungono altre infrazioni amministrative, di carattere formale.

Ci sono però casi in cui il carburante è annacquato o adulterato con sostanze che compromettono motori e impianti di iniezione e alimentazione dei veicoli. A volte non si tratta nemmeno di alterazioni dolose (al Sud negli ultimi mesi ci sono stati vari casi soprattutto su alcuni propulsori a gasolio su cui i tecnici stanno ancora lavorando, come ha riportato il mensile «Quattroruote»), ma per ciascun cliente ci sono comunque danni per migliaia di euro.

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