giustizia

Truffe e minacce, estesa la querela

di Giovanni Negri

(ANSA)

3' di lettura

Dalle minacce alla frode informatica, dalla truffa all’appropriazione indebita, cambia, dal 9 maggio, la condizione di procedibilità per una serie di reati.

Entra infatti in vigore il decreto legislativo n. 36 del 10 aprile 2018, con il quale, in esecuzione della delega contenuta nella riforma del processo penale, si estende l’area della procedibilità a querela. Si chiarisce, a questo punto, anche la scansione della fase transitoria: per i reati commessi prima del 9 maggio, il termine per la presentazione della querela inizia a decorrere dalla medesima data, se la persona offesa ha già avuto in precedenza notizia del fatto che costituisce il reato.

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Se il procedimento è in corso, il pubblico ministero, nella fase delle indagini preliminari, o il giudice, dopo l’esercizio dell’azione penale, dovranno provvedere a informare la persona offesa della facoltà di esercitare il diritto di querela e il termine inizia a decorrere dal giorno in cui la persona offesa è stata informata.

Se, però, il giudizio è in corso davanti alla Corte di cassazione, l’informazione alla persona offesa potrebbe essere complicata, non potendo attribuire ai consiglieri, per la specificità del ruolo, il compito di informare la parte o le parti interessate.

La trasformazione del regime di procedibilità non scatterà allora per il grado di legittimità.

La necessità dell’informazione è comunque chiara, visto l’obiettivo è di evitare che l’intervento legislativo si risolva, di fatto, in una depenalizzazione, tutte le volte che non è possibile garantire che la persona offesa venga messa nelle condizioni per decidere consapevolmente circa l’esercizio del diritto di querela.

In termini generali, il decreto punta a migliorare l’efficienza del processo penale, da leggere in parallelo all’introduzione da qualche mese, dall’agosto scorso, di una nuova causa di estinzione del reato per effetto di condotte riparatorie che interessa appunto i reati perseguibili a querela, soggetta a rimessione.

La procedibilità a querela, oltretutto abbinata alla causa di estinzione del reato, rappresenta un punto di equilibrio, per il legislatore, fra due esigenze opposte: da una parte quella di evitare meccanismi punitivi automatici per fatti che non hanno particolare gravità, rischiando di compromettere l’efficienza della risposta penale rispetto a fatti più gravi; dall’altra, quella di fare emergere e valorizzare l’interesse privato alla punizione del colpevole in un contesto caratterizzato dall’offesa a beni spiccatamente individuali.

Tocca quindi alla persona offesa la valutazione della gravità dell’offesa ricevuta, favorendo la riduzione dei carichi processuale e permettendo, nello stesso tempo di attivare meccanismi di conciliazione tra privati nelle fasi iniziali del giudizio.

Il decreto estende la procedibilità a querela ad alcuni reati contro la persona e contro il patrimonio, per il carattere essenzialmente privato e modesto dell’offesa. Per reati invece che già prevedono la procedibilità a querela nella ipotesi-base, si è proceduto a ridurre l’effetto delle circostanze aggravanti che possono fare scattare la procedibilità d’ufficio.

Nel dettaglio, il provvedimento dovrebbe avere un impatto rilevante soprattutto sul versante del reato di minaccia (stando almeno ai dati disponibili sulle condanne definitive da casellario), pur tenendo presente che l’estensione della procedibilità a querela riguarda il caso della minaccia grave, mentre resta la procedibilità d’ufficio in tutti i casi in cui invece la minaccia è stata realizzata con le aggravanti previste dal Codice penale all’articolo 338 (uso delle armi, per esempio, oppure da persona mascherata).

Ma nella lista dei reati trovano posto anche truffa, appropriazione indebita, frode informatica, violazione di domicilio da parte di pubblico ufficiale, violazioni varie in materia di corrispondenza, uccisione o danneggiamenti di animali.

Il ministero della Giustizia promette un attento monitoraggio dell’operazione, verificando in particolare il numero dei procedimenti penali instaurati per i reati resi procedibili a querela e il numero di procedimenti penali definiti attraverso una procedura conciliativa, per remissione di querela o per effetto delle condotte riparatorie.

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