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Truffe online, Ing Bank pagherà 30 milioni per chiudere i conti con la giustizia

La Procura a marzo 2019 aveva messo sotto inchiesta per riciclaggio la banca online del Conto Arancio. Pochi giorni prima, sempre lo scorso marzo, la Banca d’Italia aveva reso noto gli esiti di un’ispezione compiuta nella branch italiana dell’istituto olandese tra ottobre 2018 e lo scorso 18 gennaio

di Angelo Mincuzzi

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(Agf)

La Procura a marzo 2019 aveva messo sotto inchiesta per riciclaggio la banca online del Conto Arancio. Pochi giorni prima, sempre lo scorso marzo, la Banca d’Italia aveva reso noto gli esiti di un’ispezione compiuta nella branch italiana dell’istituto olandese tra ottobre 2018 e lo scorso 18 gennaio


4' di lettura

La banca olandese Ing Bank Nv pagherà 30 milioni di euro per chiudere la vicenda giudiziaria aperta dalla procura di Milano lo scorso marzo sulle truffe online commesse tra il 2014 e il 2019. La Procura aveva messo sotto inchiesta per riciclaggio la banca online del Conto Arancio, accusandola di non aver adottato modelli di organizzazione e di gestione idonei a evitare la commissione di reati da parte dei propri clienti. Pochi giorni prima, sempre a marzo, la Banca d’Italia aveva reso noti gli esiti di un’ispezione compiuta nella branch italiana dell’istituto olandese tra ottobre 2018 e lo scorso 18 gennaio.

Il divieto di Bankitalia
Al termine dei controlli, Bankitalia aveva deciso di vietare a Ing Italia di aprire nuovi conti online. Gli ispettori avevano infatti identificato delle falle nei sistemi antiriciclaggio della banca. Il blocco dell'operatività sui nuovi clienti è ancora attivo.
I 30 milioni del patteggiamento sono stati già versati sul conto del Fondo unico di giustizia: 29 milioni rappresentano la confisca dei proventi del reato e un milione è l’entità della sanzione. Le operazioni sospette oggetto dell’inchiesta sono state 355. Adesso sarà il gip Roberto Crepaldi a decidere sulla richiesta di patteggiamento il prossimo 4 febbraio.

L’ispezione della Banca d’Italia era partita in seguito all’inchiesta della Procura di Milano avviata già alcuni mesi prima dai sostituti procuratori Francesco Ciardi e Gaetano Ruta con il coordinamento del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale. All’indagine avevano partecipato anche gli uomini del Nucleo di Bankitalia per la consulenza all'autorità giudiziaria, coordinati da Nicola Mainieri.

Le indagini erano scaturite dall’arrivo in Procura di una serie di Ordini di indagine europei provenienti da numerosi paesi europei. I magistrati esteri segnalavano ai colleghi di Milano di aver aperto indagini su una serie di truffe online attuate ai danni di cittadini dei loro paesi. Le truffe avvenivano servendosi di conti online aperti presso Ing Italia, soprattutto nella sede di via Arbe a Milano. Le richieste di assistenza giudiziaria arrivavano soprattutto da Germania e Austria, sulla base di truffe con importi piccoli che in qualche caso raggiungevano gli 800-1.000 euro. Le truffe avvenivano mettendo in vendita su piattaforme del tutto ignare – come Amazon o Airbnb – prodotti o servizi. I truffatori chiedevano però alle loro prede di non pagare l'acquisto servendosi dei sistemi di pagamento sicuri delle stesse piattaforme ma di accreditare gli importi su conti correnti online aperti presso Ing in Italia.

Le falle scoperte dai magistrati
I magistrati hanno scoperto una serie di falle nella banca. All’interno di Ing erano praticamente saltati i presidi anririciclaggio. Per esempio è emersa l’inadeguatezza dell’attività di raccolta delle informazioni sulla clientela all’atto dell’apertura del conto. Spesso mancavano notizie sul settore di attività lavorativa del cliente e sul suo livello di reddito.

La banca, inoltre, non si è dotata di adeguate procesure di calcolo del rischio della clientela. L’algoritmo utilizzato non era in grado di pesare correttamente alcune delle informazioni che segnalano la rischiosità del cliente, come l’età, la professione, la provincia di residenza. La conseguenza era una eccessiva concentrazione della clientela nella fascia di rischio “normal” (il 91%) mentre solo lo 0,17% rientrava nella fascia ad alto rischio. E dunque sono state verificate mancate classificazioni di relazioni nei profili di rischio alto nonostante la presenza di segnalazioni pregresse di operazioni sospette, di atti di sequestro o di richieste di informazioni da parte dell’autorità giudiziaria penale, o di indici di anomalia derivanti da attività con elevata movimentazione, come sale giochi o compro oro.

Prelievi cash senza limiti
Insufficienti sono risultate anche le procedure di monitoraggio e quelle che riguardavano la movimentazione del contante. Alla clientela era concessa la possibilità di effettuare presso gli Atm di Ing Bank prelievi senza limiti mensili, fino a 4.990 euro al giorno: un ammontare appena al di sotto del valore minimo suggerito dall’Abi per la rilevazione delle operazioni frazionate inserite nell’Archivio unico informatico (Aui). Era addirittura possibile ritirare fino a 20mila euro al giorno in contanti senza controlli.

La politica della banca era insomma - secondo i magistrati - quella di accettare il rischio che venissero commessi reati dai propri clienti, come appropriazioni indebite, truffe e frodi carosello.

Circa 3,9 milioni di euro frutto di truffe a cittadini esteri sono stati accreditati in 91 conti correnti i cui beneficiari erano diversi rispetto a quelli indicati ai truffati. Altri 12,6 milioni sono stati accreditati in 221 conti da ignari cittadini stranieri ai quali era stato indicato un Iban diverso. Le somme accreditate venivano poi immediatamente ritirate in contanti dai truffatori attraverso i bancomat di Ing Bank.

Modificati i modelli organizzativi
La banca avrebbe duque consentito ai clienti di occultare complessivamente 21,89 milioni di euro frutto di delitti. Il profitto che Ing Bank avrebbe ricavato grazie ai mancati controlli è stato quantificato in 7,11 milioni.

La banca ha intanto modificato il proprio modello organizzativo per evitare che in futuro queste falle possano ripetersi. A livello globale e locale ha poi intrapreso un percorso per potenziare i processi e la gestione dei rischi di compliance e sta lavorando per impedire le falle emerse nell’antiriciclaggio. A livello globale il team di antiriciclaggio è stato rafforzato con più di 3.000 unità e quello italiano con circa 50 unità.

In merito al patteggiamento, Ing spiega solo che «sta collaborando con l'autorità giudiziaria riguardo le conclusioni delle investigazioni. Nel frattempo non rilascia commenti».

La banca del Conto Arancio conta in Italia 1.330.000 clienti tra retail e wholesale, con circa 100mila nuovi correntisti ogni anno, 140mila transazioni al giorno, 8.800 conti correnti aperti ogni mese. Il 96% dei clienti è digitale anche se l'istituto conta in Italia 33 punti vendita fisici. L'istituto fa parte dell'olandese Ing Group, un colosso bancario con un utile netto di 4,7 miliardi di euro nel 2018, oltre 38 milioni di clienti nel mondo, 51mila dipendenti sparsi in 40 paesi.

Lo scorso anno la capogruppo olandese ha pagato una maximulta di 775 milioni di euro per chiudere un'indagine penale aperta dalla procura di Amsterdam per riciclaggio le corruzione. La multa è stata una delle più grandi mai comminate in Olanda a un gruppo bancario e ha portato alle dimissioni del Cfo della banca.

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