ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’inchiesta

Truffe telefoniche, quasi 100 milioni di ricavi illeciti per i manager infedeli di WindTre

Sono 33 gli indagati dalla procura di Milano, tra professionisti interni ed esterni alla compagnia, che non risulta indagata. Metà dei profitti tossici sono comunque entrati nelle casse dell’operatore telefonico

di Sar a Monaci

3' di lettura

Quasi 100 milioni ricavati illecitamente dalle truffe telefoniche. Questa la tesi della procura di Milano, che ha appena chiuso l’indagine, durata due anni, a carico di ben 33 professionisti, esperti informatici ma soprattutto manager infedeli della WindTre, compagnia che tuttavia non risulta indagata (l’indagine è stata comunque estesa anche alla Vodafone e alla Tim).

La responsabilità sarebbe dunque solo dei professionisti, alcuni dei quali considerati dei maghi dell’informatica, capaci di realizzare meccanismi in cui l’utente si ritrovava a pagare 5 euro a settimana per servizi mai richiesti, come l’oroscopo, giochi, suonerie. Oppure abbonamenti a siti di gossip o video.

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Secondo la ricostruzione, bastava visitare una pagina web, talvolta con l’inganno di fraudolenti banner pubblicitari e, senza fare nessun click, ci si ritrovava istantaneamente ad essere abbonati a un servizio che prevedeva l’addebito automatico sul conto telefonico ogni settimana o mese in cambio dell’accesso a contenuti come notizie, gossip o video. Oppure era sufficiente attivare i Servizi a Valore aggiunto, ovvero Vas ( di cui sono state individuate 26 società fornitrici) attraverso schede sim usate tra macchine per lo scambio di dati (per esempio per la gestione della caldaia o ascensore).

Le persone a cui sono stati prelevati soldi in questo modo sono migliaia, molti dei quali rimasti inconsapevoli a lungo.

L’indagine è stata realizzata dal pm Francesco Cajani e dall’aggiunto Eugenio Fusco, col supporto di Polizia Postale, nucleo speciale tutela privacy e frodi telematiche e nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf.

Gli accertamenti hanno individuato un sistema illecito molto ampio che, tra il 2017 e il 2020, sarebbe ruotato attorno a WindTre e avrebbe consentito una media di 30/40mila attivazioni indebite al giorno, nella primavera di due anni fa. Gli atti sono stati inviati anche all’Agcom, che è intervenuta con una delibera nel 2021 per regolare il mercato dei Vas.

Da sottolineare che almeno la metà degli illeciti guadagni sarebbero stati incassati dalla compagnia telefonica, che tuttavia non è indagata. Quindi si può supporre che gli incassi servissero ad aumentare la visibilità dei professonisti nel luogo di lavoro e a chiedere contratti migliori.

Ecco i principali responsabili. Si tratta dell’ex manager di WindTre Alessandro Lavezzari, Luigi Saccà - figlio di Agostino, ex dg Rai -, Fabio De Grenet. E poi Angelo Salvetti e Fabio Cresti, all’epoca rispettivamente legale rappresentante e vice presidente di Pure Bros Mobile spa, azienda che si occupa dello sviluppo di servizi digitali di mobile marketing e mobile payment; un consulente della stessa società, un socio di un’agenzia pubblicitaria e tre sviluppatori, cioè giovani ’maghi’ dell’informatica italiani che ai tempi lavoravano per una azienda con sede all’estero.

È attesa per la fine dell’anno la chiusura di un’altra parte dell’indagine per la quale, ha spiegato in una nota il Procuratore di Milano Marcello Viola, «il fenomeno accertato è attualmente scomparso».

Le intercettazioni fatte hanno aiutato a capire gli accordi tra manager interni ed esterni alla compagnia telefonica. «Se utilizziamo le vostre agenzie riusciamo a farne 2 o 3mila?», chiedeva un manager di DigitApp. E De Grenet : «noi siamo i primi che vogliamo mettervi nella condizione di lavorare...». I manager esterni stipulavano accordi per avere una loro percentuale ad ogni click.

Intanto 19 milioni sono stati sottoposti a sequestro preventivo, anche intervenendo su conti all’estero, mentre altri 21 milioni sono stati oggetto di ulteriore sequestro nei confronti dell’operatore telefonico, in quanto considerati “ricavi tossici”.

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