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Truffe via internet, decide il giudice dove il pagamento viene incassato

La competenza spetta al tribunale del luogo dove è stato aperto il conto corrente su cui il frodatore ha ricevuto il pagamento di quanto acquistato

di Camilla Curcio

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2' di lettura

Nelle truffe con bonifico bancario orchestrate tramite vendite online, la competenza a giudicare spetta al tribunale del luogo dove è stato aperto il conto corrente su cui il frodatore ha ricevuto il pagamento dei beni o dei servizi acquistati. Lo ha stabilito la seconda sezione penale della Cassazione che, con la sentenza numero 27012/22, depositata il 13 luglio, ha annullato per incompetenza territoriale le sentenze di primo e secondo grado contro un cinquantaquattrenne, accusato di truffa aggravata.

Il ricorso dell’imputato

Avallando la decisione del Tribunale di Ravenna, la corte d'Appello di Bologna aveva confermato la condanna dell'uomo a un anno e due mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 250 euro. Nel ricorso presentato in Cassazione, tuttavia, l'imputato aveva segnalato una violazione di legge da parte della Corte territoriale, sottolineando come i giudici avessero omesso di rilevare che, trattandosi di una somma di denaro accreditata con un bonifico (e non una semplice ricarica) su un conto corrente acceso presso l'istituto “Che Banca” di Pescara, competesse al tribunale locale giudicare il reato.

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La truffa attraverso bonifico bancario

Nello specifico, infatti, «nell'ipotesi di truffa contrattuale realizzata attraverso la vendita di beni online pagati con bonifico, il reato si consuma nel luogo dove l'agente consegue l'ingiusto profitto con la riscossione della somma e non già in quello in cui viene data la disposizione per il pagamento da parte della persona offesa» (Cassazione, 48027/2016 e 54948/2017). L'operazione, in teoria, è reversibile: fino a quando, infatti, il beneficiario non ritira la somma allo sportello della sede centrale o di una delle filiali dell'ufficio bancario o postale, l'acquirente può revocare l'ordine ed eludere la truffa.

L'inganno mediante carte prepagate

Scenario diverso da quello che, ad esempio, si configura nel caso di condotte fraudolente realizzate, sempre sul web, con metodi di pagamento alternativi, come le ricariche su postepay e prepagate. In questo caso, infatti, «il tempo e il luogo della consumazione della frode sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento dei soldi sulla carta, atteso che tale operazione, in ragione della sua irrevocabilità, realizza contestualmente sia l'effettivo conseguimento del bene da parte dell'agente – che ottiene l'immediata disponibilità della somma versata – sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima» (Cassazione, 25230/2015; 49321/2016 e 52003/2019).

Riconoscendo, dunque, che la competenza a giudicare il fatto appartenesse al Tribunale di Pescara e non a quello di Ravenna, la Cassazione ha annullato senza rinvio sia la sentenza impugnata dal ricorrente che quella di primo grado.

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