guerra commerciale

Trump abbassa il tiro contro gli investimenti cinesi

di Marco Valsania

(Ap)

2' di lettura

New York - Donald Trump apre uno spiraglio che potrebbe, qualora confermato, evitare nuove escalation delle guerre commerciali con la Cina: forse scottato dalle scosse sul mercato azionario, dai danni alle aziende americane causati da spirali di dazi e rappresaglie internazionali e dalle divisioni tra i suoi stessi collaboratori, il Presidente ha suggerito che potrebbe alla fine accontentarsi dell’applicazione di strumenti esistenti, magari aggiornati, per limitare o sbarrare la strada a investimenti di Pechino in società e tecnologia americana.

Potrebbe evitare cioè di far scattare, entro fine settimana, due nuove e drastiche iniziative intese a bloccare molto più aggressivamente acquisizioni targate Cina e a stringere controlli su sofisticati export.
«Abbiamo la migliore tecnologia al mondo - ha rivendicato Trump - La gente viene qui a rubarla. Dobbiamo proteggerla e questo può essere fatto attraverso lo Cfius», il cosiddetto Committee on Foreign Investment in the US che esamina acquisizioni e fusioni internazionali sulla base di considerazioni e preoccupazioni di sicurezza nazionale.

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Se rimarrà davvero tale - un grande se, vista la volubilità della Casa Bianca - la posizione adesso espressa potrebbe segnalare un ritorno in auge, o quantomeno una temporanea vittoria, del Segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Il Ministro è l’esponente dell’ala più moderata, assieme al consigliere economico Larry Kudlow, e ha ripetutamente auspicato una de-escalation con la Cina. Proprio il Tesoro dovrebbe annunciare entro fine settimana le sue intenzioni sul fronte degli investimenti cinesi e Mnuchin non ha nascosto il desiderio di non “appesantire” il sistema basato sullo Cfius e di non menzionare direttamente la Cina nel promuovere nuovi sforzi a difesa della proprietà intellettuale americana.

I falchi dell'amministrazione, il guru dell'interscambio Peter Navarro e il Rappresentante commerciale Robert Lighthizer, sostengono invece la necessità di nuovi regimi esplicitamente anti-Pechino, che blocchino l’ingresso di società controllate al 20% o 25% da cinesi nel capitale di gruppi americani impegnati in significative tecnologie sotto il profilo industriale, limitino altre forme di influenza cinese su aziende Usa e introducano ulteriori controlli all’export di simile hi-tech. Trump ha definito ieri le indiscrezioni affiorate su quelle iniziative come “voci fasulle”.

Non solo. La nuova dichiarazione di Trump potrebbe rappresentare un ammorbidimento anche rispetto a precedenti indicazioni se comunque nuove strette accanto all’azione del Cfius fossero necessarie e in arrivo. Il Congresso sta da parte sua cercando di far passare una riforma di questo speciale Comitato interministeriale e della legge del 1988 che ne autorizza le attività, con l’obiettivo di rafforzarlo e venire così incontro ai desideri dell’amministrazione di una maggior severità.

Alcuni osservatori sottolineano che a favorire l’emergere di più miti propositi potrebbero contribuire le tensioni esplose sul mercato azionario al cospetto delle paure di guerre commerciali fuori controllo e della confusione sulle scelte della casa Bianca. Una sola rimane però la certezza: che le giravolte nelle strategie e nei conflitti commerciali della Casa Bianca non sono finite.

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