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Trump: ai miei comizi senza mascherina. Ma il suo staff chiede la manleva ai partecipanti

Il presidente riprenderà i rally mercoledì 19 giugno da Tusla, in Oklahoma, città simbolo delle violenze razziali e dei suprematisti bianchi

di Riccardo Barlaam

(REUTERS)

5' di lettura

Nel giorno in cui gli Stati Uniti hanno superato i due milioni di casi accertati di coronavirus, il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di riprendere i rally elettorali nelle arene, senza mascherine e senza distanziamento sociale. Seguendo quelli che sono gli indirizzi dei gruppi di estrema destra e dei complottisti più vari a proposito del Covid-19, per cui il virus sarebbe stato creato ad arte dai cinesi per minacciare gli Stati Uniti e la mascherina non serve - le misure di mitigazione al momento sono l’unico modo secondo tutti gli scienziati per limitare la diffusione: seguendo questa interpretazione, il lockdown sarebbe una limitazione della libertà individuale garantita dalla Costituzione, sacra negli Stati Uniti, così come il diritto a detenere armi in casa, anche se il tempo del Far West e della guerra civile è passato da due secoli.

L’aumento dei casi in 20 stati
La diffusione del coronavirus non si ferma davanti alla retorica elettorale del tycoon. La situazione è migliorata a New York e Los Angeles e nelle principali città più colpite che hanno attuato le misure di contenimento, ma focolai continuano a manifestarsi negli Stati del Sud, nel Midwest, in Alaska: stati periferici finora meno interessati dalla pandemia, quelli a maggioranza repubblicana, dove sono concentrati i “negazionisti” a oltranza del “virus cinese”. In 20 stati continuano i contagi continuano ad aumentare. In Texas i casi di coronavirus sono aumentati del 2,3% a 81.583 casi, sorpassando la media degli ultimi sette giorni del 2,2% secondo i dati del Dipartimento federale alla Salute. Le morti sono salite dell’1,9% a 1.920, il maggiore incremento giornaliero in una settimana. Nuovi casi stanno emergendo in altri stati, e fanno aumentare le preoccupazioni degli esperti su una seconda ondata di virus, che secondo alcuni sta iniziando ma è destinata ad aumentare fino all’autunno. Anche l’Arizona ha visto aumentare i contagi.

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Houston torna in lockdown
In un clima un po’ surreale il presidente Trump è appena stato in Texas, a Dallas e a Houston, per partecipare a due eventi elettorali. Il messaggio centrale dei suoi incontri con i leader religiosi e con i suoi sostenitori è stato la riapertura degli Stati Uniti, la fine dell’incubo pandemia e dell’emergenza. Ma la propaganda trumpiana è stata in qualche modo disturbata dall’aumento delle infezioni negli ultimi giorni proprio a Houston, congettura che ha portato il sindaco della città a ordinare un nuovo lockdown.

Trump vuole tornare al bagno di folla
Bizzarro. Trump, in discesa libera nei sondaggi, è impaziente e vuole tornare al più presto davanti alle folle oceaniche nei suoi rally elettorali. A parole il presidente invita i suoi sostenitori a recarsi ai comizi senza preoccuparsi troppo di mascherine e distanziamento: non vuole parlare davanti a una platea che appare vuota per il distanziamento sociale, così come non vuole avere davanti un mare di volti coperti da mascherine - lui stesso ha sempre rifiutato di indossarne una - ma insiste nella sua idea di voler proiettare a tutti i costi, anche contro le evidenze, un messaggio positivo al paese di un ritorno alla vita normale e una ripartenza dell’economia, nonostante i consigli dei suoi consulenti scientifici, a partire dal dottor Anthony Fauci, che sostengono che la pandemia non è ancora superata, ed è pronta a ritornare fuori, se non si fa attenzione ai comportamenti individuali e agli assembramenti.

Il negazionismo e l’ottimismo a tutti i costi di Trump si scontra con la realtà di una pandemia che non è affatto sconfitta. Così se The Donald invita le folle senza mascherine ai suoi comizi. Dall’altro lato però i responsabili del team elettorale del presidente non vogliono prendersi responsabilità e chiedono a tutti i partecipanti in via preventiva di firmare una dichiarazione in cui rinunciano a ogni tipo di richiesta di danni, nel caso che contraggano la malattia del nuovo coronavirus durante i comizi elettorali.

La prima tappa del rally di Trump sarà in Oklahoma, uno stato profondamente repubblicano, il 19 giugno. Per ottenere il ticket online del primo comizio, al Bok center di Tusla, i partecipanti devono accettare una clausola che recita il seguente messaggio: «Tu e ogni ospite assieme a te volontariamente vi assumete tutti i rischi relativi all’esposizione al Covid 19 e non vi rivarrete su Donald Trump, il Bok Center, l’organizzazione o ogni persona dello staff per qualsiasi malattia o infortunio». Come a dire: sì certo il virus è una montatura, venite pure senza mascherina ai nostri comizi, se però vi ammalate - perché è probabile accada in caso di assembramenti di questi tempi - sappiate che non è colpa nostra e, in poche parole, arrangiatevi.

Tusla città simbolo del razzismo
Un modo di operare che fa capire le responsabilità dell’attuale presidente e dei suoi messaggi discordanti alla nazione nella diffusione del virus negli Stati Uniti. Dove, appunto, i casi sono saliti oltre i 2 milioni e i morti sono più di 115mila ormai, primo paese al mondo per diffusione e vittime. E’ significativo anche il luogo scelto da Trump per ripartire con i suoi comizi elettorali dopo le manifestazioni anti razziali per l’uccisione di George Floyd. Tusla è la città dove si sono svolti i peggiori episodi di violenze razziali nel 1921 quando un gruppo di bianchi attaccò dei cittadini neri con armi e esplosivi gettati da aeroplani. La scelta della città, a pochi giorni dai cortei di protesta in tutta la nazione, ha provocato critiche dai democraci. «Non solo strizza l’occhiolino ai suprematisti bianchi ma li invita a un welcome home party», ha detto la senatrice Kamala Harris, candidata più probabile al momento per fare da vicepresidente a Joe Biden.

Dopo l’Oklahoma Trump ha programmato altri comizi negli Stati del Sud come Florida, Arizona e North Carolina. Nonostante l’aumento dei casi di coronavirus in molti di questi stati, Trump tornerà a tenere i comizi. Con la postilla per i suoi valorosi patrioti senza maschera che in caso di infezione durante uno dei suoi rally elettorali non si potranno chiedere danni agli organizzatori né al loro paladino della grande America, piuttosto ammaccata in questo ultimo anno dai danni della pandemia, lo stop dell’economia e le maggiori proteste sociali contro il razzismo degli ultimi cinquant’anni.

Biden: Trump vuole ignorare la realtà
Il candidato democratico Biden, in testa da due mesi nei sondaggi nazionali per le elezioni di novembre, ha detto che la decisione di Trump di riavviare il tour della campagna elettorale «è come voler ignorare la realtà. Lui può cercare di dimenticarsi del Covid-19, ma il Covid-19 non si è dimenticato di noi. In più di 20 stati il livello di infezioni continua ad aumentare», ha scritto in una nota il candidato democratico.

La Convention repubblicana in Florida
Intanto il Comitato nazionale Repubblicano ha annunciato la decisione di spostare la convention per la nomination, e il discorso di accettazione da parte del presidente Trump a Jackosnville, in Florida nel fine settimana del 24 agosto. La convetion Gop avrebbe dovuto svolgersi a Charlotte, in North Carolina. Ma il governatore dello stato Roy Cooper ha rifiutato di autorizzare l’evento per via delle misure di distanziamento sociale e l’obbligo di indossare le mascherine che non sarebbero state rispettate né dagli organizzatori e né dai partecipanti. Alla Convention repubblicana sono attesi 19mila delegati più altre migliaia di persone tra organizzatori, collaboratori del partito, giornalisti. Trump ha twittato che il partito repubblicano è stato «obbligato a cercare» una nuova città per la convention del partito. E’ stato accolto a braccia aperte dal governatore Ron DeSantis «Jackosnville è una grande città. Mostrerà tutta l’energia della Florida nell’ospitare un momento storico per la storia della nostra nazione».

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