assemblea generale

Trump all’Onu: la Cina ha troppo potere, Iran sponsor del terrorismo. Non una parola sul clima

La Casa Bianca anticipa le dichiarazione del presidente Usa all’Assemblea Onu: «Quando si indebolisce la sicurezza dei confini si indeboliscono i diritti umani e la dignità umana»

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Lo sguardo di Greta all'Onu mentre passa Donald Trump

3' di lettura

NEW YORK - Nel giorno in cui a Washington si fanno pressanti le voci dell’avvio della procedura di impeachment contro Donald Trump, con gli indici a picco a Wall Street, in seguito alle rivelazioni sulle pressioni che avrebbe fatto sull’Ucraina per indagare sul figlio del candidato democratico Joe Biden, il presidente americano ha tenuto il suo terzo discorso al Palazzo di Vetro, per la 74esima sessione della Assemblea generale dell’Onu. Un discorso fiero, patriottico, stranamente moderato e poco muscolare, in cerca di consenso. I temi sono quelli della sua agenda, ma per una volta Trump ha parlato più da statista conservatore che da giamburrasca populista. La Cina che ha assunto troppo potere. L’Iran sponsor del terrorismo. L’America tornata grande potenza militare, faro della della sovranità nazionale. La lotta all’immigrazione illegale. La crisi in Venezuela e la fine della guerra in Afghanistan.

LEGGI ANCHE / Scandalo Ucraina: per Trump impeachment più vicino

Neanche una parola sul clima
Lo scorso anno in questo consesso Trump aveva suscitato l’ilarità generale quando, nelle prime battute si era autodichiarato «il più grande presidente della storia degli Stati Uniti». Era rimasto male dall’accoglienza dei capi di stato e di governo: un imbarazzante silenzio seguito dalle risate dei presenti. Cravatta rossa, il colore dei repubblicani, su un abito azzurro-afghano cangiante, Trump ieri è apparso più controllato e misurato del solito. Non ha speso neanche una parola sull’emergenza climatica.

Ha ricordato gli investimenti record nella Difesa che hanno reso l’America ancora più potente, «la nazione più forte e ricca del mondo». Con una serie di slogan: «Bisogna essere orgogliosi della propria nazione. Se tieni alla libertà devi essere patriota. Il futuro non appartiene ai globalisti ma ai patrioti».

Ha fatto cenno ai successi economici del suo governo, alla disoccupazione ai minimi, gli occupati tra gli afroamericani al più alto livello di sempre. Gli Stati Uniti diventati il primo paese produttore di petrolio e di gas. «Da quando sono presidente 2,3 milioni di americani sono usciti dalla povertà».

Poi si è soffermato a lungo sulla guerra dei dazi con la Cina. «La mia ambizione è quella di riformare il commercio internazionale. Per decenni è stato basato su una filosofia sbagliata che favoriva le delocalizzazioni e ha fatto perdere tanti posti di lavoro e chiudere aziende. Negli ultimi 25 anni il settore manifatturiero negli Stati Uniti ha perso 4,2 milioni di occupati».

Troppo potere alla Cina sui commerci internazionali
La Cina con la globalizzazione ha assunto un potere che «non è accettabile per noi. Da quando è entrata nella Wto gli Usa hanno perso 600mila aziende», ha detto. I dazi sui prodotti cinesi «hanno portato miliardi di dollari nelle casse del Tesoro». Gli Stati Uniti sono aperti un accordo «che sia buono per entrambi i Paesi» ma c’è l’America prima: «Il presidente Xi è un grande leader, noi vogliamo la cooperazione ma io non mi stancherò mai di difendere gli interessi degli americani».

L’endorsement a Johnson sulla Brexit
Trump ha ricordato il successo dei negoziati con Messico e Canada per raggiungere un nuovo accordo commerciale più equilibrato. «In queste ore incontrerò Shinzo Abe e presto sigleremo un accordo eccezionale con il Giappone». Lo stesso vuole fare con Boris Johnson, il premier britannico che ha visto ieri un bilaterale, con il quale «lavoreremo per un magnifico accordo che rilanci le nostre relazioni commerciali dopo la Brexit ».

GUARDA IL VIDEO / Monito a Iran, Trump invia nuove forze in Medio Oriente

Iran sponsor del terrorismo
Il leader americano si è poi dilungato sull’Iran: «Nessun paese come l’Iran oggi è sponsor del terrorismo. Le crisi in Siria e nello Yemen dicono questo». Ha parlato di un regime «assetato di sangue», ma ha lasciato la porta aperta ai negoziati. In queste ore il presidente francese Emmanuel Macron sta cercando di fare da ponte per far avvicinare le diplomazie dei due paesi. Sembra poco probabile un incontro tra Trump e Rohuani, anche per la diffidenza iraniana. «Gli attacchi recenti agli impianti petroliferi dei sauditi sono inaccettabili. L’America è pronta ad aiutare lo sviluppo del popolo iraniano. Noi vogliamo partner non avversari. Ma l’Iran - ha concluso Trump - deve abbandonare le sue ambizioni nucleari».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...