dopo l’attacco

Trump annuncia sanzioni contro la Turchia ma la guerra in Siria si allarga

Imporrà dazi raddoppiati al 50% sull'acciaio importato dal Paese, riportandoli al livello precedente ad una riduzione avvenuta a maggio

di Marco Valsania


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4' di lettura

NEW YORK - Un ordine esecutivo che autorizza sanzioni americane contro la Turchia, in risposta alla violenta offensiva di Ankara nel nord della Siria che sta seminando distruzione e morte tra i curdi e che rischia di rilanciare le forze di Isis, rafforzare a Damasco il regime di Bashar al-Assad e accrescere l'influenza di Mosca e Teheran nella regione.

Donald Trump ha deciso di prendere di mira attuali eD ex dirigenti del governo turco e «ogni individuo che contribuisca alle azioni destabilizzanti della Turchia nel Nordest della Siria».

Imporrà dazi raddoppiati al 50% sull'acciaio importato dal Paese, riportandoli al livello precedente ad una riduzione avvenuta a maggio. E ha decretato lo stop a negoziati verso un accordo commerciale bilaterale da cento miliardi di dollari.

L'ordine consentirà anche una escalation delle sanzioni, contro «chi sia coinvolto in serie violazioni dei diritti umani, nell'ostruzione di cessate il fuoco, nell'impedire il rientro a sfollati, nel forzato rimpatrio di rifugiati o nel minacciare la pace, la sicurezza e la stabilità in Siria». Le ulteriori misure potrebbero prendere la forma di «provvedimenti finanziari, sequestro di proprietà e divieto all'ingresso negli Stati Uniti».

La Casa Bianca intima alla Turchia che «non deve mettere a repentaglio» i successi ottenuti nella regione contro il Califfato di Isis, i terroristi islamici. E le chiede di avere quale «priorità quella di proteggere i civili, soprattutto le vulnerabili minoranze etniche e religiose nel Nordest della Siria». Trump asserisce di esser stato «chiaro con Erdogan», il leader turco: «L'azione della Turchia sta facendo precipitare una crisi umanitaria e crea le condizioni per possibili crimini di guerra». Il presidente statunitense conclude poi con una minaccia: «Sono del tutto pronto a distruggere rapidamente l'economia turca se i leader del Paese continueranno su questo cammino pericoloso e distruttivo».

Sanzioni, appelli e minacce dovranno però dimostrare la loro efficacia: la Casa Bianca non ha menzionato embarghi a forniture belliche - e la situazione militare appare delicata con Ankara, membro della Nato che ospita armi nucleari presso basi Usa in Turchia nei fatti a rischio di diventare ostaggio di Erdogan. Il governo turco ha inoltre finora fatto sapere che eventuali sanzioni, americane e europee, non fermeranno la sua offensiva.

Confermato il ritiro americano
Trump ha inoltre riaffermato che le truppe americane nell'area non svolgeranno alcun ruolo: ne ha confermato il ritiro - forse un migliaio di soldati in tutto - dal nord della Siria, una manovra che potrebbe richiedere giorni e che lascerà solo una piccola guarnigione nella base meridionale di At Tanf per continuare missioni anti-Isis. Quel ritiro è stato criticato da politici di entrambi i partiti americani, repubblicani e democratici, oltre che dai curdi, finora stretti alleati degli Stati Uniti, come una svolta e un “tradimento” alla radice dell'attuale dramma.

Critiche sono giunte anche dall'Arabia Saudita, in particolare dal nuovo ambasciatore di Riad a Londra ha definito la scelta “un disastro” per il Medio Oriente.

La luce verde a Erdogan in una telefonata
Trump, con il ritiro, ha dato il via libera all'invasione turca del nord della Siria e agli attacchi ai curdi, che Ankara considera alla stregua di terroristi legati a forze separatiste interne. La luce verde è arrivata durante una telefonata con Recep Tayyip Erdogan la scorsa settimana.

Una telefonata dove le ricostruzioni hanno indicato che Trump avrebbe seguito i propri istinti politici, senza una strategia e con una sola bussola: mantenere la promessa elettorale, ora che corre per la rielezione, di riportare rapidamente a casa tutti i soldati americani da quelle che ha definito «guerre infinite».

LEGGI ANCHE / Perché Assad va in soccorso dei curdi

La contrarietà del Pentagono
Simili ipotesi di ritiro, balenate fin dallo scorso dicembre, erano state invece osteggiate dal Pentagono, che è ora parso colto di sorpresa dalla mossa di Trump con numerosi funzionari e militari anonimi che hanno rivelato alla stampa Usa di «vergognarsi» dell'abbandono dei curdi. Anche ex esponenti della sua stessa amministrazione hanno denunciato la svolta. Ma i ranghi dei consiglieri di politica estera della Casa Bianca si sono ormai enormemente assottigliati, facendo apparire le decisioni di Trump sempre piu' imprevedibili e esposte a debacle e contraddizioni.

Crimini di guerra
Le forze turche e le milizie siriane al loro fianco, stando alle notizie dal fronte, si stanno macchiando anche di crimini, compresa l'esecuzione a sangue freddo di prigionieri e donne, tra cui una giovane militante dei diritti umani trascinata fuori dall'auto e uccisa. Sotto il profilo geopolitico, il ritiro di Trump ha anche rimesso in gioco allineamenti e futuro dell'area. I curdi si sono sentiti costretti a raggiungere un accordo con il presidente siriano Bashar al-Assad, considerato dall'Occidente responsabile di atrocità e uso di armi chimiche. le truppe del governo di Damasco hanno marciato per la prima volta da anni verso il nord della Siria grazie all'intesa con i curdi, uno sviluppo che rischia di accrescere anche l'influenza di Russia e Iran, gli sponsor di Assad, e che finora gli americani volevano evitare.

L’inedita alleanza tra curdi e Assad
La necessità dei curdi di allearsi con Assad è stata spiegata dal comandante delle forze curde in un articolo su Foreign Affairs che paventa altrimenti lo spettro di un genocidio per mano turca. Anche una ricostituzione di Isis, con oltre undicimila militanti e decine di migliaia di loro familiari in campi gestiti dai curdi, è possibile. Potrebbero fuggire - è gia; accaduto in alcuni casi - in assenza di controlli. Gli americani hanno lasciato sul campo decine di cosiddetti personaggi di “alto valore” del terrorismo islamico, incapaci di prelevarli prima dell'azione turca. I curdi erano stati finora i migliori alleati degli americani e dell'Occidente nella lotta a Isis, alla quale hanno sacrificato migliaia di combattenti.

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