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Trump, arriva mega piano di investimenti: 2mila miliardi per le infrastrutture pubbliche

di Riccardo Barlaam


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4' di lettura

Donald Trump si prepara a presentare un piano di infrastrutture pubbliche da 2mila miliardi di dollari. Una somma enorme, per tenere fede a una promessa elettorale, nell’ottica della strategia presidenziale del “Rebuilding America”, con un gigantesco piano keynesiano che spingerà ancora di più l’economia americana nel 2020, l’anno delle elezioni nel quale tradizionalmente il Pil rallenta.

Il fatto importante e nuovo è che sul piano si è trovata la convergenza con i leader democratici del Congresso, Nancy Pelosi e Chuck Schumer. A inizio settimana si è svolto un incontro di novanta minuti a porte chiuse alla Casa Bianca. Incontro definito positivo e cordiale. I presenti, da fonti democratiche, hanno raccontato che a un certo punto, segno della ritrovata armonia, Trump ha offerto un Tic Tac a Nancy Pelosi, terza carica dello Stato, che ha accettato la pax della mentina dopo mesi di tensioni per lo shutdown e per il muro. A quel punto il presidente ha detto che gli suona bene il piano da 2mila miliardi, una cifra tonda. Ha detto che è pronto a prendere decisioni che stupiranno i suoi, i repubblicani, contrari da sempre all’aumento di tasse. La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha confermato che si è trattato di una «eccellente e produttiva discussione». E all’uscita dalla Casa Bianca, davanti alle telecamere Pelosi ha detto, positiva e sorridente, che il piano delle infrastrutture è interesse anche del suo partito. E ha assicurato che i democratici lo voteranno alla Camera, dove hanno la maggioranza dalle elezioni di midterm e anche al Senato. Schumer, il leader della minoranza al Senato, ha definito l’incontro con Trump cruciale e cordiale. Insomma prevale la sensazione che si possa arrivare davvero a un accordo storico sul piano infrastrutture nell’interesse bipartisan dell’America e degli americani.

L’ipotesi è quella di finanziare il piano senza far aumentare il deficit federale, già arrivato a livelli record sotto l’amministrazione Trump. Per far questo il presidente starebbe considerando la possibilità di raddoppiare la gasoline tax, l’accisa sulla benzina, che al momento è a 18,4 centesimi di dollaro per gallone (un gallone equivale a 4,5 litri), e che non viene ritoccata da un quarto di secolo. In un incontro con i rappresentanti del Congresso un anno fa il presidente Trump aveva già espresso il suo sostegno a un’ipotesi di aumento della gasoline tax di 25 centesimi a gallone. Ipotesi che torna a farsi strada ora per finanziare ponti, strade, ferrovie ma anche le infrastrutture per le reti internet a 5G nelle città e nell’America rurale. L’altra misura allo studio sarebbe quella di raddoppiare la tassa sui voli aerei pagata da ogni passeggero pari a 4,5 dollari e che l’amministrazione vorrebbe portare a 8-9 dollari.

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Il primo piano infrastrutturale originario da mille miliardi di dollari presentato da Trump nella sua piattaforma elettorale, mai attuato, prevedeva la ripartizione della spesa tra finanziamenti federali, pari al 20% - 200 milioni di dollari a fondo perduto - e fondi statali e locali per il restante 80%. Una proposta che non è mai piaciuta ai democratici preoccupati dalle complicate situazioni finanziarie in cui versano i bilanci di diversi stati e grandi città americane. Lo stesso Trump ha cambiato idea e ora definisce quel primo piano «stupido»: il suo nuovo maxi piano di opere pubbliche da 2mila miliardi verrebbe finanziato per la gran parte dalle casse federali, con l’aumento delle accise e delle tasse sui voli aerei. Fra tre settimane, nel prossimo incontro con i legislatori alla Casa Bianca, se ne saprà di più perché il presidente illustrerà la proposta dell’amministrazione per finanziare il gigantesco pacchetto di opere pubbliche.

IL GAP INFRASTRUTTURALE
IL GAP INFRASTRUTTURALE
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Trump vuole a tutti i costi portare avanti questa promessa, sia in chiave elettorale che soprattutto per continuare a sostenere la crescita economica, è uno dei suoi chiodi fissi. Merito che gli riconoscono in tanti negli Stati Uniti, a dispetto delle tante pecche che gli vengono attribuite (Russiagate, dichiarazioni fiscali, accuse delle amanti, accuse di corruzione) e che probabilmente peserà a suo favore – e lui lo sa – nel momento in cui nelle urne gli americani dovranno decidere e se riconfermargli la fiducia per altri quattro anni. I numeri dell’economia sono tutti a suo favore. Gli ultimi dati sul gradimento degli americani della presidenza Trump mostrano un aumento della fiducia proprio sul capitolo dei temi economici: secondo l’ultimo sondaggio Cnn, il 56% degli americani ritiene che Trump stia facendo un «buon lavoro sull’economia».

Il presidente proporrà un piano infrastrutturale di tipo più tradizionale con il 50-80% dei fondi che arriveranno dal governo federale, lasciando respirare le municipalità e gli stati. Farà una mossa a favore dei dem in cambio della non belligeranza sulle inchieste in corso. Fondamentale sarà mantenere la “pace del Tic Tac” con Nancy Pelosi e con i democratici. Perché prima di diventare legge il piano della Casa Bianca dovrà passare il vaglio di undici Commissioni parlamentari ed essere approvato alla Camera e al Senato.

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