IL FOCUS

Trump atto primo: Tpp affossata, Nafta minacciato

di Stefano Carrer

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(Afp)


4' di lettura

La presidenza Trump inizia con una iniziativa che rappresenta uno (sia pur atteso) schiaffo al Giappone e rilancia nel Sol levante - e nel mondo - le apprensioni sulle strategie economico-commerciali della nuova amministrazione Usa.

Subito dopo la cerimonia di insediamento, un comunicato della Casa Bianca ha annunciato che la nuova strategia di politica commerciale americana «inizia con il ritiro dalla Trans-Pacific Partnership», dando la certezza che «ogni futuro accordo commerciale sia nell'interesse dei lavoratori americani». Così è stato anche affermato l’impegno a rinegoziare il trattato nordamericano Nafta, con minaccia di denunciare l'intesa se le trattative di revisione non andassero a buon fine, ossia se Messico e Canada non venissero incontro ai desiderata della nuova Amministrazione. Trump ha dunque agito esattamente come aveva promesso: il suo primo atto è stato affossare la TPP.

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Il governo giapponese, proprio poche ore prima della cerimonia a Washington, aveva ufficialmente notificato alla Nuova Zelanda (incaricata della “gestione” della TPP, il patto firmato tra 12 Paesi dell'Area-Pacifico) di aver concluso tutte le procedure interne di ratifica della TPP, diventando i primo Paese a farlo. Una mossa che voleva essere simbolica ma non solo, sia nell'affermare che Tokyo si propone un campione delle liberalizzazioni commerciali sia nell'inviare un segnale che la TPP non deve esser considerata lettera morta, anche se senza gli Usa non potrà entrare in vigore.

Il premier Shinzo Abe aveva investito molto del suo capitale politico nella TPP, osteggiata dalla lobby agricola giapponese. Non a caso il presidente delle coop agricole dell'Hokkaido, Toshiaki Tobita, ha subito cantato vittoria, ma ha anche avvertito il governo che si prepara a osteggiare qualsiasi ipotesi di Free trade agreement bilaterale. In effetti, è ovvio che proprio l'enfasi di Trump sul “sacro egoismo” nazionale renderà difficile a politici stranieri vendere nelle loro patrie ogni accordo commerciale a due con gli Usa come “win-win”, ossia vantaggioso anche per la controparte degli States.

Akio Mimura, presidente della Camera di commercio e industria giapponese, ha dichiarato che il ritiro americano dalla TPP «impatterà negativamente sull'economia globale, comprese le nostre». Il presidente dell'associazione dei dirigenti dell'industria (Keizai Doyukai), Yoshimitsu Kobayashi, ha sottolineato in un comunicato che la promozione del free trade è indispensabile per uno sviluppo sostenibile dell'economia globale. Agli industriali giapponesi non pIace proprio che Trump non faccia distinzioni. Il presidente della Confindustria giapponese (Keidanren), Sadayuki Sakakibara, ha sottolineato che gli investimenti diretti giapponesi negli Usa danno lavoro a circa 1,7 milioni di persone. «La business community giapponese continuerà a osservare, con grandi attese ed interesse, come gli Usa, sotto il nuovo presidente, guideranno il mondo – ha dichiarato – Al tempo stesso, cercheremo di promuovere con l'Amministrazione Trump comprensione reciproca su questioni come la TPP e l'accordo di Parigi (sul clima), che sono importanti non solo per il Giappone e gli Usa ma per la stabilità e lo sviluppo mondiale».

Vertice a breve - Il premier Abe aveva pienamente condiviso con Obama l'idea che la TPP dovesse rappresentare ben più di un accordo commerciale, ma estendersi a simbolo economico del “rebalancing” americano verso l'Asia e a uno strumento strategico per evitare che la potenza economica cinese rafforzasse la sua influenza sull'area regionale fino a egemonizzare anche le regole del trading. In occasione dell'inaugurazione di Trump, Abe ha emesso un comunicato in cui ha espresso «le più sincere congratulazioni», aggiungendo che «l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti è il fondamento della politica estera e di sicurezza giapponese: è mia intenzione rafforzare ulteriormente il saldo legame tra Giappone e Usa basato su una relazione di fiducia tra noi due leader».

Abe spera dunque nella costruzione di un sincero rapporto a due. Ha già incontrato Trump, irritualmente, alla Trump Tower a novembre alcuni giorni dopo le elezioni. Ora Abe conta di incontrarlo a Washington il prima possibile, nelle prossime settimane, e di cercare anzitutto di dissipare quella che a Tokyo viene percepita come una sua visione “datata” (risalente alle controversie degli anni ‘80) dei rapporti economici con il Sol Levante. I rischi per il Giappone sono di vario tipo. Anzitutto, si tratta di individuare alternative alla Tpp* Trump avrà qualcosa da proporre? In secondo luogo, una eventuale guerra commerciale tra Usa e Cina danneggerebbe molto anche Tokyo. In terzo luogo, non e' chiaro l'atteggiamento della nuova Amministrazione sul fronte valutario: l'ipotesi peggiore e' che anche Tokyo si trovi esposta ad accuse di pratiche valutarie anticoncorrenziali. Piu' in generale, un aumento delle tensioni internazionali – commerciali e non – porterebbe a un indesiderato rafforzamento dello yen.

Il capitolo difesa - Spinoso è anche il capitolo della Difesa. Tokyo ritiene di pagare abbastanza (circa il 75%) del conto per il dispositivo militare americano in Giappone. Trump ha detto di volere che gli alleati paghino di più per la protezione statunitense. In particolare, Abe vorrà strappare a Trump la conferma che l'alleanza militare copre anche le isole Senkaku, rivendicate dalla Cina, così come ha già affermato nelle sue audizioni al Senato il nuovo Segretario di Stato Tillerson. Uno scenario per cui il Giappone dovrà contare di più sulle sue forze e quindi aumentare il budget per la Difesa, per certi versi, non risulterà del tutto sgradito ad Abe. Sempre che gli Usa non diano l’impressione di un minore impegno strategico verso l'Asia e le consolidate alleanze regionali.

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