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Francia, tassa del 3% sui ricavi delle Big Tech. Trump promette battaglia

Il Senato francese ha approvato la legge che impone alle grandi società tecnologiche il pagamento di un imposta del 3% del fatturato. La Casa Bianca contro il provvedimento che penalizza l'export delle big tech Usa studia le contromisure che potrebbero colpire vino e auto francesi

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


'Trump inetto e vanesio'. Ambasciatore Gb nella bufera

3' di lettura

NEW YORK - Stati Uniti contro la Francia e la sua legge per tassare le grandi aziende hi-tech. L'amministrazione Trump ha avviato una indagine formale contro il provvedimento che introduce una tassa sui servizi digitali. Proprio oggi la digital tax è stata approvata in via definitiva dal Senato dopo essere passata la settimana scorsa all'Assemblea generale. La normativa imporrà una tassa del 3% del fatturato alle società che offrono servizi digitali ai consumatori francesi, con ricavi annui superiori ai 750 milioni di euro su scala globale e di 25 milioni di euro in Francia.

Il rappresentante al Commercio Robert Lighthizer ha annunciato che «gli Stati Uniti condurranno indagini sulla nuova tassa perché ritengono possa costituire una barriera sleale nei confronti delle esportazioni americane».

«La Francia è uno Stato sovrano. Prende decisioni sovrane in materia fiscale e continuerà a prendere decisioni sovrane in materia fiscale», ha detto il ministro dell’Economia Bruno Le Maire. «Tra alleati, possiamo e dobbiamo risolvere le nostre controversie senza ricorrere a minacce».

I 30 colossi nel mirino della tassa
La tassa del 3% colpirà una trentina di grandi società tecnologiche in tutto il mondo. Non solo americane. Nell'elenco ci sono Alphabet, la holding di controllo di Google, Apple, Amazon, Facebook, ma anche aziende cinesi come Alibaba, tedesche, spagnole, britanniche e persino una società francese, la piattaforma di advertising Criteo. I tecnici del governo francese stimano che la nuova tassa sui servizi digitali possa portare alle casse dello Stato circa 500 milioni di euro l'anno. Francia e altri paesi europei accusano da tempo le grandi piattaforme digitali come Google, Facebook e Amazon di produrre elevati ricavi, si parla di milioni e milioni di euro l'anno, nei rispettivi mercati nazionali ma di non pagare le tasse negli stessi paesi grazie alle architetture finanziarie più varie e alle succursali europee delle big-tech situate nei paesi con più bassa tassazione come Irlanda e Olanda. Un modo per evitare le tasse nei paesi dove operano che dovrebbero invece pagare generando ricavi negli stessi paesi.

La Commissione europea ha stimato che le società digitali pagano una percentuale di tasse effettiva del 9,5% grazie a queste pratiche, contro invece il 23% in media pagato dalle aziende dei settori più tradizionali, come quelle industriali. Il ministro delle Finanze Bruno Le Marie lo scorso dicembre aveva dettato la linea ai legislatori francesi: «È tempo che queste società paghino le tasse che devono”. Gli Stati Uniti – ha detto Lighithizer – sono molto preoccupati dal fatto che la tassa sui servizi digitali possa colpire in modo ingiusto le aziende americane». L'indagine americana sarà condotta ai sensi dell'articolo 301 del Trade Act del 1974, una normativa che conferisce al presidente l'autorità di decidere dei dazi nei confronti dei partner commerciali.

La stessa strategia della guerra alla Cina
È lo stesso meccanismo che Trump ha usato per imporre le tariffe alla Cina: l'indagine era stata avviata nel 2017 subito dopo la vittoria delle elezioni e i primi dazi contro Pechino sono arrivati a luglio del 2018. La medesima normativa del Trade Act è stata utilizzata dagli Usa per proporre controdazi contro l'Unione europea sulla questione degli aiuti pubblici ad Airbus, sulla quale si attende entro settembre un pronunciamento definitivo da parte della Wto.

Il capo negoziatore americano Lighthizer ha raccontato che il via libera all'indagine contro la Francia è arrivato proprio da Trump: «Il presidente ci ha invitati a investigare sugli effetti di questa legislazione per determinare se essa è discriminatoria o irragionevole e ostacola o limita il commercio degli Stati Uniti». La prima conseguenza è che Washington potrebbe a fine indagini, tra qualche mese, come ha riferito una persona vicina all'amministrazione, decidere di aumentare i dazi sulle esportazioni di vino e di auto francesi.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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