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Trump beffato dai giovanissimi: le finte prenotazioni online lasciano gli spalti vuoti

Teenager e fan di gruppi musicali coreani hanno preparato una trappola per il Presidente, organizzata via TikTok e Twitter

di Marco Valsania

La giustizia americana si ribella a Trump

Teenager e fan di gruppi musicali coreani hanno preparato una trappola per il Presidente, organizzata via TikTok e Twitter


3' di lettura

New York - Dopo la delusione, la beffa. Donald Trump è inciampato nei social media. O meglio in motivati teenager e fan dei gruppi musicali coreani - i cosiddetti K-Pop Stans - che attraverso TikTok e Twitter hanno orchestrato uno straordinario sgambetto alla sua campagna, finora considerata maestra nell'uso e nell'abuso delle armi digitali in politica.

Centinaia di migliaia di biglietti inesistenti

Questa volta il nuovo attivismo dei giovanissimi ha contribuito a convincere i guru del presidente - a cominciare dal suo cervello sui social, Brad Parscale - che il rally di Tulsa sarebbe stato un grande successo. Un evento sold out con un milione di americani che si erano accalcati sul sito della campagna per prenotare un biglietto. Centinaia di migliaia di prenotazioni erano invece fasulle, frutto degli sforzi sulle piattaforme Internet dalle alleanze dei teenager.

Una trappola politica segno dei tempi

Se qualcuno lo ha definito lo scherzo Internet del secolo, è stata in realtà una vera e propria trappola politica, frutto della crescente sensibilità odierna dei giovanissimi – e non solo - su diritti civili e giustizia e in opposizione alla Casa Bianca. Ha messo in modo sotto-gruppi sulle piattaforme quali K-Pop Twitter e Alt TikTok. La comunità dei fan dei K-Pop, già molto ben organizzata e nota per uno spiccato senso dell'umorismo, ha in particolare mostrato sempre più spesso di recente una inclinazione all'impegno sociale, sensibile ad esempio agli appelli del movimento anti-razzista Black Lives Matter che ha rilanciato. Tra le sue recenti azioni ha ad esempio paralizzato, inondandole di videoclip e meme, popolari hashtags dell'estrema destra quali White Lives Matter, come anche alcune app della polizia. In occasione del compleanno di Trump l'8 giugno hanno inoltre spedito valanghe di auguri sarcastici.

Le smentite a metà della campagna

Portavoce della campagna hanno smentito di essere cascati nella trappola, ma privatamente alcuni collaboratori hanno ammesso lo smacco. Ex strateghi repubblicani anti-Trump quali Steve Schmidt e politici progressisti democratici quali Alexandria Ocasio Cortez hanno sottolineato e amplificato il passo falso del presidente, celebrando l'idea della ricca campagna di Trump umiliata dai teenager. La mobilitazione dei giovani online è stata di sicuro sofisticata: un tam tam di video e messaggi diventati rapidamente virali su come prenotare i biglietti e poi altrettanto rapidamente cancellati, nel giro di poche ore, per passare inosservati all'entourage del presidente. Hanno chiesto i biglietti, pubblicizzati da Team Trump, utilizzando come prescritto un numero di telefono. Accanto a Twitter e Tik Tok hanno utilizzato per coordinarsi anche Facebook e Instagram.

L’idea iniziale da una nonna dell'Iowa

È possibile che l'idea originale delle false prenotazioni sia in realtà partita da una signora dell'Iowa, una nonna di 51 anni di Fort Dodge, Mary Jo Laupp alias #TikTokGrandma. Fin dall'11 giugno lei aveva suggerito in un video su TikTok di prenotare i biglietti gratuiti a Tulsa per far sì che molti posti rimanessero vuoti. Il video istruiva come ottenere il biglietto dando un numero di telefono e come dopo bloccare la valanghe di messaggi elettorali della campagna di Trump. Ma quell'idea è stata velocemente fatta propria dalle nuove generazioni, che dominano su un social quale TikTok che quest'anno negli Stati Uniti è avviato ad avere 45 milioni di utenti. Ondate di messaggi di teenager hanno apertamente vantato il successo sulle loro piattaforme preferite. Anche se serpeggia il dubbio su cosa possa fare della enorme massa di dati personali ora raccolta attraverso le false prenotazioni la campagna di Trump, ma anche colossi Internet quali Facebook.

A Tulsa per Trump solo in 6.200

Sabato sera a Tulsa, in Oklahoma, il rally di Trump per un rilancio in grande stile del suo sforzo di rielezione è partito malamente: il bilancio ufficiale dell'evento, arrivato ieri, ha contato alla fine solo 6.200 partecipanti in un'arena che ne poteva contenere 19.000. Nessuna traccia non solo del milione presunto, ma neppure dei centomila attesi dalla città. I consiglieri del presidente temono soprattutto che la delusione di Tulsa sia segno di malesseri profondi, dell'impatto della crisi da coronavirus e della crescente impopolarità del presidente che trapela dai sondaggi. Ma da sabato hanno anche un'altra preoccupazione: il ruolo, nello spiazzare e mandare in crisi i professionisti della campagna, dell'inedita mobilitazione di giovanissimi. Che a volte non hanno ancora il diritto di voto e che però hanno trovato il modo di far ascoltare la loro voce.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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