si aggrava il russiagate

Trump nella bufera: cerca un direttore ad interim dell’Fbi, ma il Russiagate si aggrava

di Marco Valsania

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(AFP)


3' di lettura

NEW YORK - L'amministrazione Trump corre ai ripari dopo che il maldestro licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey ha scatenato la peggior bufera dall’inizio del mandato del presidente: nelle ultime ore sono stati intervistati cinque candidati alla direzione a interim, una scelta delicata perchè l'incarico potrebbe protrarsi per mesi davanti alla necessità di scegliere un candidato adeguato e ottenerne l’approvazione del Congresso in un clima di alta tensione. E perchè i ranghi della grande agenzia investigativa e di sicurezza americana, stando alle testimonianze emerse in queste ore, hanno i nervi profondamente scossi. Comey era controverso all’esterno per la gestione delle indagini prima sulle e-mail della democratica Hillary Clinton e poi sul Russia-gate repubblicano, ma tra agenti e dirigenti dell'organizzazione era profondamente rispettato per integrità e indipendenza.

I cinque intervistati per la successione temporanea sono tutti veterani dell’Fbi stessa, oppure esperti dell'apparato di intelligence. All’appello hanno risposto il vice di Comey, Andrew McCabe, i responsabili della sede di Richmond in Virginia Adam Lee e di Chicago Michael Andersen, il capo della divisione di cibersicurezza Paul Abbate e l'alto funzionario del controspionaggio William Evanina. Una decisione è attesa entro un paio di giorni. Troppo presto invece per identificare, nel clima arroventato, i nomi di possibili candidati all’incarico decennale di direttore, anche se tra i nomi qualcuno ha ripescato l’improbabile Rudolph Giuliani, che si è subito messo in luce con una dichiarazione pro-Trump dalle sale dell’albergo che il presidente possiede a Washington.

Russia, Trump sotto accusa: sapeva che Flynn era ricattabile

Ma nuovi sviluppi dell’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni, con le possibili collusioni della campagna Trump, e l'emergere di retroscena sulla decisione di cacciare Comey hanno aggravato ulteriormente per il momento la crisi istituzionale. La Commissione Intelligence del Senato ha ordinato all'ex Consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, la consegna di tutti i suoi documenti sul caso. Flynn è uno degli ex stretti collaboratori di Trump parsi più compromessi da legami con Mosca. Audizioni con alti funzionari dell’Fbi e con Comey stesso, che potrebbero gettare nuova luce sullo stato delle indagini, restano in programma in questi giorni. Mentre i democratici e anche alcuni repubblicani moderati insistono per la nomina di un procuratore o di una commissione indipendente d'inchiesta sulla pista russa.

È affiorato, intanto, che la lettera di licenziamento del direttore dell'Fbi è stata preparata dalla Casa Bianca in circostanze sempre più rocambolesche: la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso della sfiducia, per Trump, sarebbe stata l’affermazione di Comey la scorsa settimana, durante un'audizione parlamentare, che l’idea di aver influenzato l'esito delle urne di novembre con la sua indagine pubblica sulle e-mail della Clinton lo «nauseava leggermente».Trump sarebbe subito andato su tutte le furie, leggendo la dichiarazione come un attacco personale. I due erano già ai ferri corti da tempo: Trump, abituato a circondarsi di “yes men”, considerava Comey inaffidabile e sleale. «C’è qualcosa di sbagliato in lui», aveva confidato a collaboratori. Comey, secondo alcuni collaboratori, da parte sua non nascondeva di ritenere il presidente «un folle», «non normale» e un rischio per la credibilità dell'Fbi. Duri scontri erano esplosi sia sul Russiagate, dove Trump voleva archiviare tutto facendo gridare ai critici «insabbiamento» e «Watergate», mentre Comey aveva appena chiesto maggiori risorse per ampliare e accelerare le indagini. E altrettante battaglie erano scoppiate davanti alle accuse di Trump a Barack Obama di averlo fatto spiare, una tesi smentita seccamente e apertamente dall’ora ex direttore dell'Fbi.

Curiosamente, uno dei pochi stretti consiglieri di Trump a consigliargli cautela e rinvii della decisione di licenziare Comey per scongiurare bufere politiche sarebbe stato l'esponente dell'ultra destra Stephen Bannon. Trump questa volta non lo ha ascoltato.

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