USA

Trump concede la grazia a 143 persone. C’è anche Steve Bannon

Il presidente in uscita accorda provvedimenti di clemenza a una lunga serie di figure, dal suo ex consulente ai musicisti Lil Wayne e Kodak Black

Trump "sfrattato" a forza dalla Casa bianca, le parodie online

Il presidente in uscita accorda provvedimenti di clemenza a una lunga serie di figure, dal suo ex consulente ai musicisti Lil Wayne e Kodak Black


4' di lettura

Donald Trump ha concesso la grazia a 143 persone nelle sue ultime ore alla Casa Bianca. Fra i provvedimenti di clemenza concessi c’è quello al suo ex consulente Steve Bannon, accusato di aver truffato centinaia di migliaia di sostenitori di Trump in una raccolta fondi da 35 milioni di dollari per la costruzione del muro con il Messico.

Niente auto-assoluzione

Non c’è il provvedimento di auto-grazia: Trump aveva sollevato l’ipotesi di perdonare anche se stesso, ma alcuni consiglieri avevano messo in guardia il presidente da quella che sarebbe stata un’azione senza precedenti e non necessaria. Molti costituzionalisti ritengono che il presidente non possa concedersi la grazia, in base a un memorandum del 1974. Sulla questione, la dottrina è però divisa e non ci sono precedenti giurisprudenziali.

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Esclusi dai provvedimenti anche i figli e l’avvocato personale di Trump, Rudy Giuliani. Nelle scorse settimane, Trump ha anche parlato con i suoi più stretti collaboratori della possibilità di fondare un nuovo partito, chiamato Patriot Party, secondo il Wall Street Journal.

Né Trump né i suoi famigliari sono attualmente sotto inchiesta federale di cui si abbia conoscenza, scrive il Wall Street Journal. Gli affari di Giuliani in Ucraina sono stati al centro dell’attenzione dei procuratori federali a Manhattan, sebbene non si sappia a che punto sia l’indagine. Una grazia presidenziale non metterebbe al riparo dai rischi di indagini a livello statale.

Lo stratega e il muro

Bannon faceva parte di un gruppo di quattro sostenitori di Trump accusati lo scorso anno di intascarsi parte delle donazioni raccolte dalla campagna non profit “We Build The Wall”. Bannon infatti avrebbe ricevuto più di un milione di dollari e ne ha utilizzato una parte per pagare spese personali, secondo l’accusa. Bannon si era dichiarato non colpevole ed è stato rilasciato su cauzione in attesa del processo.

La grazia a Bannon non era scontata: il leader della destra radicale è stato estromesso dal suo incarico di capo stratega alla Casa Bianca dopo sette mesi e i rapporti con Trump sono stati tesi per anni. Di recente, Bannon ha sostenuto gli sforzi del presidente per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali.

Rapper, lobbysti e dirigenti

Il presidente ha graziato 73 persone e commutato le pene di 70. Molti sono personaggi relativamente poco conosciuti, ma l’elenco include un certo numero di celebrità, ex legislatori, dirigenti d’azienda e persone legate al presidente, alla sua famiglia o ai membri del Congresso.

La raffica di provvedimenti di clemenza segue quelli emessi a dicembre, quando il presidente aveva salvato, tra gli altri, Paul Manafort, il suo primo responsabile della campagna elettorale, e Charles Kushner, il padre di Jared Kushner, genero di Trump e suo consigliere.

Prima di ieri erano già 94 i provvedimenti di clemenza firmati in quattro anni, 49 nella settimana prima di Natale. Il conteggio sale così a 237. Quella del perdono last minute non è un’invenzione di Trump, ma una tradizione che si tramanda da presidente a presidente. Obama ha emesso 212 grazie e 1.715 commutazioni in otto anni, secondo un’analisi di Pew Research. Il presidente George W. Bush ha emesso 189 grazie nello stesso periodo e Bill Clinton ne ha emesse 396.

Tra i nuovi graziati di Trump ci sono anche l’ex sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick (condannato a 28 anni per corruzione) e il funzionario Elliott Broidy, già responsabile delle raccolte fondi per il partito Repubblicano, colpevole di aver fatto lobbying su incarico di un imprenditore della Malesia che cercava di interrompere indagini federali a suo carico.

Graziati anche i rapper Lil Wayne (che si era dichiarato colpevole di violazione delle leggi sulle armi da fuoco) e Kodak Black (che sta scontando una condanna per aver falsificato i documenti per ottenere un’arma da fuoco).

L’ex socio di Kushner

Grazia per Ken Kurson, ex socio in affari Jared Kushner. Era accusato di cyberstalking. La Casa Bianca ha affermato che l’indagine penale «è iniziata solo perché il signor Kurson è stato nominato per un ruolo all'interno dell'amministrazione Trump».

Niente carcere per il caso Google-Uber

Se la cava Anthony Levandowski (40 anni), l’ex ingegnere di Alphabet (Google), che si salva da 18 mesi di prigione per aver rubato segreti commerciali della stessa Alphabet, poi usati per sviluppare il progetto di veicoli a guida autonoma di Uber, che lo aveva assunto. Uno dei casi penali di più alto profilo per la Silicon Valley.

In favore di Levandowski si sono spesi diversi leader del settore tecnologico che hanno sostenuto Trump, tra cui gli investitori Peter Thiel e Blake Masters e l’imprenditore Palmer Luckey, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca. Levandowski ha trasferito più di 14mila file Google, inclusi programmi di sviluppo e design di prodotti, sul suo laptop personale prima di andarsene e mentre negoziava il suo contratto con Uber.

La pena da 835 anni

Pena commutata per Sholam Weiss, che si ritiene stia scontando la più lunga condanna da colletto bianco nella storia degli Stati Uniti, 835 anni, per riciclaggio di denaro e altre accuse derivanti dal fallimento della National Heritage Life Insurance.Fuggì mentre era libero su cauzione, è stato rintracciato in Austria.

Niente grazia per Assange e Snowden

Trump non ha concesso clemenza al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, né all’ex contractor dell’intelligence statunitense Edward Snowden.

L’italiano Tommaso Buti

Tra le persone cui il presidente uscente degli Usa Donald Trump ha concesso la grazia c’è anche un cittadino italiano: l’imprenditore fiorentino Tommaso Buti. Il suo nome compare nell’elenco diffuso dalla Casa Bianca, dove si sottolinea che Buti «non è stato condannato negli Stati Uniti». Tramite la sua legale Valeria Calafiore Healy, l’uomo d'affari ha ringraziato Trump. «Il provvedimento del presidente americano - sottolinea il suo avvocato in una nota - riguarda reati ipotizzati contro il patrimonio occorsi più di 20 anni fa e per i quali l’imprenditore fu già processato in Italia e alla fine prosciolto dalla Corte di Appello nel 2007. La grazia che gli è stata concessa lo libera dall’ingiustizia che avrebbe continuato a patire se fosse stato costretto a subire un processo una seconda volta sugli stessi fatti per cui era già stato giudicato».

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