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Trump, nel Congresso sale il pressing per l’impeachment

di Marco Valsania

Russiagate, Mueller: non escludo Trump abbia commesso reati


3' di lettura

NEW YORK - La responsabilità è tutta del Congresso. Robert Mueller, nel chiudere ieri con poche parole a effetto il suo ufficio di procuratore speciale sul Russiagate al Dipartimento della Giustizia, ha messo in chiaro che qualunque azione legale contro Donald Trump dipenderà interamente dal Parlamento americano, che ha il potere costituzionale dell'impeachment, perchè le regole del ministero non consentono una incriminazione del presidente in carica. Ma rimane tutto da vedere, oggi come ieri, se deputati e senatori americani si faranno davvero carico di un simile compito sulla base delle oltre 400 pagine del suo rapporto. Un rapporto che non ha trovato prove di esplicita collusione tra la campagna di Trump e la Russia ma non ha assolto il presidente da altri sospetti, quelli di ostruzione delle indagini.

La pressione politica è anzitutto sui democratici. L’opposizione ha la maggioranza alla Camera e potrebbe quindi probabilmente votare articoli di impeachment, dove è necessaria soltanto una maggioranza semplice. Lo speaker e leader dell’opposizione Nancy Pelosi ha però finora resistito agli appelli a procedere rapidamente, nel timore che comunque il Senato, a maggioranza repubblicana, boccerebbe poi senza remore ogni richiesta di condanna e rimozione di Trump e darebbe ai repubblicani armi per una campagna elettorale contro gli “eccessi” dei rivali. È una preoccupazione condivisa dall’ala moderata del partito, mentre dalle correnti più progressiste si levano richieste di procedere. «Nulla è escluso - ha detto adesso Pelosi, lasciando aperta la possibilità di un impeachment ma incitando alla cautela - Dobbiamo però costruire un caso estremamente convincente; così certo che anche il Senato repubblicano si convinca del percorso che dobbiamo seguire».

Nulla è escluso, dobbiamo però costruire un caso estremamente convincente; così certo che anche il Senato repubblicano si convinca del percorso che dobbiamo seguire

Dai senatori repubblicani non sono giunte segnali di simile disponibilità: «Il caso è chiuso», ha fatto sapere il senatore della South Carolina Lindsey Graham, facendo eco allo stesso Trump. Le pressioni per procedere comunque con un impeachment aumentano invece tra i deputati democratici alla Camera e i candidati presidenziali del partito. Quasi una quarantina di deputati hanno chiesto di avviare il procedimento, compreso un isolato repubblicano, il deputato del Michigan Justin Amash. Nelle ultime ore si sono espressi a favore alcuni esponenti dell’opposizione finora rimasti incerti: «È ora di cominciare le audizioni per l’impeachment», ha dichiarato ad esempio Brendan Doyle della Pennsylvania.

Allo scoperto a favore dell’impeachment sono usciti inoltre numerosi aspiranti democratici alla nomination per la casa Bianca. A esponenti quali Elizabeth Warren e Kamala Harris, che si erano già espressi in passato, si è aggiunto in queste ore il senatore Corey Booker del New Jersey che ha parlato di «obbligo morale e legale» a procedere. Simile posizione ha preso la senatrice di New York Kirsten Gillibrand. La campagna dell’ex vicepresidente Joe Biden, oggi considerato tra i favoriti alla nomination, ha fatto sapere che procedimenti di impeachment «potrebbero essere inevitabili», anche se aggiunge di concordare con lo speaker Pelosi che simili passi potrebbero creare divisioni in Congresso e nel Paese.

Procedere con un impeachment negli Stati Uniti non è sicuramente scelta leggera o facile. Gerald Ford, ex vicepresidente di Richard Nixon, sapeva qualcosa dell’istituto e ne spiegò la natura controversa forse meglio di altri. In fondo era diventato presidente sull’onda delle dimissioni di Nixon davanti alla certezza di una incriminazione e rimozione dall’incarico da parte del Congresso per lo scandalo Watergate, appunto il processo di impeachment fino alla sua conclusione estrema. Parlando dell’impeachment, Ford lo aveva definito così: «L'unica riposta onesta è che un atto che richiede l'impeachment è tutto ciò che la Camera dei Deputati considera lo sia in un particolare momento storico; una condanna risulta poi da qualunque atto che due terzi del Senato considerano sufficientemente serio da richiedere la rimozione dell'accusato dalla posizione».

In concreto, l'Articolo 1 della Costituzione statunitense conferisce alla Camera il solo potere di far scattare l'impeachment e al Senato quello di orchestrare il processo vero e proprio di funzionari del governo federale. La Camera deve approvare a maggioranza semplice dei presenti gli articoli di impeachment, vale a dire le accuse formali (operando quasi come un Grand Jury). A quel punto il Senato convoca il processo: nel caso di incriminazione di un presidente a presiederlo è il Chief Justice della Corte Suprema. Una condanna avviene con una maggioranza qualificata di due terzi dei senatori e si traduce nella rimozione dalla carica. Nessun presidente americano è mai stato rimosso per impeachment: due, Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1999, furono processati ma assolti dal Senato. Nixon si dimise prima di qualunque procedimento.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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