Virus e isolazionismo

Trump: contro la crisi da coronavirus stop a tutta l’immigrazione

Un ordine esecutivo atteso nei prossimi giorni, niente piu carte verdi né visti anche per mansioni specializzate. Vuole salvaguardare i posti di lavoro per gli americani

di Marco Valsania

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Un ordine esecutivo atteso nei prossimi giorni, niente piu carte verdi né visti anche per mansioni specializzate. Vuole salvaguardare i posti di lavoro per gli americani


5' di lettura

New York - Donald Trump, con una nuova, drammatica decisione ispirata alla dottrina di America First, ha annunciato che firmerà un ordine esecutivo per la sospensione temporanea e totale dell’immigrazione negli Stati Uniti quale arma per contrastare la pandemia e per difendere l’occupazione negli Stati Uniti devastata dalla paralisi delle attività non indispensabili.

Un gesto controverso, che dai critici è stato subito condannato come il tentativo di sfruttare demagogicamente la crisi a vantaggio del rilancio di un’agenda politica e di un’immagine isolazionista e nazionalista, cara alla Casa Bianca e a una parte della sua base. E che ben poco avrebbe a che vedere con l’emergenza per la salute, mentre rischia di generare ulteriori sfaldamenti di qualunque cooperazione internazionale indispensabile nella battaglia contro il coronavirus.

Un tweet nella notte
In un tweet notturno, Trump ha definito il suo decreto presidenziale necessario sia per combattere il “nemico invisibile” del coronavirus che “per proteggere i posti di lavoro dei nostri grandi cittadini americani”. Eccolo nella sua interezza: “Alla luce dell’attacco da Nemico Invisibile, e anche per per la necessita’ di proteggere i posti di lavoro dei nostri GRANDI Cittadini Americani, io firmero’ un Ordine Esecutivo per sospendere temporaneamente l’immigrazione negli Stati Uniti!”.

Il testo di un ordine che bloccherà le cosiddette “Green Cards”, le carte verdi che equivalgono a permessi d soggiorno e anticamere di possibile cittadinanza, come anche i visti di lavoro è previsto nel giro di pochi giorni. L’amministrazione, in concreto, non approverebbe alcuna richiesta da parte di stranieri di vivere e lavorare negli Usa, per un periodo indeterminato, stando alle indiscrezioni del New York Times che cita fonti vicine alla decisione. Tratterebbe insomma l’immigrazione legale alla stregua di quella illegale, contro la quale l’amministrazione ha già indurito di recente il proprio atteggiamento. Non è chiaro quale appiglio legale Trump intenda utilizzare per legittimare il nuovo, draconiano ordine.

Anche lavoratori che per anni hanno ricevuto visti per mestieri specializzati si vedranno nel nuovo regime la strada sbarrata, con probabilmente uniche eccezioni quelle di industrie considerate di importanza essenziale per la nazione. I visti per l’immigrazione sono già l’anno scorso diminuiti in realtà del 25%, a 462.422, rispetto al 2016, in un clima politico fattosi meno favorevole.

Immigrazione e virus
La nuova mossa è l’ultima e la più seria di una serie di prese di posizione isolazioniste anche davanti alla pandemia globale. Con la sua leadership criticata per avere agito tardi, sottovalutando il dramma sanitario e con iniziative inadeguate, Trump si è spesso difeso facendo leva su azioni di chiusura dei confini quale esempio dell’efficacia invece della sua risposta all’emergenza. Ha detto di aver bloccato presto, prima di altri, quest’anno l’arrivo di voli dalla Cina, un intervento che - assicura - avrebbe aiutato a frenare l’arrivo di un virus da lui spesso apostrofato come “cinese” - una caratterizzazione accusata di velato razzismo più che di volontà di richiamare davvero Pechino alle sue responsabilità. Il blocco è stato inoltre men che un sigillo: il New York Times ha dimostrato che dopo quell’annuncio almeno 40.000 persone sono comunque arrivate negli Usa dalla Cina senza controlli sanitari. Trump ha inoltre rivendicato i successivi divieti ad arrivi dai paesi europei più afflitti dal virus, quali l’Italia. Ma il virus, oltretutto, stando a numerosi esperti sanitari, era ormai da tempo arrivato negli Usa quando Trump si è mosso per sbarrare i i confini.

Un vecchio cavallo di battaglia
Un nuovo giro di vite sull’immigrazione, oltretutto, non puo’ sorprendere perchè è da lungo tempo un tradizionale cavallo di battaglia di Trump. È stato il tema dominante della sua originale campagna elettorale. Una delle iniziative caratterizzanti della sua presidenza è stato lo sforzo di costruire un muro al confine con il Messico. La retorica anti-immigrazione si è’ mischiata sovente inoltre con i duri toni nazionalisti e populisti tipici della sua presidenza, identificando in particolare gli immigrati latinoamericani come criminali oltre che come colpevoli di sottrarre posti di lavoro agli americani.

La pressione dei rovesci economici
Nelle ultime tre settimane, la pressione della crisi economica è sicuramente salita e di molto, preoccupando la Casa Bianca. Gli americani che hanno fatto domande di sussidi di disoccupazione sono stati 22 milioni, pari a tutti i posti creati in dieci anni di espansione economica. Potrebbero aumentare ancora di svariati milioni alla settimana, con un tasso dei senza lavoro che in aprile potrebbe raggiungere o superare il 20 per cento. La crescente crisi ha spinto il Presidente di recente a enunciare anche un piano di graduale riapertura del Paese. Un piano volontario, ma il Presidente ha messo poi in chiaro come desideri che i governatori lo adottino il più presto possibile. Ha incoraggiato proteste di gruppi estremisti della destra contro le autorità locali per chiedere allentamenti dei lockdown. Alcuni grandi Stati del sud del Paese, governati dai repubblicani, stanno procedendo senza indugi con tagli delle restrizioni sanitarie: la South Carolina da ieri ha riaperto i negozi, la Georgia da venerdì lascerà operare palestre e saloni di bellezza e da lunedì cinema e ristoranti. Il Tennessee dal primo maggio lascerà scadere l’ordine di stare a casa.

Polemiche e paure
Polemiche e paure restano però elevate davanti a strategie dell’amministrazione, economiche quanto sanitarie, che appaiono cariche di incognite. Gli aiuti economici da 349 miliardi destinati alle piccole aziende, le più colpite dalla paralisi, sono ora in fase di rifinanziamento in Congresso - il nuovo pacchetto dovrebbe contenere 450 miliardi, di cui cento per ospedali e test medici gratuiti. Ma i fondi ormai esauriti della prima tranche sono al centro di scandali: è emerso che sono troppo spesso finiti in tasca a grandi società, ad esempio catene di alberghi e ristoranti, grazie a scappatoie che consentivano di fare domanda per ciascun singolo locale o affiliata, consentendo loro in questo modo di rimanere sotto la soglia dei 500 dipendenti. Almeno una delle imprese così premiate, la catena di ristoranti Shake Shack che ha ben 189 ristoranti, davanti alla bufera ha deciso di restituire dieci milioni ricevuti in sovvenzioni.

Mancano i test
Le carenze di test per il virus, necessari a qualunque riapertura, non sono da meno come oggetto di intense polemiche: Trump assicura quotidianamente che ci sono e che se non vengono usati è colpa delle autorità locali. Numerosi governatori continuano quotidianamente a smentirlo. Gli Usa eseguono circa 140.000 test al giorno in media, secondo gli esperti ne servirebbero almeno oltre mezzo milione, oltre a nuovi e efficaci esami per gli anticorpi, al fine di poter sbloccare anche solo parzialmente le attività. Oggi Trump vedrà alla Casa Bianca uno dei governatori di più alto profilo nella lotta al coronavirus e nella richesta di maggiori test, il democratico Andrew Cuomo di New York, un incontro atteso quanto difficile.

Il virus si diffonde
Il virus, intanto, crea nuovi drammi: un carcere dell’Ohio ha scoperto che tre quarti dei detenuti è contagiato. Focolai esistono in numerosi grandi stabilimenti alimentari, che minacciano di danneggiare anche la catena di forniture alimentari. E anche numerosi stati rurali nel cuore del Paese, dal Kansas all’Iowa, cominciano a registrare contagi seri.

I sondaggi puniscono Trump
I sondaggi, gli ultimi a cura di Nbc e del Wall Street Journal, in questo clima danno segni di penalizzare la Casa Bianca. Mostrano in generale che circa il 60% degli americani condanna le manifestazioni di protesta avvenute in questi giorni per riaprire subito il Paese e appoggiate dal Presidente e dai suoi più stretti alleati; percentuali simili temono che ogni riapertura avvenga troppo presto, mettendo a rischio la salute pubblica. Il 52% disapprova inoltre la leadership di Trump nella crisi.

Per approfondire:
Trump, piano volontario per riaprire gli Stati Uniti
Il primo maggio Trump vuole riaprire l’America
Usa, 22 milioni di disoccupati in un mese per la pandemia

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