politica monetaria

Trump contro la Fed alla vigilia del forum di Jackson Hole: è un problema


default onloading pic

2' di lettura

L’economia americana è forte, «la più forte al mondo»: l’«unico problema che abbiamo è Jerome Powell e la Fed». Donald Trump attacca nuovamente la banca centrale americana alla vigilia dei lavori di Jackson Hole, il forum annuale dei banchieri centrali. Lo fa in modo duro davanti al susseguirsi di segnali di una possibile recessione americana: un rallentamento che il presidente Usa smentisce pubblicamente, anche se dietro le quinte il suo capo dello staff paventa l’ipotesi di una recessione «moderata e breve» contro la quale l'amministrazione valuta un nuovo possibile taglio delle tasse. Un’iniziativa che, se portata a termine, peserà sui conti pubblici per i quali l’allerta è alta.

Secondo il Congressional Budget Office, il deficit è infatti stimato volare a 1.000 miliardi di dollari nell’esercizio fiscale 2020, ovvero con due anni di anticipo rispetto alle previsioni. A questo - è la stima dell’organismo bipartisan incaricato di effettuare analisi economiche per il Congresso - si aggiungono i dazi sul Made in Cina, che pesano per 580 dollari a famiglia. Una stima addirittura prudente rispetto a quella di JPMorgan, che fissa a 1.000 dollari a famiglia l’impatto.

Trump però rassicura sulla Cina, definendosi il «predestinato» a risolvere la disputa e siglare un accordo commerciale. Il problema - dice Trump - non è Pechino ma la Fed, che rende difficile per gli Stati Uniti competere con altri Paesi, fra i quali la Germania che ha tassi zero.
Proprio su Powell è puntata l'attenzione: venerdì interverrà a Jackson Hole e gli investitori si attendono indicazioni sulle prossime mosse dopo il taglio del mese scorso. I verbali della riunione del 30 e 31 luglio hanno mostrano una Fed spaccata su come procedere, con molti componenti che spingono sulla necessità di una maggiore flessibilità da parte della banca centrale. La riduzione di luglio è definita dalla Fed come un «aggiustamento di metà ciclo» un ricalibrare politica monetaria e un'assicurazione contro il rallentamento della crescita globale, l’inflazione al palo e l'incertezza sulle politiche commerciali. Un taglio dei tassi di interesse alla riunione di settembre è dato per scontato anche se sull’entità della riduzione gli analisti sono divisi. Molti ritengono che la Fed si limiterà a una sforbiciata da un quarto di punto, altri ritengono che si spingerà fino a mezzo punto. Trump nei giorni scorsi aveva spinto per una riduzione di “100 punti base” in un arco di tempo limitato così da indebolire il dollaro e rendere il Made in Usa più economico.

LEGGI ANCHE / Trump attacca ancora la Fed: «Non sa quello che sta facendo»

Una ricetta, avverte il Fondo Monetario Internazionale, che però non funziona: il mix di dazi e dollaro debole grazie alla riduzione del costo del denaro non serve a ridurre il deficit commerciale. L'unico effetto, mette in evidenza il Fmi, è quello di danneggiare la crescita americane e mondiale. Una crescita che sarà al centro al G7 di Biarritz.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...