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Trump contro la stampa Usa: stop agli abbonamenti a NyTimes e Washington Post

Donald Trump dichiara una nuova guerra alla grande stampa americana, colpevole di accendere i riflettori sulla sua amministrazione nella bufera

di Marco Valsania


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(Reuters)

3' di lettura

NEW YORK - Donald Trump dichiara una nuova guerra alla grande stampa americana, colpevole di accendere i riflettori sulla sua amministrazione nella bufera. Ha deciso di mettere al bando sia il New York Times che il Washington Post. Non i giornalisti, direttamente i giornali. Scontratosi con l'impossibilità sbarrare la strada ai reporter e visto che bersagliarli di insulti e accuse di pubblicare notizie false non li scoraggia, la Casa Bianca ha deciso di ricorrere alla mossa successiva: ordinare all’intera amministrazione federale degli Stati Uniti di non rinnovare gli abbonamenti ai due principali quotidiani politici nazionali. Ufficialmente la manovra è stata definita come un necessario taglio dei costi.

L'e-mail inviata dalla nuova portavoce di Trump, Stephanie Grisham, che nonostante il suo incarico mai convoca conferenze stampa, parla chiaro sull'obiettivo del nuovo progetto anti-media di Trump: «Non rinnovare gli abbonamenti in tutti gli enti e organismi federali rappresenterà un significativo risparmio - pari a centinaia di migliaia di dollari a carico dei contribuenti». La vera ragione può essere poi intuita da decisioni già prese quale prologo dell'ultima offensiva: Trump è da sempre in rotta con la stampa più autorevole autrice di inchieste sui suoi scandali, confitti d'interesse e possibili ragioni di impeachment, e ha battezzato buona parte dei giornalisti alla stregua di “nemici del popolo” e “traditori”, con marchi quali Times e Post in cima alla classifica del suo disprezzo. Nei giorni scorsi aveva però comunicato allo staff di cominciare a eliminare subito gli abbonamenti della Casa Bianca all'edizione cartacea di Times e Post. L'ha ammesso candidamente durante una intervista lunedì 21 ottobre con uno dei suoi favoriti commentatori televisivi, Sean Hannity di Fox: «Non li vogliamo più nella Casa Bianca… Sono falsi», ha asserito riferendosi ai due quotidiani. E giovedì 24 ottobre i due giornali sono stati messi alla porta dalla White House, non sono stati tra le testate consegnati.

Numerosi osservatori hanno sottolineato che mandare adesso ad un simbolico rogo federale quotidiani quali il Times e il Post potrebbe avere un impatto pesante sullo stesso lavoro dei funzionari pubblici, privandoli di informazioni spesso necessarie a svolgere il loro incarico. Il presidente dell’Associazione dei corrispondenti alla Casa Bianca, Jonathan Karl di Abc, ha inoltre risposto all'embargo indicando di «non avere dubbi che i seri giornalisti del New York Times e del Washington Post continueranno a produrre giornalismo di qualità senza badare se il Presidente riconosce di leggerli o meno. Pretendere di ignorare il lavoro di una stampa libera non farà sparire le notizie né impedirà ai giornalisti di informare il pubblico e di richiamare chi detiene il potere alle loro responsabilità».

Il conflitto con la stampa di una Casa Bianca sempre più a ranghi ridotti e sotto assedio, a cominciare dal caso Ucraina e dai conseguenti procedimenti di impeachment di Trump che proseguono nonostante veementi proteste di gruppi di repubblicani, non riguarda solo le testate liberal. È venuto alla luce anche un duro attacco del consigliere di Trump Kellyanne Conway contro una giornalista del conservatore Washington Examiner, che in un articolo aveva osato riportare che le dure critiche rivolte a Trump dal marito di Conway, l'avvocato conservatore George Conway, potrebbero essere un ostacolo a una sua possibile promozione a chief of staff, capo di gabinetto, al posto di uno screditato Mick Mulvaney. Mulvaney aveva ammesso sotto le telecamere proprio il ricatto di Trump all'Ucraina, aiuti e sostegno in cambio di inchieste e informazioni dannose sul leader democratico Joe Biden e suo figlio Hunter. Conway ha minacciato la giornalista di usare le risorse della Casa Bianca per indagare su di lei e sulla sua vita privata. In passato Trump, fermato solo da tribunali in nome della libertà di stampa e della Costituzione, aveva cercato di far revocare permessi per la Casa Bianca a giornalisti considerati scomodi di Cnn e di Playboy e minacciato di cacciare firme del Times e del Post.

L'ultimo segno delle crescenti pressioni su Trump è intanto arrivato oggi 25 ottobre da un possibile crack direttamente al cuore del suo impero di business, di cui mantiene il controllo nonostante le polemiche etiche sui conflitti di interesse. La Trump Organization sta considerando di cedere il suo lussuoso e vantato hotel a Washington dopo tre anni. La famiglia Trump è stata duramente criticata per essersi arricchita con l'albergo, dove si sentono tenuti a passare le notti molti dignitari esteri che vogliano corteggiare il Presidente.

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