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Trump: crisi umanitaria ai confini con il Messico, serve una barriera

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Shutdown Usa, Trump pensa a muro di acciaio ai confini

3' di lettura

NEW YORK - Un appello accorato. Per una volta dai toni moderati. Ma senza vie d’uscita. Donald Trump ieri sera ha parlato alla nazione in un discorso a reti unificate, una modalità utilizzata di solito dai presidenti americani per spiegare le azioni militari o durante i momenti di crisi. Trump ha parlato del muro al confine con il Messico e ha ribadito la richiesta ai democratici di approvare lo stanziamento di 5,7 miliardi di dollari per realizzarlo. «Per fermare l’invasione degli immigrati illegali». Responsabili, a suo dire, di tutti i mali del Paese. E il presidente ha snocciolato tutta una serie di dati, citato i traffici di droga che «fa più vittime americane ogni anno di quanto non ne abbia fatto la guerra in Vietnam», le aggressioni, le violenze sessuali, le gang, gli omicidi. Con «i bambini e le donne che sono le vittime più esposte» dei reati causati dagli immigrati irregolari.

Nei nove minuti del suo lungo messaggio alla nazione dallo Studio ovale della Casa Bianca – era la prima volta che utilizzava questa possibilità - Trump non ha dichiarato l’emergenza nazionale come minacciato da giorni. Un atto che avrebbe aperto automaticamente le porte al finanziamento del muro con i fondi del Pentagono. Non ha offerto soluzioni per superare l’empasse che sta bloccando le attività amministrative del governo: lo shutdown si prepara da domenica a diventare il più lungo della storia americana, con oltre 800mila dipendenti pubblici senza stipendio dal 21 dicembre. «L'unica soluzione – ha detto – è che i democratici approvino la mia proposta per difendere i nostri confini dall'invasione e riaprire il governo».

Usa-Messico, Trump e il muro anti migranti

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«Questa è una crisi umanitaria», ha insistito Trump. «Una crisi del cuore e una crisi dell'anima». La “steel barrier”, la barriera di pali in acciaio che Trump vuole fare costruire lungo il confine sud, più per realizzare una promessa elettorale e accontentare la sua base elettorale che per una reale emergenza, «renderà l’America sicura, più sicura di ora». E i 5,7 miliardi di dollari che occorrono per realizzare la gigantesca barriera, a detta del presidente, «si ripagheranno in breve tempo con i costi legati ai traffici illegali interrotti».

IL VIDEO / Il muro di Trump: in 6 minuti i 3.144 km di confine Usa-Messico

I leader dell'opposizione, la portavoce della Camera appena rieletta Nancy Pelosi, e Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, hanno rimandato al mittente le accuse di essere i responsabili dello shutdown e la descrizione della crisi al confine con il Messico come rappresentata dal presidente. «Trump deve smettere di tenere il popolo americano in ostaggio con i suoi ricatti: firmi la legge per riaprire il governo. Dopo parleremo di come migliorare la sicurezza delle frontiere», ha detto Pelosi. «Il simbolo degli Stati Uniti è la Statua della libertà e non un muro di 3.500 chilometri», gli ha fatto eco Schumer.

Domani il presidente volerà al confine con il Messico per incontrare tutti «quelli che sono in prima linea sul fronte della sicurezza nazionale», e per ribadire la sua proposta di creare la barriera di pali in acciaio.

Stando all'ultimo sondaggio Cnn il muro tra Messico e Stati Uniti non è tra le priorità della maggioranza degli americani (55% contrari, 35% favorevoli, 10% indecisi), a parte la base degli elettori di Trump, quella di estrema destra, delle chiese evangeliche bianche e dei movimenti suprematisti che temono l’invasione di altre etnie e religioni. Invasione che stando ai dati ufficiali però non c'è: gli immigrati illegali al confine sud nel 2018 sono stati 396.579, molto meno dei picchi di oltre un milione di illegali del 2000. E la recente carovana umana partita dall’Honduras di 5-7mila persone è costituita perlopiù da richiedenti asilo.

Il discorso dunque è sembrato anticipare i temi della lunga campagna elettorale per le prossime presidenziali 2020 che, di fatto, il candidato Trump ha iniziato ieri sera parlando a reti unificate agli americani. «Questa – ha concluso il presidente – è una scelta tra bene e male, tra giustizia e ingiustizia (…). Quando ho iniziato il mio incarico ho giurato di proteggere il nostro Paese. Ed è quello che farò sempre. Help me God. Thank you and goodnight».

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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