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Trump decide sanzioni contro la Corte penale internazionale

Gli Usa contestano la legittimità del Tribunale Onu a indagare militari americani accusati di stupri e torture in Afghanistan nel 2003-2004

di Riccardo Barlaam

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Donald Trump sotto la pioggia nel giardino della Casa Bianca prima di partire per Dallas (Reuters)

3' di lettura

Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che autorizza sanzioni contro funzionari della Corte penale internazionale dell’Aja per le inchieste sui crimini di guerra commessi in Afghanistan dai talebani, le forze afghane e i militari americani. Oltre alle inchieste sui crimini in Afghanistan, gli americani sono contrari a possibili investigazioni sul trattamento dei palestinesi da parte di Israele. L’amministrazione americana ritiene la Corte penale internazionale un organismo politico, e le inchieste sono viste come una minaccia alla sovranità americana. È l’ennesimo tassello dell’amministrazione Trump contro il multilateralismo e le azioni delle organizzazioni internazionali, dopo lo strappo dell’accordo Onu sul clima, gli attacchi più recenti all’Oms per il Covid-19 e la Cina. In un comunicato la Corte penale internazionale «esprime profondo rammarico» per l’annuncio del governo Usa, parlando di «un tentativo inaccettabile d'interferire con lo stato di diritto e con i procedimenti della Corte. Un attacco contro la Cpi è anche un attacco contro gli interessi delle vittime di crimini atroci, per molte delle quali la Corte rappresenta l'ultima speranza di avere giustizia».

L’ordine esecutivo prevede il blocco immediato dei fondi ai funzionari della Cpi e ai loro familiari negli Stati Uniti e il diniego dei visti per entrare sul suolo americano. «Non lasceremo che la nostra legge venga minacciata da una “kangaroo court”», ha detto il segretario di stato Mike Pompeo. Una corte cioè che ignora, secondo il capo della diplomazia americana, i principi della legge e che non sarebbe legittimata ad operare contro gli americani, in quella che è vista come un’interferenza.

Gli Stati Uniti non hanno mai fatto parte della Cpi, che è stata avviata nel 20o2 come tribunale internazionale di ultimo grado, sotto l’egida dell’Onu, per le vittime dei genocidi, dei crimini di guerra e di altre atrocità. L’amministrazione Obama aveva collaborato con la Cpi in alcuni casi, collaborazioni che si sono interrotte con la presidenza Trump.

I giudici della Corte penale dell’Aja hanno avviato un fascicolo di inchiesta a marzo sui crimini di guerra commessi in Afghanistan nel 2003-2004. Principale obiettivo dell’indagine sono i talebani e le forze afghane, ma alcuni episodi riguardano anche presunti crimini di guerra commessi da militari americani.

Per la prima volta le forze americane finiscono in un’indagine del tribunale internazionale. E l’amministrazione Trump con l’ordine esecutivo firmato dal presidente si mette in qualche modo al di sopra del diritto internazionale poiché ritiene «l’inchiesta illegale». «La nostra nazione e questa amministrazione non permetterà che cittadini americani che hanno servito il loro Paese siano soggetti a investigazioni illegali», ha detto il segretario alla Difesa Mark Esper, il quale ha anche affermato che il sistema giudiziario americano potrebbe gestire tali denunce.

Gli Stati Uniti accusano l’ufficio del procuratore capo della Corte penale Fatou Bensouda, legale del Gambia che dal 2012 presiede la corte, di corruzione e incompetenza. Gli Usa accusano anche di avere le prove di influenze sulla Corte della Russia, che avrebbe spinto il tribunale a indagare sulle truppe americane, ha detto il segretario alla Giustizia William Barr, che però non ha spiegato quali siano queste prove. «Questa istituzione è diventata, in pratica, poco più che uno strumento politico», ha detto Barr.

In una presentazione del 2017 al tribunale dell’Aja, Bensouda ha affermato che i pubblici ministeri hanno trovato prove credibili che le forze statunitensi hanno sottoposto almeno 54 detenuti a stupri, torture e altri trattamenti crudeli nel 2003 e nel 2004 in Afghanistan. E funzionari della Cia che operano in siti in Polonia, Romania e Lettonia hanno sottoposto almeno altre 24 persone a tali trattamenti crudeli, secondo l’ufficio del procuratore capo.

L’ordine esecutivo di Trump estende le sanzioni già decise contro il procuratore capo Bensouda ad altri funzionari della Corte internazionale,con il blocco dei beni e il divieto di viaggi. Quello che è maggiormente preoccupante è che allarga ulteriormente il raggio di azione contro «chiunque abbia materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico» ai funzionari designati dalla Cpi. Un linguaggio che apre la possibilità agli Stati Uniti di sanzionare anche nazioni alleate come la Francia, la Germania, l’Italia e il Regno Unito, che assieme agli altri Stati membri finanziano l’attività della Corte penale dell’Onu. È evidente il tentativo di delegittimare la Corte dell’Aja.

Per questo motivo Bruxelles ha espresso «la seria preoccupazione» per la decisione americana. Come ha scritto in una nota l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell: «L’Unione europea e è un fermo sostenitore della Corte penale internazionale (Cpi), che gioca un ruolo chiave per garantire la giustizia e la pace. Valuteremo la decisione e ne parleremo al Consiglio dei ministri degli Esteri, ma nel frattempo riaffermo il nostro sostegno ed il nostro rispetto per la Corte».

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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