dopo la multa da 4,3 miliardi

Trump difende Google (pur odiando Silicon Valley) per attaccare l’Europa

di Alb.Ma.

Trump: la Nato e' diventata piu' forte di prima


3' di lettura

Era solo questione di tempo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto via Twitter sulla multa da 4,3 miliardi di euro inflitta dalla Commissione europea a Google. Come nei pronostici di molti osservatori, la sua chiave di lettura è quella dei rapporti commerciali Usa-Europa e dello «sfruttamento» della Ue nei confronti dell’economia americana. «Ve l’avevo detto! - scrive Trump - L’Unione europea ha imposto una multa di cinque miliardi di dollari a una delle nostre grandi aziende, Google. Si sono veramente approfittati degli Stati Uniti, ma non andrà avanti a lungo!».

Trump non è mai stato tenero con Margrethe Vestager, la commissaria alla Concorrenza che ha guidato le indagini su Google, ribattezzata «tax Lady (“signora delle tasse”, ndr)» e accusata di «odiare gli Stati Uniti». Vestager ha già risposto fra le righe ieri, precisando di «apprezzare molto gli Usa» e di voler solo «far rispettare le regole». A quanto pare, non è bastato.

I rapporti tesi fra Trump e la Silicon Valley
Non che tutti dessero per scontata una discesa in campo dell’inquilino della Casa Bianca. Google è al 100% statunitense e rappresenta di fatto una delle industrie più floride del Paese, ma è figlia della Silicon Valley e di quella «bolla liberal» che ha sempre osteggiato Trump. I rapporti fra il presidente statunitense e i colossi dell’Ict della West Coast non sono mai stati idilliaci, per usare un eufemismo. Con qualche eccezione come il repubblicano Peter Thiel, il fondatore di PayPal, i manager in sella alle principali aziende dell’economia digitale hanno sempre manifestato insofferenza per la politica del miliardario.

Il principale terreno di scontro è sull’immigrazione, per ragioni che sembrano dipendere da fattori più pratici che etici: colossi come Google, Facebook o Microsoft hanno un fabbisogno costante di professionisti stranieri e della possibilità di assumerli in tempi rapidi. Un report della Silicon Valley leadership group, un gruppo di datori di lavoro del tech, ha evidenziato che il 57% dei professionisti operativi nella zona è straniero. La libera circolazione delle persone, magari sul modello europeo, viene vista come la leva in più per mantenere il turnover di risorse qualificate.

Un’esigenza che si sposa male con le strette imposte da Trump e ha portato oltre 100 aziende del settore (capeggiate proprio da Google) a indire nel 2017 un’azione legale contro il muslim ban, l’ordine esecutivo che vietava l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette paesi a maggioranza islamica. Da parte sua Trump ha offerto diversi tavoli di dialogo ai top manager del settore, senza arrivare mai a una distensione completa dei rapporti. È abbastanza nota l’avversione di «The Donald» per Amazon, il gigante dell’ecommerce preso di mira per le sue pratiche di elusione fiscale e identificata tout court come una delle aziende responsabil di «uccidere il lavoro» negli Stati Uniti.

Il perché dell’attacco all’Europa
In questo caso, però, sembra aver prevalso un’altra battaglia cara a Trump: il contrasto all’Europa, appendice dalla guerra commerciale scatenata dalla Casa Bianca contro la Cina e il resto del mondo. Bruxelles è inclusa e, anzi, ultimamente “privilegiata” fra gli attacchi del tycoon sui vari nemici economici che circonderebbero gli Stati Uniti. Trump è reduce da una serie di incontri istituzionali sfociati in nuove occasioni di crisi, dal G7 di inizio giugno in Canada al summit Nato della scorsa settimana, iniziato con minacce di rottura dall’alleanza e finito con un accordo che scricchiola sotto al pressing della Casa Bianca perché gli alleati europei aumentino le spese in sicurezza (tra l’altro industria forte per gli Stati Uniti, tanto da aver spinto alcuni osservatori a temere che il presidente Usa «veda diplomazia e business come due facce della stessa medaglia»).

Per quanto Google possa essere distante dal suo governo, la multa incassata da ieri è un pretesto che ravvivare uno scontro entrato sempre più nel vivo. La settimana prossima il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sarà a Washington per un incontro con lo stesso Trump, nel tentativo di distendere le relazioni atlantiche. Secondo quanto riportano i media internazionali, l’obiettivo di Juncker suona persino ambizioso oggi: «Dobbiamo convincerlo che siamo alleati, non nemici».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti