Alleanza in crisi

Trump e i 70 anni della Nato in tono minore

di Riccardo Barlaam


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Donald J. Trump con Jens Stoltenberg (Epa)

5' di lettura

NEW YORK - Nella casa del principale critico si sono festeggiati i 70 anni dell'Alleanza Atlantica. Le celebrazioni per ricordare la firma dell'accordo che il 4 aprile del 1949 diede vita alla Nato, declassate da Donald Trump a vertice dei ministri degli Esteri, si sono svolte ieri sera a Washington, in tono minore, nell'auditorium Andrew Mellon del Dipartimento di Stato, guidati da Mike Pompeo. I ministri dei 29 paesi Nato hanno firmato una dichiarazione congiunta che ne ribadisce l'attualità e la centralità. Parole. La realtà dice altro. Di un'Alleanza indebolita dalle continue critiche di Trump che chiede più finanziamenti ai paesi membri. Di un'Alleanza che per la prima volta dalla sua fondazione non può contare sulla forte leadership di un presidente americano.
Ben diverso il clima di ieri dal vertice per festeggiare i 50 anni della Nato, nel 1999, sotto la presidenza Clinton, sempre a Washington, che fu a livello di capi di stato e di governo. Le foto dell'epoca mostrano Bill Clinton, José Aznar, un giovanissimo Tony Blair, con Massimo D'Alema in fondo al gruppo, i baffi ancora tutti neri, un vertice che fu caratterizzato dalla crisi del Kosovo, onda lunga della guerra etnica nei Balcani. Lo stesso per i 40 anni della Nato, nel 1989, sotto George Bush padre, un vertice che avvenne alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, della fine della guerra fredda e dell'apertura dell'Alleanza ai paesi dell'ex Patto di Varsavia.
Il segretario generale della Nato, il norvegese di buone maniere Jens Stoltenberg, si trova a dover recitare un difficile ruolo di acrobata come massimo esponente civile dell'Alleanza, costretto a continue piroette diplomatiche per tentare di ricucire, far stare dentro tutto, soprattutto “l'incognita Trump”, impossibile da prevedere e contenere. Incognita che condiziona l'andamento dell'alleanza come di altri importanti capitoli della politica estera mondiale (leggi guerra commerciale con la Cina).
Stoltenberg ha parlato al Congresso prima delle celebrazioni con Pompeo dove ha trovato strette di mano e aperture, conferme di impegni e di alleanze importante per gli americani. Ha assicurato l'impegno contro la minaccia della Russia, dopo lo strappo sul Trattato anti missili nucleari Inf. Il segretario generale ha detto che la Nato non dislocherà missili nucleari in Europa, la guerra fredda non ripartirà, ma prenderà tutte le misure necessarie per una “deterrenza credibile ed efficace”.
Alla Casa Bianca, il primo incontro della sua missione a Washington, poche ore prima aveva incontrato il 45esimo presidente degli Stati Uniti. “Noi paghiamo un conto pesante per la Nato che di base protegge l'Europa”, ha detto Trump incontrando Stoltenberg nello Studio Ovale. “Quindi noi proteggiamo l'Europa. Allo stesso tempo l'Europa si avvantaggia di noi per il commercio, che in America è il migliore del mondo”. Trump chiede più soldi agli alleati.
Al vertice Nato in Galles del 2014 i paesi membri hanno deciso di aumentare il budget della difesa per finanziare l'Alleanza per arrivare almeno al 2% del Pil entro il 2024. Trump dai tempi della guerra fredda, di Reagan e Bush padre è il presidente che ha incrementato di più i finanziamenti al Pentagono per sostenere l'industria degli armamenti e della difesa Usa. Una delle sue principali preoccupazioni, prima ancora di rendere meglio distribuiti i finanziamenti Nato, è quella di aumentare la spesa militare. “Gli Stati Uniti – ha detto - pagano una percentuale sproporzionata per finanziare la Nato. Stiamo lavorando assieme per far sì che alcuni dei nostri alleati paghino una quota più giusta di finanziamenti per l'Alleanza. Ci sono 7 paesi sui 28 europei che hanno raggiunto questo obiettivo (del 2% del Pil, ndr), gli altri stanno cercando di raggiungerlo”.
Stoltenberg ha rilevato “che dopo anni di tagli al budget della difesa, gli alleati Nato hanno cominciato a investire di più” e hanno aggiunto “oltre 100 miliardi $ nei loro budget per la difesa” da quando è iniziata la presidenza Trump.
Dall'inizio del suo mandato il presidente americano ha criticato più volte i paesi Nato, e in particolare la Germania, che non spenderebbero abbastanza per la difesa comune e per l'ombrello della sicurezza garantito dall'Alleanza. Addirittura la sua amministrazione sta studiando un piano, denominato “Cost Plus 50”, per chiedere a Germania e Giappone per ora, ma presto anche gli altri paesi amici, di coprire l'intero costo sostenuto per il dispiegamento dei soldati americani nel loro paese. Con un “premio” del 50% o più – variabile a seconda della vicinanza con l'amministrazione – come incentivo ulteriore per il privilegio di avere in casa l'esercito più potente al mondo e il contributo dato al mantenimento della stabilità.
Gli americani dimenticano, o fanno finta di non ricordare, che molto spesso le basi militari Usa servono missioni che non avvengono nel paese in cui vengono ospitate. La Germania, ad esempio, paga il 28% del costo delle basi americane, qualcosa come 1 miliardo di dollari l'anno. Oltre alla base aerea di Ramstein, ospita l'Ospedale militare di Landstuhl, dove vengono operati e curati i soldati americani feriti in Iraq e Afghanistan. E a Stoccarda la Germania ha offerto agli Stati Uniti una base militare per Africom, il comando unificato americano per l'Africa, che gli africani non hanno voluto in casa.
Inoltre dopo gli attentati dell'11 settembre gli alleati della Nato si sono impegnati nella lotta al terrorismo, applicando per la prima volta dalla nascita dell'alleanza militare, l'Articolo 5 del Trattato Nato firmato nel 1949 che parla di un impegno comune e reciproco nella difesa: contingenti Nato sono stati inviati in Afghanistan; i paesi alleati hanno pagato un tributo di oltre mille vittime nella guerra contro i talebani. Gli americani criticano anche la Nato per non aver fatto abbastanza per contenere l'espansionismo della Russia e le minacce all'Ucraina e ai paesi vicini. Mentre gli europei soffrono le scelte di Trump – che è uscito fuori dall'accordo nucleare Onu sull'Iran e dall'accordo sul clima di Parigi – e le sue continue aperture ai leader autoritari e populisti. ”Solo i ‘bad guys' traggono beneficio dalle divisioni transatlantiche e dalla frenata americana nel suo ruolo di leadership globale”, ha scritto Anders Fogh Rasmussen, predecessore di Stoltenberg alla guida della Nato.
L'Alleanza Atlantica travolta dalle critiche di Trump e indebolita sta vivendo il momento più difficile della sua lunga storia. Una storia che, con tutte le critiche e i problemi, ha garantito oltre mezzo secolo di stabilità e di pace all'Europa. Nicolas Burns e Douglas Lute, due ex ambasciatori americani alla Nato, hanno pubblicato uno studio in febbraio con un titolo che dice tutto del momento attuale: “Nato at Seventy: An Alliance in Crisis”. Con America First, come scrivono i due diplomatici, “la più grande sfida della Nato è l'assenza per la prima volta nella storia di una forte leadership americana”.

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