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Trump e il Congresso raggiungono un accordo sul tetto del debito Usa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Usa, Trump: accordo sul tetto del debito, si evita lo shutdown

4' di lettura

NEW YORK - Casa Bianca e Congresso hanno raggiunto l’accordo sul budget federale che aumenta la spesa pubblica americana di 320 miliardi di dollari in due anni e sospende per lo stesso periodo il tetto del debito pubblico, scongiurando il pericolo di un default previsto dal Dipartimento al Tesoro a inizio di settembre, in assenza di un’intesa, per il pagamento degli interessi sui Treasury e degli stipendi dei dipendenti pubblici. L'accordo dovrà essere approvato da deputati e senatori entro il 26 luglio, prima della chiusura estiva di sei settimane del parlamento, e poi firmato dal presidente.

«Sono lieto di annunciare che è stato raggiunto un accordo sul budget di due anni e sul tetto del debito, senza pillole avvelenate», ha twittato Donald Trump. Come parte dell'accordo, i leader democratici hanno ottenuto infatti di non includere nelle future spese del budget federale capitoli controversi, per materie sensibili come aborto e immigrazione, molto a cuore all’amministrazione Trump, definite dall'opposizione “poison pills”.

Il risultato non era scontato. Determinanti sono stati i negoziati tra i due pontieri Nancy Pelosi, da una parte, e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin, stretto dall’urgenza di arrivare a un risultato in tempo utile prima della chiusura del Congresso. I due nelle ultime settimane hanno negoziato l'impianto dell'intesa in diverse conversazioni telefoniche seguite da incontri tecnici.

L'accordo era avversato da una parte dei repubblicani contraria a un aumento ulteriore del deficit e del debito americano. Dall'altra parte del Congresso remava contro l'ala più radicale dei democratici che chiedeva una riduzione della spesa per la difesa e maggiori fondi alla spesa sociale.
I leader del Congresso a nome di tutti si sono impegnati a sostenere il compromesso bipartisan raggiunto da Pelosi e Mnuchin. Un compromesso che lascia entrambi gli schieramenti insoddisfatti, ma si cerca di vedere la parte del bicchiere piena con i parlamentari dei due partiti che faranno a gara per rivendicare i successi ottenuti. La verità è che sarebbe potuta andare molto peggio. Considerando lo stato di salute precario del bilancio federale americano e le prospettive di ulteriore aumento del debito pubblico, già a livelli record.

L'accordo oltre ad incrementare infatti la spesa pubblica di un massimo di 320 miliardi in due anni e a sospendere il tetto del debito fino al 31 luglio del 2021 - rimandando i problemi e lo scontro politico sui numeri a dopo le elezioni presidenziali del 2020 - permette di evitare i tagli automatici previsti da un’intesa del 2011 siglata dall'amministrazione Obama con i repubblicani, in seguito all'ondata di aiuti pubblici alle banche e all’economia per uscire dalla crisi dei mutui.

I tagli automatici al bilancio che nel 2020 avrebbero ridotto la spesa domestica di 55 miliardi e quella della difesa di 71 miliardi non entreranno in vigore. Inoltre la legge che li prevede scadrà nel 2021.

I democratici si sono dovuti accontentare: chiedevano 30 miliardi di spesa in più rispetto ai 320 miliardi dell’accordo per il sistema sanitario, la classe media e il pacchetto di assistenza sanitaria dei veterani, che è passato. Anche i repubblicani hanno fatto un passo indietro pur di arrivare a un compromesso: volevano maggiori tagli di spesa al welfare e hanno dovuto rinunciare a metà dei tagli, che saranno pari a soli 75 miliardi di risparmi.
Le linee guida della manovra da 4.700 miliardi proposta da Trump restano, con i finanziamenti per la Difesa che aumentano meno del 5% previsto: 738 miliardi e non 750 nel 2020 e 741 miliardi nel 2021, ma superano comunque le richieste del Pentagono. Diminuisce, come detto, ma meno, il taglio alla spesa per welfare, istruzione e ambiente chiesto dalla Casa Bianca.

Secondo i termini dell'accordo nei prossimi due anni dunque il tetto di budget per la spesa discrezionale – che è quella vera perché non è legata ad automatismi legislativi come i programmi Medicare, Medicaid o al Social Security - è quella che viene incrementata a 1.37o miliardi di dollari nel 2020 e 1.375 miliardi nel 2021 (dai 1.321 miliardi del 2019).

Il problema del debito pubblico record è rimandato al prossimo futuro. Ma fino alle elezioni è tregua sulla spesa, sulla base di questo accordo, se verrà approvato dal Congresso. Viene allo stesso modo rimandato il problema del costo crescente della spesa pubblica dei prossimi anni per il pagamento delle pensioni e dei programmi sanitari legati all'aumento della popolazione anziana con la generazione dei baby boomers, i nati negli anni Sessanta, che comincia ad andare in pensione.

La cosa più importante dell’accordo tra governo e parlamento è che viene evitato il default americano nel pagamento degli interessi sul debito e per gli stipendi dei dipendenti pubblici che secondo le previsioni del Tesoro sarebbe avvenuto a inizio settembre, quando senza la rimozione del “debt ceiling” non si sarebbe potuto superare il tetto di spesa con il Congresso ancora chiuso per ferie.

A fine anno, secondo le previsioni del governo, il deficit di bilancio americano raggiungerà il record dei mille miliardi di dollari, per l'aumento della spesa e i tagli alle tasse decisi da Trump. Dall'inizio della sua presidenza il budget del deficit federale è salito in ogni anno fiscale di una media del 15%.

Durante gli anni di Obama nel primo mandato il deficit era aumentato in ragione degli aiuti pubblici concessi per uscire dalla crisi suprime del 3% l'anno in media. Mentre nel secondo mandato di Obama la spesa era scesa di circa il 2% all'anno nel tentativo di invertire la rotta. Trump invece ha aumentato la spesa discrezionale di circa il 4% l'anno. I suoi tagli alle tasse delle aziende dal 35% al 21% se da un lato hanno favorito la crescita economica dall'altro hanno ridotto gli introiti fiscali federali. Il debito pubblico americano secondo le ultime rilevazioni a marzo ha superato il tetto record che era fissato a 22mila miliardi di dollari, tetto sospeso ora dall'accordo appena raggiunto con il Congresso.

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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