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Trump e Netanyahu presentano la loro soluzione per la Palestina

L’iniziativa, su cui Mahmoud Abbas è stato consultato solo a distanza, prevede uno Stato palestinese ma riconosce gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. E Gerusalemme sarà «la capitale indivisa» dello Stato d’Israele

di Marco Valsania

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Un piano sbilanciato: Benjamin Netanyahu e Donald Trump alla Casa Bianca

L’iniziativa, su cui Mahmoud Abbas è stato consultato solo a distanza, prevede uno Stato palestinese ma riconosce gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. E Gerusalemme sarà «la capitale indivisa» dello Stato d’Israele


3' di lettura

Fianco a fianco, Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno delineato la loro visione per la pace in Medio Oriente. Un piano che Trump, dalla East Room della Casa Bianca, ha definito «il più dettagliato» di sempre, corredato di inedite mappe sul futuro della regione. Forte d’un obiettivo sulla carta ambizioso, avviare a soluzione il conflitto finora intrattabile tra israeliani e palestinesi con la nascita di due stati. Ma è un progetto che appare destinato a muovere a fatica anche solo i primi passi: è stato presentato da due leader sempre più sotto accusa, uno per abuso di potere, Trump, l’altro per corruzione, Netanyahu. E grandi assenti sono rimasti i palestinesi, che avevano respinto preventivamente il piano come pro-Israele.

«Ottimo per Israele»
Il disegno - 80 pagine, di cui 30 di allegato economico - prospetta di garantire sicurezza a Israele e, ai palestinesi, un cammino verso un proprio Stato. Nei dettagli sembra però rispondere oggi anzitutto alle preoccupazioni del governo israeliano. Se nelle parole di Trump offre la «realistica» nascita d’una nazione palestinese, di fatto questa avrebbe sovranità limitata, «demilitarizzata» e frutto di significative concessioni territoriali. I nuovi confini di Israele, al contrario di passate proposte di amministrazioni americane, sancirebbero l’annessione di vaste porzioni della Cisgiordania, anche se Trump ha indicato che nel processo né palestinesi né israeliani verrebbero espulsi. Gerusalemme diventa capitale unificata di Israele. Netanyahu ha da parte sua definito il piano sia «realistico per la pace» che «ottimo per Israele».

Dialogo a distanza
Trump si è rivolto a distanza ai leader palestinesi, in particolare al presidente Mahmoud Abbas, invitandolo a scegliere «un cammino di pace» e promettendo aiuti americani e internazionali. Ha ribadito la promessa di aiuti per 50 miliardi di dollari a favore di palestinesi, giordani e egiziani e assicurato che aprirebbe un’ambasciata nel suo Stato. Abbas, stando alla Casa Bianca, avrebbe quattro anni di tempo per rispettare condizioni indispensabili a procedere verso uno stato indipendente, da una «ferma rinuncia al terrorismo» al riconoscimento di Gerusalemme capitale d’Israele e a riforme politiche e anti-corruzione. Solo se influenti paesi arabi sosterranno apertamente il piano, ammettono tuttavia alcuni esponenti vicini alla Casa Banca, è immaginabile un cambio di rotta palestinese.

Dubbi e polemiche non hanno frenato il presidente americano. «Non sono stato eletto per fare piccole cose», ha detto. E ha proseguito definendo il progetto, in preparazione da tre anni, «un’opportunità di vittoria per tutti». Ha assicurato che Israele, nell’appoggiarlo «ha compiuto un gigantesco passo verso la pace». Se Gerusalemme è «capitale unificata» dello Stato di Israele, Trump ha aggiunto che zone ai margini orientali della città potranno diventare capitale della Palestina. Ha stimato che il territorio controllato dai palestinesi potrebbe raddoppiare e indicato che un tunnel collegherà Cisgiordania e Gaza. Israele, per dare spazio al nuovo Stato, accetterebbe di congelare ulteriori insediamenti per quattro anni, anche se la loro forte espansione per anni verrebbe di fatto legittimata. Israele manterrà inoltre la sovranità su gran parte della Valle del Giordano.

Due leader nella bufera
Per Trump e Netanyahu l’annuncio del piano sul Medio Oriente è avvenuto mentre sono entrambi nella bufera. Trump è sotto processo al Senato per la vicenda dell’Ucrainagate, dove è accusato di aver sollecitato favori politici personali - indagini sull’opposizione democratica - in cambio dello sblocco di aiuti militari anti-russi. Alcuni analisti hanno sottolineato che altri presidenti statunitensi, da Richard Nixon a Bill Clinton, avevano cercato di sfoderare senza grandi fortune iniziative di politica estera sul nodo mediorientale durante fasi critiche dei loro mandati.

Netanyahu, nel frattempo, è stato formalmente incriminato nelle ultime ore in Israele per reati di corruzione, la prima volta che un premier in carica finisce sotto processo. E andrà per la terza volta in un anno alle elezioni a marzo, un duello alle urne con il centrista Benny Gantz che ha a sua volta visitato in questi giorni la Casa Bianca per conoscere la proposta di pace mediorientale. Gantz ha definito il piano una “pietra miliare”, ma è ripartito prima della conferenza stampa congiunta tra Trump e Netanyahu.

Per approfondire:
Uno Stato palestinese ma senza sovranità
Israele, Netanyahu incriminato per corruzione
Le somiglianze Trump-Netanyahu alla vigilia del voto in Israele

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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