l’attacco alla cnn

Trump e i tweet contro i media tra storia e farsa

di Marco Valsania

Ansa

3' di lettura

NEW YORK - Il video dura solo 28 secondi ed è un un fotomontaggio di bassa qualità. Ma è l'indirizzo da cui proviene che conta e pesa: la Casa Bianca. Donald Trump. Si è diffuso come un virus su Internet nel corso del fine settimana: un'edizione della lotta spettacolo americana in cui Trump mette al tappeto un rivale alla cui testa e' testa e' stata sovrapposta la scritta CNN.

Il Presidente ha deciso un nuovo salto di qualità nella sua guerra ai media. Li accusava di essere ingiusti nei suoi confronti, di essere portatori di “notizie false”. Ora, con dubbio senso dell'umorismo, sembra invitare direttamente alla violenza nei loro confronti. E sabato sera, in un discorso a una audience di estremisti religiosi, ha dato ulteriore sfogo al suo livore: ha definito quello di Cnn come “giornalismo spazzatura” e aggiunto che «i falsi media hanno cercato di impedirci di arrivare alla Casa Bianca; ma ora io sono Presidente e loro no».
La reazione e' arrivata rapidamente, anche dalla politica, e testimonia lo shock e l'imbarazzo che stanno oggi assediando la Casa Bianca. Come gia' nel caso degli attacchi brutali e personali ai conduttori della trasmissione Tv di Msnbc, Morning Joe, e soprattutto a Mika Brzezinski, anche alcuni repubblicani hanno “rotto” con il Presidente. Il governatore dell'Ohio, il leader modesto John Kasich, ha detto che la volgarita' deve finire. Il problema, per i repubblicani, e' che le esternazioni di Trump possono minare l'agenda politica, distrarre e rendere piu' difficile il suo passaggio. E alla lunga il timore e' che erodano anche il sostegno al partito, riducendolo ai fedeli più stretti e radicali. L'opposizione democratica ha subito denunciato l'episodio sia come un attacco alla liberta' di stampa che alla decenza.

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Trump attacca ancora media. Cnn: giorno triste

Ma la posta in gioco e' anche piu' alta della politica di partito. Al centro ci sono la credibilita' delle istituzioni e il rispetto di un valore cruciale quale la liberta' di stampa. La risposta piu' chiara, su questo fronte, e' arrivata dagli stessi mass media: prese di posizione sono giunte dal direttore del New York Times, Dean Baquet. E soprattutto dalla stessa CNN. “E' un giorno triste quando il Presidente sembra invitare alla violenza contro i giornalisti”. Quando si lancia in atteggiamenti “puerili e ben al di sotto della dignita' del suo incarico”, invece di “preparare gli imminenti incontri del G20 e con Vladimir Putin”. E conclude: “Noi continueremo a fare il nostro lavoro. Il Presidente dovrebbe cominciare a fare il suo”.

Trump ha pero' messo in chiaro di non avere alcuna intenzione di cambiare strada di propria iniziativa, segno di una crisi che rimarra' aperta. Non e' neppure chiaro che cosa abbia fatto scattare l'ultima bufera di tweet e video, ma di recente Cnn e' stata costretta a ritrattare una storia su rapporti con la Russia di un collaboratore di Trump e Msnbc è nota per il suo atteggiamento critico. Quel che è certo è che la sua Presidenza sara' definita in gran parte in gran parte da 140 caratteri. Ha definito il suo uso dei social media per attaccare i “nemici” come un esempio di presidenza “moderna” adatta all'era digitale, rispondendo cosi' a chi lo accusava di essere poco - o per nulla - presidenziale. Altri vedono nei tweet piuttosto il simbolo di una Casa Bianca non all'altezza dei tempi e delle sfide.

Questa mattina Trump ha alternato altre litanie di rivendicazioni - «Prima o poi i falsi media dovranno parlare di tutti i miei successo sull'occupazione, contro Isis e sulle frontiere» - a annunci su quel che sta facendo - «oggi parlerò con l'Italia, la Francia e la Germania».
I posteri avranno di sicuro modo di giudicare quel che fa e dice: tutti i tweet e i messaggi presidenziali, per quanto scomposti, vengono accuratamente preservati nella Library of Congresso. Come tutti i documenti e i libri che hanno fatto storia. Se poi questa presidenza sia storia o farsa, insomma, l'ardua sentenza non manchera'. Un giudizio che Trump non potra' combattere con un tweet.

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