ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’USO DEI SOCIAL

Trump e i tweet esplosivi, storia di una relazione pericolosa per i mercati

di Marco Valsania

Così i tweet di Trump destabilizzano i mercati

6' di lettura

NEW YORK -Quello su negoziati e dazi sulla Cina è stato solo l'ultimo. L'ultimo degli esplosivi tweet di Donald Trump a scuotere i mercati, a cominciare da Wall Street ma non solo. Lo stile impulsivo e polemico di Donald Trump, se allarma politici e mass media, tiene spesso sul chi vive anche operatori, investitori e analisti.

Uno stile incarnato appunto al meglio dai suoi micromessaggi online, che raggiungono un esercito di 53 milioni di lettori spesso ad un ritmo di una decina al giorno: tutto appare in gioco, da rivali internazionali a avversari domestici, a paesi alleati che non fanno abbastanza per l'America. Fino e soprattutto a temi, se non tabù, in passato trattati con estrema cautela dai predecessori alla Casa Bianca: le piazze azionarie e valutarie, il petrolio, la Federal Reserve, i tassi di interesse. Come trattative commerciali dall'alta posta in gioco quali quelle tra le due maggiori potenze economiche al mondo, Stati Uniti e Cina. Sempre nello sforzo di spingere quella che che è stata battezzata come una politica “transactional”, volta a massimizzare il suo vantaggio immediato. Al prezzo di generare incognite e elevata volatilità, un clima cioè potenzialmente pericoloso sui mercati anche qualora non venisse poi dato segu+ito a minacce.

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L'elenco delle esternazioni digitali si allunga quotidianamente. Ma può essere rivelatrice una rassegna temporale di alcuni dei messaggi finora più controversi, prima del nuovo affondo sul commercio globale scattato da domenica, alla vigilia di un round cruciale di trattative che inizia mercoledì e vedrà Pechino portare a Washington una delegazione di un centinaio di rappresentanti. Sullo sfondo lo spettro di alzare da venerdì prossimo i dazi su 200 miliardi di dollari di import cinesi, di imporli presto su altri 300 miliardi e oltre (vale a dire l'intero import cinese) se non ci saranno progressi considerati adeguati. Pollici frenetici su twitter, quelli del Presidente, che hanno spinto in ribasso il Dow Jones di 400 punti in apertura (in seguito l’indice ha recuperato terreno). E le cui ripercussioni si sono fatte sentire, anche in passato, con puntualità.

Il «chiodo fisso» della Fed
La Federal Reserve - la cui indipendenza dalla politica partitica è ritenuta cruciale per la sua autorevolezza - è stata tra i bersagli preferiti e più delicati. Il 30 Aprile, alla vigilia di un vertice Fed che avrebbe lasciato i tassi invariati in attesa di chiarezza sullo stato dell'economia, il Presidente ha attaccato la Banca centrale chiedendo immediati e drastici tagli dei tassi di interesse e nuovo Quantitative easing, che a suo dire spingerebbero la crescita “come un razzo”.

In quei giorni Trump aveva citato proprio la Cina quale esempio di politiche di stimolo da imitare. È un leit-motiv, quello contro la Fed, che dura almeno dalla fine dell'anno scorso: il 24 Dicembre 2018 Trump twittò che «l'unico problema dell'economia è la Fed» e venne alla luce che aveva discusso la possibilità di “licenziare” il chairman Jerome Powell, uno spettro poi rientrato.

L’autocelebrazione per i rialzi in Borsa
La Borsa è stata invece spesso occasione di celebrazione e auto-celebrazione: il 25 febbraio Trump annunciò che «il Dow Jones è in rialzo del 43% e il Nasdaq quasi del 50% dalla mia elezione a Presidente». Il primo febbraio aveva già vantato il «miglior gennaio del Dow in 30 anni!». E il 24 gennaio ecco i «grandi utili aziendali in arrivo dal mercato azionario». Legare i destini della sua presidenza alle oscillazioni degli indici può però rivelarsi effimero di dannoso per i risparmiatori.

L’invito all’Opec a rilassarsi
Il petrolio è un altro tema delicato ripetutamente aggredito da Trump. A fine aprile twittò di sue chiamate all'Opec per abbassare i prezzi e il 25 febbraio un suo simile tweet aveva già causato scivoloni del 3% delle quotazioni del barile in una seduta. Il tema del caro-greggio è stato caro ai suoi micro-messaggi durante tutti i primi due anni di presidenza: se in queste prese di posizione non ha mai indicato un prezzo per lui ideale, in passato era salito alla ribalta citando quotazioni minime, tra i 40 e i 25 dollari al barile.

L'anno scorso - a cominciare dai primi sei mesi - è stato un periodo particolarmente intenso di tempeste di tweet (in tutto oltre 3.400) in grado di scuotere i nervi dei mercati, in particolare dell'azionario e valutario, con dichiarazioni di geopolitica oltre che strettamente economiche o finanziarie. Ad esempio il 16 aprile, intervenendo sulle valute, ammonì che Cina e Russia «giocano la partita della svalutazione mentre gli Stati Uniti alzano i tassi di interesse. Inaccettabile!».

Le minacce in politica estera
Pochi giorni prima, l'11 aprile, rivolgendosi alla Russia sul tema delle rappresaglie in Siria aveva twittato: «Preparati, i missili arriveranno belli, nuovi e intelligenti», spingendo i titoli in calo di oltre l'1% fin dal pre-mercato. Il 2 novembre aveva annunciato che «le sanzioni incombono», parlando di giri di vite contro l'Iran e contro chi faceva affari con Teheran, dopo aver strappato l'accordo di denunclearizzazione multilaterale. Il 2 gennaio 2018 sulla Corea del Nord, prima del disgelo, aveva twittato del suo «bottone (nucleare) molto più grosso e più potente» di quello di Kim Jong-un sollevando spettri di conflitti atomici sul parterre. Il 13 giugno quella minaccia atomica di Pyongyang era al contrario “risolta” (prematuramente).

Le bordate sul commercio
Il commercio ha sovente fatto notizia nei tweet di Trump, l'anno scorso e quest'anno. Il 2 marzo 2018 aveva detto che le guerre commerciali sono «buone e facili da vincere». La Cina è già stata più volte sotto tiro, ad esempio nel giro di pochi giorni nell'aprile 2018, a cavallo dell'annuncio di liste di prodotti cinesi colpiti da sanzioni. Il 9 aprile twittò: «COMMERCIO STUPIDO!». Il 4 aprile denunciò una «guerra persa» in passato con Pechino dagli Usa, con il Dow Jones in calo di 400 punti. Il 4 dicembre si autodefinì «L'uomo dei dazi», Tariff Man. Su altri fronti dell'interscambio, i dazi sull'alluminio e l'acciaio, dannosi per molte stesse imprese americane che ne consumano, ancora il 28 gennaio 2019 sono stati rivendicati come artefici di un «totale rilancio della nostra industria siderurgica».

Gli attacchi all’Unione Europea
L'Unione Europea è stata più volte sotto duro attacco con la conseguenza di innervosire le piazze transatlatiche. L'ultima volta è stata il 23 aprile di quest'anno, quando Trump ha twittato: «Così ingiusta con gli Usa, faremo altrettanto», inveendo contro dazi Ue - di rappresaglia a azioni americane - e che hanno colpito tra l'altro la Harley-Davidson. Il 9 aprile aveva affermato che la Ue «si è avvantaggiata per molti anni degli Stati Uniti sul commercio» e che questo «presto finirà», minacciando 11 miliardi di dazi punitivi per i sussidi che l'Unione concederebbe al colosso aerospaziale Airbus. L'anno scorso aveva inoltre ripetutamente messo sono accusa l'auto europea, denunciando la presenza di vetture tedesche in America ma di poche auto americane in Germania. La Ue e' stata piu' volte minacciata di dazi sull'auto. Sul fronte della sicurezza, è stata inoltre accusata di non contribuire abbastanza alla Nato.

Il presidente Donald Trump

Bezos e Amazon nel mirino
Trump ha anche ripetutamente attaccato, fatto senza precedenti, singole aziende statunitensi oltre che internazionali, a volte fornitori del governo stesso. Noto l'affondo del 2 Aprile 2018 contro Amazon, accusata di far perdere miliardi al servizio postale, di non pagare le tasse e di distruggere il retail. Il titolo perse il 5,2 per cento. Amazon e il suo fondatore Jeff Bezos sono considerati alla stregua di nemici “personali” da Trump, che mal tollera il quotidiano Washington Post posseduto da Bezos. Altre aziende sono finite nel mirino: già il 12 dicembre 2016 Trump aveva twittato sulla Lockheed Martin affermando che «il programma degli F-35 e i suoi costi sono suoi controllo» e che potevano essere risparmiati «miliardi». I titoli dell'azienda caddero in una giornata fin del 4 per cento. I grandi magazzini Nordstrom finirono sotto tiro dei tweet presidenziali l'8 febbraio 2017 per aver cancellato - «così ingiusto! Terribile!» - una linea di prodotti della figlia-consigliera Ivanka Trump.

Nei tweet sono anche finiti dati macroeconomici, a volte prima che uscissero ufficialmente. Nel primo venerdì di giugno del 2018, uno dei cosiddetti “Jobs Friday”, Trump parse anticipare con un tweet dati positivi sull'occupazione in arrivo quella stessa mattina. Facendo sospettare anche violazioni di regole e potenziali manipolazioni.

Gli esperti si mostrano relativamente preoccupati dai tweet di Trump che tengono in ansia gli investitori. Mettono in guardia dall'effetto-volatilità; ma li considerano a volte uscite per uso e consumo immediato, senza necessariamente la prospettiva di gravi terremoti. Peter Costa, che è stato direttore di Empire Executions, boutique trading firm sul floor del Nyse, e un veterano di 35 anni del floor azionario, ammette di «non essere un grande fan dei tweet di Trump». Tim Anderson, managing director di MND Partners, li considera in generale a sua volta «situazionali, capaci di sollecitare reazioni nel breve periodo e accentuare trend o tensioni sottostanti sul mercato o su particolari classi di asset, senza cambiarne radicalmente la direzione».

I tweet sul commercio sono tuttavia tra i più influenti e suo avviso pericolosi: «Il commercio è un tema molto teso per tanti operatori e analisti. I tweet possono generare reale incertezza. E il mercato odia l'incertezza più delle cattive notizie». Mickey Levy di Berenberg, attento osservatore della Fed e dei tassi e a lungo membro del Comitato Ombra della banca centrale, avverte che quantomeno «i tweet di Trump aumentano la volatilità sui mercati».

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