LA RIFORMA

Trump fa cassa con i visti «top class»: il costo sarà quasi triplicato

di Alessandro Plateroti

Epa

3' di lettura

Trump e i visti per gli Usa, atto terzo. Per chi si è “appassionato” al braccio di ferro tra Casa Bianca e giustizia federale sulla stretta ai visti di ingresso negli Stati Uniti, con i giudici che hanno bloccato già due volte le controverse proposte di riforma del neo-Presidente americano, è ora in arrivo – e stavolta davvero a sorpresa - un terzo clamoroso show-down: la riforma dei visti di ingresso negli Usa riservati alla “top class” degli investitori internazionali.

Obiettivo: fare cassa
Ma questa volta, più che di una stretta tesa ad arginare l'afflusso di lavoratori specializzati provenienti da Paesi a rischio di terrorismo, la riforma sembra avere soprattutto un altro obiettivo: fare cassa – e possibilmente tanta - su chi ha bisogno di un visto di ingresso speciale per fare investimenti in America.
Nella confusione scatenata dallo scontro sui famosi visti H1-B, quelli cioè riservati al lavoro specialistico temporaneo nelle imprese americane, la maggioranza repubblicana al Congresso ha avviato infatti in gran segreto – e su ordine diretto di Trump - la modifica del regime di concessione dei permessi di residenza per gli investitori individuali esteri interessati ad acquistare immobili residenziali, grattacieli, uffici, complessi commerciali e infrastrutture di vario genere.

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Programma in scadenza a fine aprile
L'obiettivo è completare il lavoro entro il 28 aprile, quando giungerà a termine il programma “ EB-5 Visa” messo a punto da Obama ed ereditato da Trump: per ottenere questo visto, secondo le regole attuali, l'aspirante investitore deve versare all'erario americano una commissione secca di 500mila dollari, una cifra tutt'altro che simbolica ma che finora non ha scoraggiato affatto gli investitori internazionali. Sono infatti in molti a ritenere che proprio con questo programma l'amministrazione Obama abbia favorito non solo il rilancio del settore immobiliare dopo la crisi dei subprime, ma anche la stabilizzazione del mercato del credito fondiario togliendo dai guai le banche americane ancora sovra-esposte sul real estate. Grazie ai visti EB-5, gli Usa hanno incassato oltre 20 miliardi di dollari in circa 8 anni, di cui 3,8 miliardi di dollari solo nei 12 mesi al dicembre 2016. Ma allora, perché cambiarlo?

«Monopolio» dei ricchi cinesi
Il problema, guarda caso, è che la gran parte degli investitori che hanno ottenuto finora l'EB-5 hanno un passaporto tra i meno amati dell'era Trump (dopo quelli mediorientali, ovviamente): il passaporto della Repubblica Popolare cinese. Secondo le cifre fornite dal Congresso e dal dipartimento di Stato, l'85% dei visti EB-5 è stato acquistato infatti da investitori di Pechino, che senza fare troppa pubblicità stanno di fatto rastrellando ogni genere di proprietà immobiliare tra San Francisco e New York. E proprio qui la nuova maggioranza repubblicana ha sollevato la bandiera di allarme, facendo leva (almeno inizialmente) su alcune incongruenze passate finora sotto silenzio. Ecco la più importante: come è possibile che l'85% dei visti EB-5 venga comprato dai cinesi a 500mila dollari per visto, quando le leggi della Repubblica Popolare sono talmente stringenti da limitare a 50mila dollari la cifra massima di yuan che un cittadino (o investitore cinese) può cambiare e portare all'estero? In altre parole, se 50mila dollari sono il 10% della cifra da sostenere per avere il visto EB-5, come hanno fatto i cinesi “investitori” a pagare quei 500mila dollari per il visto?

Il dubbio che si tratti di capitali esportati illegalmente – anche da organizzazioni criminali – di somme sottratte al fisco o di puro riciclaggio, è più che plausibile. Poiché parliamo di decine di miliardi di dollari incassati finora in silenzio dal governo, è chiaro che anche l'ex amministrazione democratica ha fatto cassa chiudendosi il naso. Ma è anche chiaro che lo stesso Governo cinese ha fatto finora finta di niente sul flusso di capitali per comprare i visti.

Il costo quasi triplicato
Poiché il programma scade il 28 aprile, il nuovo Parlamento controllato dai repubblicani ha pensato bene di dargli una stretta, ma non certamente di chiuderlo o renderlo più legale e trasparente: vuole solo incassare di più. La riforma degli EB-5 ha infatti un solo articolo: il costo dei visti passa da 500mila dollari a 1,3 milioni di dollari ciascuno. Chiaro il punto? Mica lo chiudono o lo cambiano, alzano solo il prezzo. Il tutto, mentre si accusa la Cina di violare le regole del commercio e quelle degli investimenti. Si potrebbe concludere così: «Populismo, neo-liberismo o nuovo comunismo: malattie senili del solito capitalismo?».

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