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Trump fa i conti con la democrazia

di Mario Platero

(REUTERS)

3' di lettura

NEW YORK - Con una decisione clamorosa che ha colto di sorpresa la Casa Bianca, Ann Donnelly, un giudice federale della corte distrettuale di Brooklyn, ha bloccato l'ordine esecutivo di Donald Trump che aveva privato ieri di un visto qualche centinaio di viaggiatori in arrivo in America da 7 paesi islamici inclusi in una lista nera antiterrorismo. L'ordine di Trump aveva generato il caos negli aeroporti e fra le linee aree.

La notizia della decisione del Tribunale è giunta poco dopo la firma di altri tre ordini esecutivi dal Presidente Trump. Il primo ha riformato il Consiglio per la Sicurezza Nazionale e ha incluso nel gruppo il controverso Stephen Bannon, suo

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Stop Trump, protesta all'aeroporto di San Francisco

consigliere di estrema destra che aveva attaccato giorni fa i media affermando che «dovevano tenere la bocca chiusa». Trump ha bilanciato la decisione nominando nel consiglio anche il suo capo di Gabinetto Rence Preibus, un moderato rispetto a Bannon ed ha escluso, a meno che non vi siano in discussione tematiche che li riguardano direttamente, sia il capo di stato maggiore delle Forze Armate che il capo dell'Intelligence, cosa che sul piano pratico non cambia di molto la gestione operativa del consiglio. Con il secondo ordine Trump ha prolungato da tre a cinque anni il divieto di fare operazioni di lobby per ex funzionari del governo; con il terzo ha dato istruzioni per intensificare la guerra contro l'Isis.

Ma la vicenda che ha dominato la giornata resta l'ordine di Trump di bloccare all'ingresso negli USA persone che avevano regolari visti di ingresso. C'erano state proteste e una reazione scandalizzata non solo a livello nazionale ma anche internazionale per una decisione che appariva discriminatoria, non giustificata e fuori dalla tradizione di apertura americana. L'ordine esecutivo del Presidente Donald Trump contro i sette paesi islamici aveva bloccato visti, permessi di soggiorno per turisti, famiglie, uomini d'affari. Aveva persino bloccato chi aveva gia' la residenza, la mitica la Carta Verde, anticamera della cittadinanza. Separatemente 60.000 rifugiati siriani attesi in centri di accoglienza in base all'ordine non verranno piu'.

Il punto della Donnelly è che le persone arrestate, fermate rispedite a casa o bloccate alla partenza erano gia' state controllate, autorizzate, approvate per un visto di soggiorno. L'ordine del giudice e' stato esteso a livello nazionale e ci saranno certamente a partire da oggi nuove procedure legali da parte del dipartimento per la Giustizia per cercare di sbloccare la sentenza della Donnelly.

Si tratta della prima sconfitta bruciante per Donald Trump, della prima verifica di quanto diverso sia essere un imprenditore a capo di un gruppo immobiliare i cui ordini sono rispettati ed eseguti all'istante, dall'essere alla guida di una democrazia che poggia la sua funzionalità sulla separazione dei poteri. Soprattutto, se certe sue leggerezze fattuali possono essere facilmente difese in un contesto mediatico dominato dai social, in un tribunale contano davvero solo i fatti, dimostrabili e molto concreti. Proprio quello che e' successo nella serata di ieri al tribunale di Brooklyn.

Il giudice Donnelly ha accolto la richiesta di una procedura d'urgenza dell'ACLU, l'American Civil Liberties Union e ha ascoltato la richiesta di fermare le espulsioni di alcuni cittadini stranieri detenuti, in particolare di un cittadino siriano che rischiava l'espulsione “entro un'ora nonostante avesse documenti regolari”, come recitava la richiesta dell'ACLU, in quanto la sua incolumita' non poteva essere garantita al suo ritorno a Damasco.

Il dipartimento della Giustizia ha argomentato il caso, con un avvocato spedito a Brooklyn e con un altro avvocato collegato al telefono da Washington, ma lo ha fatto in modo inefficace, senza offrire documentazione adeguate, fatti concreti che giusitificassero l'azione, senza offrire garanzie per l'incolumita' dei deportati e senza poter quantificare il numero esatto delle persone bloccate all'ingresso negli Stati Uniti. «A me sembra che queste persone avessero un visto regolare concesso dal nostro paese e che hanno solo avuto la sfortuna di trovarsi in viaggio quando un ordine del Presidente veniva applicato» ha osservato il giudice con tono spazientito. Subito dopo ha dato ragione all'associazione per la tutela delle liberta' civili. Se ci dovesse essere un passaggio alle corti superiori la vicenda potrebbe anche arrivare fino alla Corte Suprema, fino ad oggi ancora in bilico fra progressisti e conservatori, anche se Trump potra' nominare fra poco il nuovo giudice che dovrà sostituire Antonin Scalia, deceduto all'improvviso l'anno scorso.

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