STATI UNITI

Trump fa saltare l’accordo sul budget: verso uno shutdown del governo dalla mezzanotte di venerdì. Wall Street giù del 2%

di Marco Valsania


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(Afp)

3' di lettura

NEW YOTK - Lo spettro di chiusure e paralisi incombe su Washington e scuote i mercati. È nuovamente scontro aperto e duro sul budget negli Stati Uniti, tanto da far ripartire il conto alla rovescia verso uno shutdown parziale del governo a cominciare dalla mezzanotte di domani. La Camera ancora a maggioranza repubblicana uscente e la Casa Bianca si sono ribellate e hanno fatto deragliare un provvedimento di spesa votato dal Senato a maggioranza bipartisan che avrebbe prorogato temporaneamente, fino a febbraio, il livello attuale dei finanziamenti a ministeri e programmi federali rinviando dibattiti e decisioni su una vera e propria nuova legge finanziaria.

La prospettiva di una paralisi anche solo circoscritta del governo - al primo minuto di sabato mattina scadranno i fondi per almeno sette Dipartimenti - ha contribuito al pessimismo di Wall Street, già preoccupata dalle ombre sull'economia globale e statunitense e sulla futura politica monetaria della Federal Reserve. Il Dow Jones ha bruciato il 2%. Dow e S&P 500 sono avviati al peggior dicembre dal 1931; il Nasdaq è entrato in un mercato ribassista dell'Orso con ribassi che hanno raggiunto il 20%; il Russell 2000 era già in territorio dell'Orso.

Il nodo cruciale è tornato ad essere la mancanza dello stanziamento di nuovi fondi - per l'esattezza 5 miliardi di dollari - esplicitamente destinati alla costruzione di un muro anti-immigrati e rifugiati al confine con il Messico, caro alle ali più conservatrici e militanti sia della base che del partito repubblicano e allo stesso Donald Trump. La ribellione conservatrice ha coinvolto più della trentina di deputati che tradizionalmente fa capo al Freedom Caucus, il raggruppamento considerato piu' estremista e meno propenso ai compromessi dei repubblicani. “La grande maggioranza dei repubblicani alla Camera fara' tutto cio' che e' necessario per lottare per quello che abbiamo promesso al popolo americano, finanziare la sicurezza dei confini”, ha dichiarato Mark Walker della North Carolina, responsabile del Republican Study Committee, altro gruppo di deputati conservatori.

Contemporaneamente la Casa Bianca, che era parsa nelle ore precedenti improvvisamente disponibile a un'intesa provvisoria senza il muro che evitasse lo spettro dello shutdown, ha nuovamente compiuto una brusca marcia indietro su qualunque ipotesi di compromesso. Forse tentando nuovi assalti dopo aver percepito le gravi spaccature nel partito repubblicano, la portavoce Sarah Sanders ha affermato che “al momento il Presidente non intende procedere senza la sicurezza dei confini, che include un muro o barriere di acciaio”. Trump, ha continuato, “sta esaminando le sue opzioni”. Un incontro tra il Presidente e i leader dei deputati repubblicani per discutere eventuali vie d'uscita si e' concluso con un nulla di fatto: Paul Ryan, attuale Speaker della Camera, ha affermato al termine che “cercherà nuove soluzioni” all'impasse e al rischio di crisi.

Trump, nel frattempo, ha attaccato senza remore i democratici per la loro opposizione al muro, che ritengono inefficace e un gesto ispirato unicamente alla xenofobia. I democratici avranno la maggioranza alla Camera nella prossima legislatura che entra in carica nel 2019, dopo insuccessi alle elezioni di Midterm dello scorso novembre. “I democratici mettono la politica sopra gli interessi del Paese - ha tuonato Trump in un tweet mattutino - …Non firmero' alcuna legislazione, neppure sulle infrastrutture, se non avra' una perfetta sicurezza delle frontiere”.

La partita sul budget resta aperta e bisognera' vedere se verra' giocata, soprattutto dai repubblicani e da Trump, fino in fondo: non e' affatto chiaro se i ribelli repubblicani, sempre sostenuti dalla Casa Bianca, abbiano i voti per far passare neppure solo alla Camera un provvedimento, dentro o fuori il bilancio, che contenga i fondi per il controverso muro. Molti deputati del partito uscenti sono latitanti al momento dei voti di fine anno. Al Senato, inoltre, qualunque provvedimento di spesa richiede una maggioranza qualificata di 60 voti per essere portato al voto, che manca comunque ai repubblicani. L'esperienza passata insegna che forzare una chiusura del governo, seppur parziale e limitata a servizi non essenziali e che avrebbe serie conseguenze solo se si protraesse per settimane e mesi, minaccia inoltre di trasformarsi in un boomerang politico e in un ulteriore segno di caos al governo al di fuori della piu' ristretta base ultra-conservatrice. Nel clima di alta tensione sui mercati finanzi e di dubbi sulla salute dell'economia potrebbe inoltre danneggiare la fiducia di consumatori e business.

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