La gara con la Cina

Trump firma decreto per sviluppare l’intelligenza artificiale made in Usa

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Intelligenza artificiale, ecco i rischi

5' di lettura

NEW YORK - La corsa all'America First si arricchisce di un nuovo capitolo. Donald Trump ha appena firmato un ordine esecutivo per promuovere gli investimenti in R&D sull'intelligenza artificiale. L'American Ai Initiative, così è intitolato il decreto, indirizza le risorse federali verso lo sviluppo delle tecnologie legate all'intelligenza artificiale per assicurare, è scritto in una nota della Casa Bianca, “che tutte le grandi invenzioni legate all'Ai siano fatte negli Stati Uniti”. Gli investimenti nella manifattura avanzata sono cruciali per l'industria del futuro, in aree come le auto a guida autonoma, i robot industriali, gli algoritmi per la diagnosi delle malattie e così via. Trump vuole mantenere il primato Usa nell'hi-tech messo a rischio dalla lunga marcia tecnologica cinese. E le tecnologie legate all'Ia dovranno essere sviluppate “in maniera consistente” negli Stati Uniti. In modo che non vengano compromessi “i nostri valori americani, e le libertà civili”.

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Cina più avanti nell'Ai
La Cina non viene mai citata direttamente nel provvedimento ma è evidente il riferimento alla corsa della seconda potenza mondiale per il primato nell'Ai e nelle reti 5G. Pechino ha fatto dello sviluppo delle tecnologie avanzate legate all'intelligenza artificiale una priorità nazionale e ha incrementato di 10 volte gli investimenti. Molte aziende cinesi stanno sviluppando sistemi di machine learning per i servizi bancari, sistemi avanzati di identificazione facciale così come sistemi di controllo per i droni.

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Trump vuole che l'Ai non diventi una prerogativa cinese, e con il decreto appena firmato apre di fatto il mercato alle aziende americane, mettendo fuori gioco la concorrenza di Pechino, che è più avanti degli Stati Uniti nella ricerca in questo settore. Cina che è già danneggiata nel settore tech con il caso Huawei e il bando all'utilizzo delle apparecchiature telecom per le reti 5G, che gli americani stanno cercando di diffondere tra gli alleati. Il segretario di Stato Mike Pompeo in visita in Ungheria ha ribadito che la presenza delle apparecchiature Huawei “rende più difficile” la collaborazione americana con i paesi partner.

Linee guida per la sicurezza
Il piano di Trump sull'intelligenza artificiale mira a “potenziare la sicurezza nazionale e la sicurezza economica e a migliorare la qualità della vita degli americani”. Il decreto invita le agenzie federali a rendere disponibili le risorse informatiche e informatiche ai ricercatori che si occupano di Ai, pur tutelandone la riservatezza e la sicurezza. Le agenzie dovranno inoltre stabilire linee guida per garantire che le nuove tecnologie siano sviluppate in modo sicuro.

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La lobby delle big hi-tech
I leader delle big company hi-tech da mesi fanno pressione sulla Casa Bianca per poter avere accesso a finanziamenti addizionali per la R&D e per la formazione nell'Ai. A dicembre gli executive della Silicon Valley, tra cui Sundar Pichai di Google, Satya Nadella di Microsoft e Ginni Rometty di Ibm, hanno incontrato i funzionari e i consiglieri dell'amministrazione che seguono il capitolo della tecnologia, presente la figlia-consigliera presidenziale Ivanka Trump.
Investimenti nell'industria del futuro

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Il decreto di Trump arriva a una settimana di distanza dal discorso sullo stato dell'Unione, nel quale il presidente aveva definito gli investimenti nelle infrastrutture per sviluppare l'industria del futuro come “una necessità”. Dalla Casa Bianca il giorno dopo avevano spiegato che, quando parla di industria del futuro, Trump si riferisce alle aree legate all'Intelligenza artificiale, al machine learning, le reti 5G, al quantum computing, ma anche alle tecnologie per la cybersecurity e alla manifattura avanzata.

Automazione e spinta al Pil globale
Uno studio di PricewaterhouseCoopers del 2018 sostiene che il 30% dei lavori attuali sono a rischio automazione da qui al 2035, e tra questi ci sono il 44% dei lavoratori con bassa formazione che rischiano di essere sostituiti da macchine. Allo stesso tempo la ricerca di PwC prevede che l'automazione legata all'intelligenza artificiale possa spingere il prodotto interno lordo globale di 15mila miliardi di dollari nel 2030. Il decreto di Trump è il punto di arrivo di un percorso cominciato nel maggio 2018 quando la Casa Bianca organizzò un incontro con i top manager di oltre 100 grandi aziende americane, in vari settori industriali, tra cui oltre alle ricordate big hi-tech, colossi come Ford, General Motors, Boeing, Amazon, per cercare nuove strade per lo sviluppo industriale.

Terzo round dei negoziati sulla trade war
Il lancio dell'American Ai Initiative avviene a pochi giorni dalla ripresa del terzo round negoziale tra Cina e Stati Uniti sulla trade war, per tentare di trovare un accordo definitivo alla tregua commerciale di novanta giorni tra i due paesi, siglata a inizio dicembre al G 20 in Argentina. In modo da evitare dal primo marzo l'aumento dei dazi americani dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. A fine settimana è attesa a Pechino la delegazione americana guidata dal capo negoziatore Robert Lighthizer.

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Incontro Trump-Xi slitta a metà marzo
Trump il 27 e 28 febbraio incontrerà in Vietnam il leader nord coreano Kim Jong-un. In un primo momento si era parlato della possibilità, dopo l'incontro con Kim, di una seconda tappa in Asia per incontrare il presidente cinese Xi Jinping e siglare la pax commerciale prima della scadenza della tregua del primo marzo alle ore 12. La scorsa settimana Trump aveva fatto trapelare la possibilità di far slittare la scadenza, scatenando un'ondata di vendite nei mercati finanziari.

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L'incontro tra i due presidenti potrebbe avvenire a metà marzo: i consiglieri di Trump hanno discusso la possibilità di un vertice con Xi a Mar a Lago, il resort del tycoon a Palm Beach, in Florida, dove verrebbe firmato l'accordo per porre fine alla guerra dei dazi tra le due potenze. Una decisione definitiva non è stata ancora presa. Sul tavolo ci sono anche altri luoghi, tra cui Pechino. Sembra però ormai probabile uno slittamento della scadenza, per consentire una convergenza sui capitoli ancora aperti, riguardo alle modifiche strutturali richieste dagli americani, all'azzeramento del deficit commerciale e alla tutela della proprietà intellettuale. Trump prima del 1° marzo, in ogni caso, ha in programma di parlare al telefono con “l'amico Xi”.

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