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Trump firma l’ordine per costruire il muro con il Messico. Stretta sui visti

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Donald Trump firma l’ordine esecutivo per la costruzione di un muro al confine con il Messico (Afp)


4' di lettura

Prima il tweet notturno, poi l’annuncio ufficiale. Donald Trump ha firmato l'ordine esecutivo per dare il via alla costruzione del muro lungo il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Il 45esimo presidente americano mantiene così fede alla promessa fatta in campagna elettorale: «Abbiamo parlato di questo sin dall'inizio», ha detto mentre firmava. Il suo portavoce Sean Spicer ha spiegato che la nazione presieduta da Enrique Pena Nieto pagherà «in un modo o nell'altro» per quella che ha chiamato «una grande barriera fisica».

In un discorso con cui ha descritto la sua politica estera, Pena Nieto due giorni fa aveva detto di non credere ai muri ma alla promozione di «confini che ci uniscono piuttosto che dividerci». Un secondo ordine esecutivo firmato da Trump prevede più poteri delle autorità contro gli immigrati irregolari: saranno creati più spazi detentivi lungo il confine, sarà messa fine alla politica del “catch and release” (cattura e libera) dell'amministrazione Obama e non saranno più concessi finanziamenti alle cosiddette «città santuario», quelle che proteggono gli illegali.

«Grande giorno domani (oggi in Italia, ndr) per la SICUREZZA NAZIONALE (scritto in maiuscolo ndr). Tra le tante cose, costruiremo il muro!» Così ha twittato nella notte Donald Trump (il post qui sotto ripreso da un account di news sul suo partito, il Gop). L'annuncio di ieri sera conferma le anticipazioni del New York Times sulla costruzione del muro al confine col Messico e la firma di un decreto sull'immigrazione.

Cosa c’è ora al confine fra Usa e Messico

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In realtà una sorta di barriera che divide Stati Uniti e Messico c’è già e da molto tempo, ma il progetto di Trump presuppone ingenti risorse per un’opera ciclopica che tutti sinora pensavano irrealizzabile sia per i costi sia per l’opposizione del partito repubblicano che ha la maggioranza al Congresso. Invece non sarà così, la promessa elettorale che ha diviso l’America, ha creato tensioni con il Messico potrebbe presto concretizzarsi in un vero e proprio muro. Che dovrebbe essere pagato dal Messico, secondo lo slogan elettorale di Donald, confermato oggi in un’intervista all’emittente Abc nella quale ha parlato di «mesi» per l’avvio dei lavori. Trump ha fatto dell’ostilità agli immigrati illegali la sua bandiera - li vuole anche deportare, cosa che in realtà faceva anche la passata amministrazione - e non ha mai nascosto la sua antipatia per i latinos, non ha dunque sorpreso che poche ore dopo l’insediamento dal sito della Casa Bianca sia sparita la versione in spagnolo.

Non c’è però solo il muro che pure ha una carica simbolica fortissima. Il presidente dovrebbe firmare nelle prossime ore una serie di ordini esecutivi che impongono limiti all'immigrazione per alcuni paesi in particolare, come la Siria e altri sei paesi tra Medio Oriente e Africa, riferisce in esclusiva l'agenzia Reuters che cita fonti. Pare che Trump volesse proprio scrivere che vietava l’ingresso ai musulmani ma poi ha modificato la sua proposta con «la sospensione di visti per tutti coloro che vengono da posti in cui non si fa un adeguato screening».

Nel piano immigrazione sono inseriti anche nuovi approfonditi esami per coloro che richiedono i visti, si concretizzano così gli «estremi e accurati controlli» promessi durante la campagna presidenziale, dice una fonte che conosce il piano. A questo nuovo «accurato esame» dovrà sottoporsi chiunque ha perseguitato persone che professavano un’altra religione, o è stato coinvolto in omicidi d’onore, violenza contro le donne, oppressione di una persona per motivi razziali, di genere e sessuali, secondo il riassunto del piano citato dalle agenzie anglosassoni.

LE ROTTE DEI CLANDESTINI

Numero di immigrati irregolari fermati dal 30 settembre 2015 al 1° ottobre 2016 negli Usa

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Si parla di restrizioni temporanee per l'accesso agli Stati Uniti per la gran parte dei rifugiati, oltre a limiti fino al blocco di visti concessi per Iraq, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Riguardo alle restrizioni per i rifugiati, l’ipotesi più accreditata sarebbe un bando di diversi mesi per l'accesso da tutti i paesi, in attesa che il dipartimento di Stato e il dipartimento per la sicurezza interna possano potenziare il processo di verifica e controlli. Trump eserciterebbe uno specifico potere del presidente se vi è un interesse nazionale in questo senso

Trump ha sempre legato la lotta all’immigrazione illegale alla minaccia del terrorismo per gli Stati Uniti. Pare adesso che stia valutando - scrive il New York Times - se riaprire il cosiddetto controverso programma black site, ovvero i centri segreti di detenzione oltreoceano usati dalla Cia negli anni passati per interrogare sospetti terroristi. Trump riesaminerebbe il programma ma questa volta non è previsto l’uso della tortura. Allo stesso tempo, il presidente sta valutando se mantenere aperto il carcere di Guantanamo e se classificare la Fratellanza musulmana (che in Egitto è stata per pochi anni al potere con il presidente poi deposto ed ora in carcere Mohammed Morsi) come un'organizzazione terroristica.

Trump: "Grande giorno, costruiamo il muro"

I sostenitori di Trump accusavano Obama di aver aumentato il numero di visti per i siriani. Adesso i critici del piano Trump promettono battaglia legale. Se il divieto di ingresso colpisse paesi a maggioranza musulmana, si potrebbe configurare un caso di discriminazione religiosa in questi ordini esecutivi che Trump sforna con incredibile rapidità. Per attuare il piano Trump si aspetta l’insediamento di Rex Tillerson al Dipartimento di Stato. Altre minure riguardano i controlli biometrici (l’identificazione attraverso scanner) per i non-citizen che entrano ed escono dagli Stati Uniti e gli immigrati illegati che ottengono benefit governativi.

L’accordo con l’Australia
Gli ordini esecutivi di Trump possono gettare in un limbo mille richiedenti asilo in fuga da Guatemala, Honduras and El Salvador “parcheggiati” in Papua Nuova Guinea ela piccola isola nazione del Sud Pacifico di Nauru. L’annuale piano di ricollocamento che si basa su un accordo col governo australiano è ora minacciato dal piano immigrazione.

I «brogli» elettorali
Trump si muove su più tavoli. Oltre questo piano immigrazione, e sempre con un tweet, dice che chiederà l'avvio di una «importante indagine» sui presunti brogli elettorali che sarebbero avvenuti in occasione del voto di novembre e, a seconda dei risultati, promette di “rafforzare” le procedure di voto. I critici temono che rafforzare voglia dire irrigidire e quindi restringere.

Redazione Online

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