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Trump firma legge pro Hong Kong. Cina furiosa: cooperazione a rischio

Il presidente americano ha firmato due provvedimenti a sostegno dei manifestanti di Hong Kong. Dura reazione del governo cinese che ha convocato (due volte in una settimana) l'ambasciatore Usa per chiedere di non interferire. Più difficile il cammino dell’accordo commerciale tra i due paesi

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Hong Kong non si arrende: pro democrazia ancora in piazza

3' di lettura

NEW YORK - Donald Trump ha firmato la legge votata dal Congresso la scorsa settimana a sostegno dei manifestanti di Hong Kong. In una nota diffusa dalla Casa Bianca il presidente scrive: «Oggi ho ratificato la legge 1838 ‘Hong Kong Human Rights and Democracy Act of 2019'. L'atto riafferma e aggiorna l'United States-Hong Kong Policy Act del 1992, stabilisce le politiche americane verso Hong Kong, e valuta lo sviluppo delle politiche in Hong Kong. Alcune disposizioni dell'Atto potrebbero interferire con la politica estera degli Stati Uniti. La mia amministrazione tratterà queste disposizioni seguendo le prerogative costituzionali del presidente riguardo alla politica estera». Come dire: firmo poi vediamo come finisce con Pechino e se è il caso di bloccare l’applicazione del provvedimento.

Che cosa dice l'Atto del Congresso
La scorsa settimana il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un provvedimento a favore dei manifestanti di Hong Kong. La legge autorizza il governo americano a produrre un report annuale per valutare il rispetto dell'autonomia della città stato da parte di Pechino, territorio semi-autonomo dal 1997, e prevede la possibilità di decidere sanzioni per istituzioni e individui che violano le libertà garantite dalla mini-costituzione di Hong Kong.

Una decisione condizionata dai dazi
Pechino aveva subito bollato il provvedimento e condannato quella che stata giudicata un'interferenza americana nei suoi affari interni. Trump aveva dieci giorni di tempo per firmare la legge o porre il veto. In un primo momento aveva detto che avrebbe firmato, ma subito dopo ha dichiarato che avrebbe posto il veto per non pregiudicare i delicati negoziati in corso per la “Phase one” dell’accordo commerciale tra i due paesi, in un momento decisivo per la firma finale. Alla fine Trump ha deciso di firmare la legge pro manifestanti di Hong Kong, ascoltando anche le richieste arrivate dai rappresentanti del suo partito, come il senatore Ted Cruz. Oltre all'Atto sui diritti umani di Hong Kong, il presidente ha firmato un altro provvedimento che vieta la vendita di dispositivi anti sommossa alla polizia di Hong Kong, come gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Le «sinistre intenzioni» americane
Non si è fatta attendere la dura reazione della Cina. Il ministero degli Affari esteri in un comunicato scrive che il paese si oppone fermamente al provvedimento americano firmato dal presidente Trump. La nota ribadisce che «Hong Kong è parte della Cina» attraverso la politica «un paese, due sistemi» e che i problemi del territorio semi-autonomo sono un affare interno. «I residenti di Hong Kong possono godere di un livello di democrazia senza precedenti», è scritto nel documento che accusa direttamente gli Stati Uniti: «Hanno sinistre intenzioni», ma «le loro trame sono destinate a fallire».

Il governo cinese prima ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti chiedendo di «non mettere in campo» la legge promulgata da Donald Trump per sostenere le manifestazioni di Hong Kong. Il vice ministro degli Esteri cinese Le Yucheng ha rappresentato all'ambasciatore Terry Branstad la «ferma opposizione» e lo ha esortato «a correggere l'errore per non nuocere alle relazioni e alla cooperazione Cina-Usa». Questa firma
minerà la cooperazione con la Cina «in aree importanti», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang. Il riferimento neanche tanto velato è appunto al disgelo sui dazi che tornerebbe così a essere a rischio.

Manifestanti «pazzi e violenti criminali»
«Gli Stati Uniti – conclude la nota del ministero degli Esteri cinese – hanno creato una falsa realtà, confondendo giusto e sbagliato, sostenendo pubblicamente dei pazzi e violenti criminali che compiono atti di vandalismo, violenze contro cittadini innocenti e disturbano la pace della città».

Hong Kong, ex colonia britannica, è tornata sotto la sovranità cinese nel 1997 come territorio semi-autonomo. Da mesi è bloccata dalle proteste dei manifestanti anti governativi che chiedono più democrazia e il suffragio universale. Il provvedimento americano rende più difficile il cammino dell’accordo commerciale tra i due paesi.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Per approfondire:
Cosa sta succedendo a Hong Kong e i motivi dello scontro Trump-Cina
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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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