analisi

Trump freddato dai mercati: è finito il Toro a Wall Street?

di Mario Platero

(REUTERS)

3' di lettura

NEW YORK - Povero Trump, nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione era pronto a rivendicare quanto l'America fosse «Great Again» e i mercati lo hanno freddato. Che è successo? È stato un «reality check»? Una semplice pausa? L'inizio di una correzione? Tre notizie di mercato ieri ci hanno riportato coi piedi per terra dopo il volo leggero di ogni indice statistico negli ultimi mesi. Cominciamo dalla borsa. Il Dow Jones ha di nuovo subito una perdita forte, peggio di quella del giorno prima.

E se alla fine di una giornata difficile non c'è recupero e si chiude con un -1,4%, pari a 363 punti, testando quota 26.000, beh qualche nervo comincia a cedere. Anche perche' siamo in un contesto in cui, diciamo pure tutti, si aspettavano e si aspettano una qualche correzione dopo record inarrestabili. La seconda notizia è in parte responsabile della caduta in borsa: i rendimenti obbligazionari si sono impennati, il benchmark decennale è salito al 2,71%. Sappiamo che la Fed procedera' con la stretta quest'anno, il consenso era per un aumento di 100 punti base entro la fine dell'anno.

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E sì, ci si aspettava un aumento dei rendimenti, ma graduale e un pochino più in là, in fondo siamo appena a gennaio! Ma il mercato come sappiamo gioca d'anticipo e dunque voilà, il rialzo inatteso per voci che la Fed sarà più aggressiva con inflazione più forte delle attese. Ovviamente l'andamento di ieri dei tassi ha rafforzato il dollaro, con buona pace dei cospiratori che vedevano Trump e non una semplice dinamica di mercati/rendimento dietro l'indebolimento della valuta americana. Anche la terza notizia - ma questa mi rassicura - contribuisce a sgonfiare l'ottimismo di chi ha peccato di inguaribile esuberanza irrazionale pensando ai poteri illimitati delle cripto valute: la Sec (equivalente della nostra Consob) ha bloccato la raccolta di 600 milioni di dollari in bitcoin lanciata da una banca di Dallas la AriseBank.

È solo l'ultimo intervento della Sec ma è il più importante, 600 milioni di dollari sono una grossa cifra anche per un mercato miliardario come quello americano. Il valore delle criptovalute continua a restare altissimo, ma ieri, anche in quel comparto abbiamo assistito allo scontro inevitabile con la realtà. E ripetiamolo, perche' non guasta mai, la corsa sfrenata delle criptovalute non è sostenibile se cominceranno ad esserci pesanti interventi delle autorità di regolamentazione: non è forse vero che la forza di queste valute virtuali risiede proprio nella loro totale liberta' e segretezza (che ha attirato fra i players principali trafficanti di droga, di sesso e di armi alla ricerca di un riciclo facile. Cosa aspetta l'Fbi?).

Sappiamo che poter resistere l'ottimismo deve essere assoluto. Se cominciamo a sentire “rumors” di strette più incisive della Fed, di rimbalzi possibili dell'inflazione di preoccupazioni sui tassi a lunga, di «necessità» di una correzione, le streghe scomparse tornano a volare sul mercato. E allora chiediamoci, siamo davvero in procinto di una correzione (tecnicamente una correzione avviene quando il mercato azionario perde il 10% dai massimi)? È già arrivato il giorno che tutti si aspettavano un pochino più in là? Non necessariamente. Credo che dovremo abituarci ad avere alcune cadute nel corso del 2018, più delle pause che delle correzioni, ma il percorso di fondo dovrebbe essere positivo, non foss'altro perché l'economia resta solida, perche' le aziende avranno forti guadagni fiscali grazie alla riforma di Trump e perche' la Fed non farà sciocchezze anche se il tasso di inflazione dovesse essere piu' elevato di quel 2,1% previsto entro la fine dell'anno.

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