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Trump esce dall’ospedale: giro in auto per salutare i fans. «Ho imparato la lezione»

Il presidente dichiara di aver «imparato la lezione» sul covid

di Marco Valsania

Coronavirus, Trump in video da ospedale: "Sto meglio, torno presto"

5' di lettura

NEW YORK – Donald Trump saluta i fans a sorpresa, uscendo brevemente dall’ospedale per un giro in auto. È la nuova mossa del presidente Usa e del suo staff per cercare di rassicurare sul suo stato di salute e la sua leadership, dopo il video dalla sua stanza-ufficio in ospedale di domenica.

Giro in auto a sorpresa per Trump

La Casa Bianca ha diffuso due nuove foto di Donald Trump al lavoro al Walter Reed National Military Medical Center. Secondo una nota il presidente americano ha avuto dall'ospedale una phone call con il vice presidente Mike Pence, il segretario di Stato Mike Pompeo e il capo degli Stati Maggiori Riuniti, generale Mark Milley. Presente, stando alla Casa Bianca, il capo dello staff Mark Meadows che non appare nella foto.
Negli scatti Trump - abito scuro e camicia bianca - è seduto alla scrivania. Le foto sono state diffuse a poche ore dall'uscita a sorpresa del presidente dall'ospedale per un giro in auto intorno al Walter Reed per salutare i sostenitori. Nelle prossime ore il presidente - che ha detto di “aver imparato la lezione sul Covid” - potrebbe tornare alla Casa Bianca.

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Per il giro in auto di Trump, che indossava una mascherina, «sono state adottate le adeguate precauzioni per proteggere il presidente e tutti coloro che lo sostengono, Dpi inclusi», ha detto ai giornalisti il portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, assicurando che c'era il via libera dei medici. Le condizioni del presidente «continuano a migliorare», ha fatto sapere ieri il suo medico, ammettendo che ci sono stati due episodi di abbassamento momentaneo della saturazione dell'ossigeno.

I messaggi contradditori dei giorni scorsi

Ma la Casa Bianca è preda di messaggi contradditori sulle condizioni del Presidente. E il Presidente non è la sola preoccupazione dei repubblicani: il partito è scosso dall'allargarsi a macchia d’olio del contagio da coronavirus nei suoi ranghi, che mette a rischio la maggioranza al Senato.

Il video di Trump

«Non sono stato molto bene ma ora sto meglio», ha dichiarato Trump in un video su Twitter di quattro minuti dall'ospedale militare Walter Reed dove è ricoverato da venerdì per aver contratto il Covid-19. «Credo che tornerò presto per finire la campagna elettorale», ha aggiunto. Ma ha ammesso che i prossimi giorni saranno il “vero test”. Trump è comparso seduto a una scrivania e in giacca, ma provato e il suo discorso è parso a volte confuso.

Nella serata di domenica i comunicati ufficiali hanno ribadito che il presidente sta bene, e potrebbe anche essere dimesso già lunedì.

Medico contro capo di staff

Nelle ore precedenti il giallo sulla sua salute era esploso con forza per le dichiarazioni contrastanti nel giro di pochi minuti del medico presidenziale e del capo di staff della Casa Bianca. Il medico, Sean Conley, aveva assicurato che Trump «sta migliorando» e che non riceveva al momento ossigeno, pur rifiutando di fornire maggiori dettagli. Meadows aveva invece fatto sapere che le condizioni di Trump erano diventate «molto preoccupanti» venerdì, prima del ricovero, con febbre e difficoltà che avevano costretto alla somministrazione di ossigeno, e che i prossimi due giorni saranno cruciali. In seguito, correggendo ancora il tiro, ha espresso cauto ottimismo ma aggiunto che Trump non è «fuori pericolo». Esperti ritengono che potrebbero in realtà occorrere almeno sette giorni per una prognosi. Il presidente ha ricevuto due farmaci sperimentali, un coktail di anticorpi della Regeneron e l'antivirale Remdesivir, quest'ultimo un corso di terapia che durerà cinque giorni.

Il giallo del contagio

Un giallo è inoltre esploso sulla cronologia della diagnosi. Coney ha indicato che Trump sarebbe risultato infetto 72 ore prima di sabato, vale a dire mercoledì mattina. Il presidente ha invece comunicato la positività solo 37 ore più tardi, giovedì notte. Abbastanza da sollevare accuse di insabbiamento e atteggiamenti irresponsabili alla Casa Bianca, che potrebbero aver aumentato i rischi di contagio. Mercoledì sera Trump ha partecipato a un comizio in Minnesota e giovedì sera a una raccolta fonda in New Jersey, senza mascherine e precauzioni. In seguito il medico ha detto di essersi espresso male.

Crisi di credibiità

Le contraddizioni hanno messo in dubbio la credibilità di Trump e del suo staff medico, che hanno una storia di scarsa trasparenza sullo stato di salute di presidente. I check up sono sempre stati riportati in modo generico e una visita lo scorso novembre in ospedale di Trump non è stata spiegata. Voci su condizioni croniche, oltre all'obesità, si susseguono aggravando l'incertezza.

Maggioranza in bilico

Incertezza cresce anche sulla tenuta politica e parlamentare del partito repubblicano. Il contagio che si sta allargando tra i suoi ranghi, con almeno 11 esponenti risultati positivi al virus. Tra gli stretti collaboratori di Trump, gli ultimi a contrarre il Covid sono stati il manager della campagna Bill Stepien e l'ex governatore del New Jersey Chris Christie, ora ricoverato a sua volta in ospedale. Christie aveva aiutato il presidente a preparare il primo dibattito con il rivale democratico alle urne Joe Biden. Conseguenze particolarmente pesanti potrebbe però avere la positività di senatori ultra-conservatori, Mike Lee, Thom Tillis e Ron Johnson. Una loro assenza protratta potrebbe costare cara all'agenda repubblicana. Alla Camera Alta il partito ha 53 seggi contro 47 dei democratici e il voto è richiesto di persona, al contrario dei deputati che possono votare in remoto. Può così svanire la chance di approvare la candidata di Trump alla Corte Suprema Amy Coney Barrett, che i repubblicani vogliono effettuare prime delle elezioni del 3 novembre, in parte per rafforzare le posizioni pro-repubblicane alla Corte in caso debba dirimere dispute sui risultati delle urne. Due senatrici repubblicane moderate, Susan Collins e Lisa Murkowski, avevano già fatto sapere di voler “tradire” Trump e non sostenere la nomina.

Le elezioni nella bufera

L'impatto della crisi sulle elezioni e la Casa Bianca dipenderà dalle condizioni del presidente. La campagna di Trump è nel limbo, affidata ai suoi collaboratori. Gli scenari più drammatici si profilano però se Trump dovesse essere giudicato incapace. In vista delle elezioni i repubblicani potrebbero sostituire il candidato, ma a un mese soltanto delle urne e con il voto anticipato già iniziato la confusione sarebbe enorme, con i singoli Stati che dovranno esprimersi su come gestire le schede. Se Trump resta candidato e vincesse ma risultasse poi incapacitato o soccombesse alla malattia potrebbero essere necessari interventi del Congresso o nelle corti per decidere sulla validità degli esiti del voto.

I dubbi su una possibile successione

Il secondo dilemma riguarda un eventuale passaggio di poteri d'emergenza, temporaneo o permanente alla Casa Bianca, a causa della malattia. Il caso più semplice, senza ostacoli anche se per ora escluso, è se Trump volontariamente dovesse passare i poteri al vicepresidente Mike Pence per un periodo limitato rientrando poi nello Studio Ovale. Pence, adesso negativo al virus, è in ogni caso il successore indiscusso stando alla legge e alla Costituzione, ma esistono polemiche su una ulteriore linea di successione, mai invocata. Qualora anche Pence fosse fuori gioco, la legge indica lo Speaker democratico della Camera Nancy Pelosi prima del presidente pro-tempore del Senato, il repubblicano Chuck Grassley, e di esponenti dell'amministrazione a partire del Segretario di Stato Mike Pompeo.

Alcuni legali sostengono però che la Costituzione prescriverebbe solo funzionari del ramo esecutivo, vale dire direttamente Pompeo, quale successore dopo il vice-presidente. Caos scaturirebbe inoltre in caso di un conflitto tra il presidente e una maggioranza del governo sulla necessità di trasferire i poteri, anche solo temporaneamente: vice-presidente e maggioranza del gabinetto possono invocare il passaggio di poteri in caso di incapacitazione del presidente, ma egli stesso può rivolgersi successivamente al Congresso per tornare al comando e in caso di contrasto solo un voto di due terzi dei parlamentari può bocciarlo.

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